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Paprika – Sognando un sogno

paprika-cover.jpgSatoshi Kon è il regista di anime più lodato degli ultimi anni (Perfect Blue; Millenium Actress, Tokyo Godfathers).

Le sue storie non mi hanno pero’ mai incuriosito abbastanza da indurmi a vedere una sua opera finché mi sono imbattuto (superando i pregiudizi dovuti alle critiche ultrapositive ricevute) in “Paprika“, intrigato dalla tematica del sogno che visivamente, se ben maneggiata, puo’ dar luogo a risultati straordinari.

In campo cinematografico “classico” gli esempi più notevoli sono rappresentati dalla sequenza onirica realizzata da Salvador Dalì per “Io ti salvero’” di Alfred Hitchcock, e sempre per IL genio quella de “La donna che visse due volte“.

Se nei film i sogni sono rivelatori, in “Paprika” non solo costituiscono la forma creativa con cui la mente dipinge parte del nostro mondo interiore (magari le nostre aspirazioni piu’ segrete e insoddisfatte), ma rappresentano una vera e propria dinamite psichica che puo’ sfondare nella realtà.

Inoltre il mezzo animato può fornire possibilità che il cinema ancora non possiede, nonostante le tonnellate di CGI da cui siamo sommersi, e “Paprika” risulta ad oggi la migliore opera visiva intorno ai temi dell’onirico.

In attesa che qualche regista particolarmente visionario riesca a superarla.

paprika_trailer1_small.jpg

Un istituto di ricerca, con particolare interesse per i processi mentali e la cura delle malattie psichiatriche, realizza grazie al genio dell’over-sized Tokita un apparecchio, il DC-MINI (che ricorda lo squid del cult “Strange days“) in grado di visualizzare sul computer i sogni, registrarli, consentire al medico di visionarli e persino interagire con essi e discuterne coi pazienti, gli unici in grado di fornire le chiavi di accesso ai simbolismi notturni per sciogliere i nodi di mente ormai ingarbugliate. D’altronde Freud sosteneva che la regola base della psicanalisi fosse: porta in superficie e se ne andrà!

Pioniera di questa nuova possibilità terapeutica è la dottoressa Atsuko Chiba, sexy, quanto algida, che nei sogni dei propri pazienti si trasforma nella disinibita e dolce Paprika, il cui erotismo facilita la perdita di freni inibitori.

Scandagliare i sogni significa anche espugnare il nucleo piu’ intimo di ogni persona e qualcuno non solo ruba alcuni DC-MINI, ma sembra così riuscire ad infiltrarsi nelle menti altrui conducendo alla pazzia i dipendenti dell’istituto che finiscono ingabbiati nei loro stessi sogni.

Sulle tracce del misterioso Morfeo psicopatico, inizierà letteralmente una lotta a colpi di sogni per comprendere gli oscuri piani (a dir poco megalomani) del terrorista.

paprika_250.jpgEssendo il pretesto investigativo solo un escamotage, da qui in poi il film assume la forma di un adrenalinico viaggio tra il mondo reale e quello dell’inconscio, fino a che i confini imploderanno ed i sogni invaderanno letteralmente le nostre vite conducendo il mondo sull’orlo del delirio collettivo.

L’uso del DC-MINI rende la mente permeabile anche dopo il suo utilizzo ad infiltrazioni mentali esterne e le fantasie inespresse delle persone iniziano ad intrecciarsi fra di loro e a sovrapporsi alla quotidianità.

L’inventiva di Satoshi Kon è sfrenata; si avvale di ogni possibile tecnica, dalla CGI all’animazione classica, fuse in modo meraviglioso e spesso quasi impercettibile, e non solo da avvio ad una sarabanda allucinata di visioni, ma introduce un elemento meta-filmico partendo dal concetto che il nostro immaginario è impregnato fin nelle fondamenta da quello cinematografico.

Di conseguenza i vari protagonisti di questa vorticosa catastrofe mentale si immaginano nei ruoli più disparati dei loro film preferiti, metafora dei sogni irrealizzati che con l’attività onirica e il cinema possono, almeno per un po’, diventare concreti.

E quando si presenta la possibilità di materializzare le proprie fantasie nessuno vi rinuncia e vi sprofonda, trasformando il mondo in un misto tra il carnevale organizzato dai pazienti di un manicomio ed un possibile inferno.

Se la scienza pensa di poter gestire e controllare la natura umana, di fronte al magma dell’inconscio si rivela impotente e finisce per scardinare proprio ciò che vorrebbe matematizzare: le persone si fonderanno col loro alter ego immaginario o addirittura vi interagiranno, in un duello psichico ai limiti della schizofrenia.

Non pretendete chiarezza nell’intreccio; nel momento in cui non vi saranno piu’ barricate tra conscio e inconscio, ed il mondo dei sogni inizierà a fagocitare quello reale, l’impressione sarà quella di assistere allo svelamento di decine di scatole cinesi incastrate le une nelle altre e tutte contenenti diverse sorprese; le citazioni cinefile si accavallano fino alla saturazione ed al caos e la lotta finale non potrà che essere combattuta su un piano completamente surreale ed immaginifico.

3 commenti su “Paprika – Sognando un sogno

  1. Sergejpinka
    03/01/2008

    Interessante…

    Mi piace

  2. chiarac
    05/01/2008

    Mi fa venire in mente un altra opera dove i sogni si materializzano come ultima conseguenza di una invenzione tecnica, il libro “Mater terribilis” di Evangelisti. Lì vengono inventati particolare televisori in grado di captare i sogni delle persone e registrarli in una banca dati comune, in modo da poter poi trasmettere a ciascuno i messaggi (pubblicitari, governativi…) usando i suoi sogni, e quindi manipolandolo alla perfezione. A forza di abusare di questo sistema i sogni finiscono per materializzarsi, diventare collettivi e finalmente ritorcersi contro i manipolatori.

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  3. Lenny Nero
    05/01/2008

    @chiarac:

    Era un po’ di tempo che volevo prendere un libro di Evangelisti e direi che con questo commento mi hai pienamente convinto!
    In effetti i risultati di queste tecnologie si assomigliano.
    Nella mente degli artisti la tecnologia è sempre possibile fonte di disastri!

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Questa voce è stata pubblicata il 02/01/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , , .

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