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David Lynch: the air is on fire

tkmag4724740cc6f2c.jpgFino al 13 Gennaio è possivile visitare presso la Triennale di Milano la mostra “The air is on fire” di David Lynch grazie alla Fondation Cartier pour l’art contemporain.

Incompleta (non raccoglie le fotografie a carattere fetish alle quali è stata dedicata una mostra apposita a Parigi), ma comunque vasta, farà sicuramente la gioia di tutti i fans del genialoide regista che tanto amano le sensazioni di straniamento e caduta nell’assurdo che è così abile a creare.

Vi riporto in questo post un breve resoconto con a corollario immagini, il comunicato ufficiale ed una video-intervista a David Lynch.

L’esposizione, allestita dallo stesso Lynch, da il benvenuto con un quadro che raccoglie la summa del suo gusto pittorico: opere polimateriche, colori angoscianti e nauseabondi, sprazzi di violenza e follia nelle cupe figure protagoniste collocate in ambienti di banale quotidianità.

Il personaggio alla sinistra, circondata da un doppio oscuro e con un coltello in pugno, chiede ad una donna, svestita fino alle ginocchia, se davvero vuol sapere che cosa stia pensando. Lei, sprezzante del pericolo, rassegnata o disperata, risponde con un netto NO.

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Umorismo macabro, violenza e surrealtà condensati in uno scarno dialogo.Seguono grandi quadri, per lo piu’ su sfondo nero, in cui la materia e le persone sono quasi sempre informi e deformi; parole, come sciarade da ricomporre, stabiliscono il contesto della scena e offrono spunti per la propria immaginazione; sprazzi di colore, specie del sangue o di luce crepuscolare, fanno capolino ogni tanto, anche se l’atmosfera è per lo piu’ quella tetra del peggiore incubo possibile.

A rendere piu’ completa l’esperienza visiva, contribuiscono anche suoni creati da Lynch da far risuonare alla pressione di un pulsante.

Boati, colpi di pistola, white noise.

27543_300x1.jpgLungo le pareti sono esposti disegni, bozze, acquerelli, cut-up logorroici, frasi non-sense appuntate su qualsiasi tipo di materiale a disposizione al momento, ma cio’ che attrae di piu’ l’attenzione sono le fotografie della serie “Distorted Nudes“.

Ricorrendo a tecniche di manipolazione e fotomontaggio ai “danni” di vecchie foto erotiche di fine ‘800/inizio ‘900, citando Man Ray, i surrealisti e Francis Bacon porta alla liquefazione i corpi femminili, spesso martoriati o dotati di finti falli, trasfigurandone l’essenza e trasformandoli in un altro indefinibile, inconscio e costantemente minaccioso.

A metà della galleria una piccola sala cinematografica offre finalmente l’occasione di poter vedere i cortometraggi del regista e di godersi come meritano la sperimentazione visiva  e sonora presente fin dai suoi esordi, come già vi avevo raccontato qui.

A guidarci verso la fine di questo parco giochi fatto di grumi pittorici e visioni, un’esplosione di violenza accompagnata dalla ricorrenza di parole che descrivono in modo asettico una scena perturbante.

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Seguono l’installazione 3D di una sua opera pittorica, un vero e proprio salotto onirico che rimanda dirimpetto ad un’opera che chiude circolarmente il discorso visivo aperto dal quadro iniziale: “Can I dream, can’t I?“.

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Il comunicato ufficiale della mostra: 

Per tutta la sua carriera di regista, David Lynch non ha mai smesso di dipingere, disegnare, fotografare, e creare delle animazioni; ha esteso il campo delle sue indagini artistiche alla composizione musicale e alla creazione sonora.
La mostra nasce dall’accumulo di quadri, cartelle etichettate che contengono quantità di disegni, scatole d’archivio piene di fotografie presente nello studio di David Lynch. Questa collezione molto ben conservata risale agli anni del liceo e fino ad oggi non è mai stata esposta. Presentate a Hervé Chandès, direttore della Fondation Cartier, queste opere sono riunite in un allestimento ideato da David Lynch stesso.

Dei quadri sono sospesi a dei grandi portanti metallici rivestiti con delle tende o con delle tele dipinte; dei film di animazione sono proiettati in una sala cinematografica in miniatura che richiama Eraserhead (1977); un disegno dell’artista rappresentante un salotto è trasformato in una ricostruzione a grandezza naturale. Queste installazioni costituiscono un allestimento molto personale in cui il visitatore può entrare in contatto con un nuovo aspetto dell’immaginario di David Lynch, in un’atmosfera che non appartiene che a lui»

VIDEO:

David Lynch talking about his art exhibition in Paris to Andrew Graham-Dixon on The Culture Show.

4 commenti su “David Lynch: the air is on fire

  1. Sergejpinka
    06/01/2008

    E’ piena di riferimenti fallo-simbolici. 😦

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  2. Lenny Nero
    06/01/2008

    Sembra che il fatto ti faccia quasi orrore :-p

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  3. Sergejpinka
    06/01/2008

    …non mi piacciono, basta…

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  4. Lenny Nero
    06/01/2008

    Solo perchè ci sono forme cilindriche ovunque? 🙂

    Mi viene in mente una battuta del film “L’ultima casa a sinistra” di Wes Craven, in cui una delle protagoniste (un pazza tossica sconsclusionata) dice che per colpa di Freud ora anche un palo della luce è un simbolo fallìco.
    Con l’accento sulla i. 🙂

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 06/01/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , , .

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