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Peace is for pussies

Ma come si può uccidere un bambino?

mob430_1165702551.jpgDa tempo per vedere una pellicola di genere originale bisogna compiere veri e propri viaggi nel tempo, in particolare se i remake o i remix tarantiniani ci hanno ormai sfrangiato gli zebedei.

Qualche mese fa è stata pubblicata in dvd la versione integrale (tutt’ora non reperibile negli USA), e con un nuovo transfert digitale, del cult “Quien puede matar a un nino?” di Narciso Ibanez Serrador (per inciso: è in programma un rifacimento; incredibile dictu, eh?).

Era il 1976, mio anno di nascita, e sono stato uno dei fortunati a sfuggire alla carneficina cui ogni giorno i bambini sono sottoposti.

Il film inizia mostrando vittime infantili di ogni sorta di orrore generato dalla perversa mente adulta (l’olocausto nazista, le guerre civili di mezzo mondo, il Vietnam), con sovraimpresso un freddo e crudele calcolo di morti causate dalla progenie di Erode.

Cifre agghiaccianti, non tanto per la loro entità, ma perchè riguardano solo i bambini, che per definizione sono ancora incorrotti.

Le vicende narrate partono dal presupposto assurdo che raggiunto il limite della sopportazione il germe della violenza di massa si possa introdurre pure nelle menti dei minorenni, con il risultato di una devastante vendetta.

Thomas e la moglie Evelyn, in avanzato stato di gravidanza, si recano in vacanza nell’isola di Almanzora, al largo delle coste spagnole.

Il paesaggio è irreale, il silenzio assoluto, le case sembrano abbandonate, i negozi in disuso ed ogni contatto col mondo esterno è stato abolito.

Dimenticatevi cunicoli sotterranei, facili soprassalti sonori, mostri, visioni: il film gioca sul forte contrasto di un ambiente soleggiato e paradisiaco che cela la violenza piu’ estrema là dove meno la si aspetta, cioè nel dolce sorriso di un bambino.

In un crescendo di tensione sopraffina (non si lesina sul sangue, ma non si sprecano le proprie carte bruciandole con lo shock gratuito), fino alla convulsa seconda parte, emergerà la verità: gli adulti sono stati quasi tutti massacrati dai loro figli, in preda ad una mutazione interiore che ha indotto una presa di coscienza sul loro stato e una volontà di coalizione e rappresaglia che si giova persino della possibilità di comunicare telepaticamente.

I pochi adulti superstiti hanno le ore contate e la crudeltà dei ragazzini non avrà limiti: un uomo verrà appeso a testa in giù e torturato; un anziano verrà ucciso col suo stesso bastone e le armi degli adulti in mano ai novelli assassini si riveleranno per quel che sono davvero: irresponsabili strumenti di morte.

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Di fronte alla ribellione in corso, Thomas ed Evelyn, presi alla sprovvista e da dubbi etici, non sanno come reagire, finchè la loro stessa vita verrà messa a repentaglio.

La furia infantile è incontrollabile, i gruppetti riottosi non temono nulla: è guerra totale senza cedimenti e Thomas, anche per proteggere il nascituro, sarà costretto a non porsi scrupoli.

Se l’acme della storia sembra essere raggiunto quando il protagonista premerà il grilletto più volte contro un bambino dalla faccia d’angelo, calpestando il taboo per eccellenza, un twist geniale apre la possibilità di un finale non scontato, o per lo meno coerente, che non lascia speranza.

Il misterioso elemento mutante che contamina i bambini, una sorta di nuovo meme della sopravvivenza non peculiare di chi, per natura, dovrebbe essere protetto, e non proteggersi da solo, è penetrato anche nella mente del figlio di Evelyn: pur di uccidere la madre, in una sorta di difesa preventiva, il bambino la dissanguerà dall’interno, in una sequenza dolorosa e straziante che avviene proprio sotto gli occhi di un impotente Thomas.

Non resterà che tentare una fuga disperata, tra orde di piccoli guerrieri da investire ed uccidere a frotte, ma non c’è nemico più tenace di chi non ha più nulla da perdere e desidera riprendersi ciò che gli è stato tolto.

Pensare che 30 anni orsono qualcuno abbia prodotto un film di genere in cui si respira ottimo cinema ed una maestria nella direzione che oggigiorno ci siamo disabituati a ricercare, mette davvero tristezza.

E’ un film importante, da recuperare, non solo per le sue qualità artistiche, ma per i numerosi temi affrontati che saranno ripresi, più o meno inconsapevolmente, nella migliore cinematografia horror e sci-fi degli anni ’80 e ’90.

A voler andare ancora più indietro con la memoria, si potrebbe ricordare “Il villaggio dei dannati”, datato 1960, diretto da Wolf Rilla, in cui però i bambini erano posseduti da un’entità aliena.

Ibanez Serrador aggiorna il concept dandogli una cornice sociologica ed ancora attuale.

Eh sì, quando l’horror era ancora sovversivo e non regressivo.

8 commenti su “Ma come si può uccidere un bambino?

  1. Sergejpinka
    24/01/2008

    Ma hanno mai fatto “Il signore delle mosche”? Sarebbe una storia bellissima da trasporre in celluloide.

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  2. Lenny Nero
    24/01/2008

    Ne esistono ben due versioni di celluloide: una del 1960 e una del 1993!

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  3. valeria
    11/02/2008

    UHMMMM… e dove lo trovo questo film?..

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  4. Lenny Nero
    11/02/2008

    @valeria:

    io l’ho trovato in una banalissima supercatena commerciale che non sto a nominare😉

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  5. valeria
    11/02/2008

    Grazieeeeeeeeee, per la tempestiva risposta…
    Posso consigliarti io un film? Anche se credo che l’avrai visto: “La caduta degli dei” Di L. VIsconti. Grande film

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  6. cris
    14/05/2008

    che bello ritrovare nel tuo scritto quel film visto da ragazzina, ne hai fatto una bellissima recensione
    ciao
    cris

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  7. Lenny Nero
    14/05/2008

    @cris:

    grazie cris!
    Ma che film guardavi da bambina?🙂

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  8. Francè
    24/09/2009

    Ciao, leggo ogni tanto questo blog e di recente ho visto questo film senza sapere che avessi pubblicato anche tu una recensione! Complimenti ancora per i tuoi gusti… Un film di una portata innovativa e sconvolgente da far invidia agli horror e thriller più smaliziati di oggi!
    E mi chiedevo proprio se non fosse in atto un remake americano…putroppo tu me ne dai conferma!!

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