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Peace is for pussies

Funny games: shot by shot

funny_games_locandina.jpgI remake sono una piaga (soprattutto dei film di genere. E poi mi chiedono perché vada a ripescare nei magazzini abbandonati preziosi gioielli di decenni fa: semplicemente perché quello che vediamo ultimamente al cinema è solo antiquariato riverniciato à-la-mode).

Gus Van Sant ha realizzato persino un copycat (“Psycho“), colorando in modo inutile l’originale del grande Alfred e inserendo tre, ancora più inutili, inserti subliminali (per non parlare del sottotesto gay che, se non lo infila in qualche modo nei suoi film, viene preso dal  timor panico di perdere quell’etichetta così commercialmente conveniente).

Il passo successivo di questa involuzione creativa (almeno che non ci siano riservati colpi di genio assoluto) è rifare “shot-by-shot” un proprio film.

Non mi riferisco ad un’operazione discutibile come “The grudge“, la versione americana di “Ju-on” diretta sempre da Takashi Shimizu, che ne riprendeva le idee concettuali di base, ma era prodotto a sé.

Parlo di una fotocopia del proprio lavoro originale.

E’ il caso dell’imminente “Funny Games” di Michael Haneke.

Il malefico austriaco, forse per soldi, forse per tentare di ottenere fama persino negli States (con i suoi film? Una follia!), ha rigirato scena per scena, con poche variazioni, uno dei suoi film più controversi.

Ha persino usato gli stessi blueprint e ha rimodellato la casa sulla base di quella originale.

Ormai siamo all’autofellatio.

Sicuramente è meglio che il remake l’abbia curato lui.

Così come per il remake di “Hellraiser” tremo di meno a pensare che sarà sceneggiato e supervisionato dall’ideatore Clive Barker.

Tuttavia, a parte la vile pecunia, non trovo motivi che rendano convincente questa scelta.

Anche perchè “Funny games“, versione 1997, rimane tutt’ora uno dei migliori pugni al basso ventre assestati da Haneke (un vero campione in materia).

copdjc.jpgAnna, Georg (l’Ulrich Muehe de “Le vite degli altri“) e il figlio Georgie si recano in vacanza al lago.

La loro vita verrà disintegrata pezzo per pezzo da una coppia di sadici ragazzi, vestiti da moderni angeli della morte.

Evitati del tutto gli spoiler, mi preme sottolineare che la forza del film risiedeva nel talento di Haneke di portare la tensione fino allo spasmo, espandere ogni scena fino al limite sopportabile dallo spettatore per poi fargli salire l’adrenalina con un nuovo twist o atterrirlo con una sequenza shock.

Procedimento adottato (di nuovo con successo) con l’acclamato “Niente da nascondere“.

La trama costituiva solo un pretesto, quasi minimale, per illustrare la messinscena della violenza ed esibire in modo quasi pedante e didattico la capacità di manipolazione psicologica dei film (Haneke è un docente di sceneggiatura e a interpretare il film come una vera e propria lezione se ne apprezzano persino di più i meriti).

A Haneke non interessa fare moralismo (troppo facile) sulla violenza e sulla sua genesi.

Descrive una violenza pura, fisica e psicologica, il cui background è semplicemente inespresso e forse inesistente.

Nessuna analisi sociologica, nessun riferimento a forme moderne di lotta di classe, nessun trauma infantile.

Siamo lontani dal cinema di Chabrol, per citare un’altro europeo, lontanissimi da “Arancia Meccanica” di Kubrick.

La violenza è solo un mezzo amorale per trasformare gli spettatori in cavie e gridar loro “Siete merda!” come fece Carmelo Bene.

Chi conosce il cinema di Haneke, e in particolare ha presente “La pianista“, comprende bene che cosa intenda quando scrivo che la violenza di Haneke è il puro freddo, il puro nulla (rispetto al libro ispiratore, ne “La pianista” non ci viene propinato un flashback di psicologia retroattiva, ma solo una lista di perversioni).

Creato il contesto, si sviscera prima la violenza psicologica, poi quella fisica (eccessiva nei torture-porn moderni che, però, peccano di esasperazione emotiva, che qui abbonda fino al disturbante) e infine il grand-guignol, per togliere ogni illusione di lieto fine.

Funny games” è una macchina macina-neuroni in cui la violenza è calibrata in modo meticoloso: a piccole dosi, ma letali, quando serve per battere il tempo; in copiose quantità quando serve per sconvolgere all’improvviso la platea toccando uno dei più classici taboo.

E come se non fosse sufficiente tenere sulle spine il pubblico, una beffa clamorosa distrugge la tensione accumulata per due terzi del film sommando allo snervamento un’irritazione colossale: uno dei due psicopatici viene ucciso da un colpo di fucile e il suo compare afferra il telecomando e riavvolge la scena fino a poco prima che avvenga lo sparo.

E la storia imbocca un’altra deviazione.

Haneke ha dichiarato esplicitamente che quella sequenza era il suo modo personale (nonché adorabilmente borioso) per dire: “Vedete com’è facile prendervi per i fondelli?”.

Il film, in fondo, è tutto qui: un giocattolone di celluloide che esplora la messinscena della violenza e gli effetti emotivi di quest’ultima in ogni sua sfumatura.

Una lezione di cinema puro, come direbbero i critici.

E, comunque, una grande lezione.

Di fronte a un’opera che realizzava in modo esaustivo il progetto di partenza, che cosa mai potrà offrire in più il remake, se non delle presumibilmente ottime performance da parte di Naomi Watts e Tim Roth?

A giudicare dal trailer vietato ai minori, pare di intuire che almeno una delle scene clou sarà molto più esplicita (anche se lo stacco di montaggio originale sui suoi risultati era terrificante).

Spero che Haneke non si sia limitato solo ad iniettare più emoglobina in un film in cui l’elemento dirompente non era l’esibito, ma ciò che i greci intendevano per osceno.

7 commenti su “Funny games: shot by shot

  1. dj
    26/01/2008

    A me sembra un regista sopravvalutato, ma forse esagero. Ho visto altri film di Haneke, devo dire che “Code inconnu” era una vaccata presuntuosa e che “Funny Games” è un film troppo statico e compiaciuto, che dopo un po’ smette di impressionarti. Invece mi è piaciuta la “pianista” con quella sua atmosfera malsana e un po’ claustrofobica, anche se è quasi solo merito della Huppert che carica ogni film in cui appare di ambiguità inquietante. Non ho visto l’ultimo che ha fatto, né i suoi film precedenti (difficile reperibilità) ma non mi sembra un regista così interessante.

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  2. Lenny Nero
    26/01/2008

    @dj:

    Che sia autocompiaciuto, non ci piove.
    Ma lo è la maggior parte dei grandi registi.
    Di lui ti consiglio “Niente da nascondere“, ne parlai anche io.
    Riesce a fondere in modo originale il tema della colpa, dei conflitti sociali e razziali, dell’ipocrisia borghese, nel contesto di un meccanismo psicologico perverso davvero unico.
    Che poi possa risultare indigesto e pure pesante, è evidente.
    Ma credo che non abbia mai voluto risultare altrimenti!
    Personalmente quando ho letto che “Niente da nascondere” aveva vinto il premio speciale della giuria, mi son detto che avrebbe dovuto vincere la Palma d’oro!
    I suoi film magari non rimarranno nella storia del cinema con forza, ma obiettivamente sono ottime lezioni di regia.
    Quello che forse infastidisce molti è che sono dei tour-de-force mentali e cervellotici a volte davvero estenuanti.
    Pero’ a me piace essere torturato mentalmente🙂

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  3. Elvezio
    29/01/2008

    A me sono piaciuti tutti i suoi film.
    Personalmente non trovo nulla di negativo nell’autocompiacimento, non molti possono permetterselo eh…
    Il remake di Psycho… Alla prima visione mi incazzai, e mi incazzai anche con i vari critici “duellanti” che si riempiono la penna di paroloni a caso, alla seconda visione mi è piaciuto molto di più, interpreta il concetto di remake, in fondo, come i direttori di orchestra interpretano i vari spartiti…

    Qui invece forse si raggiungerà davvero il limite, ma staremo a vedere, mi pare strano che uno come Haneke ceda alla pecunia così “tardi”, magari ci riserva un guizzo strano…

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  4. Lenny Nero
    29/01/2008

    @Elvezio:

    ma io tutto sommato son fiducioso.
    Quell’uomo è un perverso torturatore fatto e finito.
    E’ talmente corrotto dentro, che neanche la pecunia potrebbe corromperlo!

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  5. june
    30/01/2008

    sfiderei molti registi contemporanei a raggiungere l’efferatezza e lo spessore (totalmente privo di compiacimento) di un film come benny’s video.
    il più bel film di haneke.

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  6. michele
    12/07/2008

    sono le ore 1:51,del 12 luglio sono appena tornato dal cinema,”funny games”e uscito l’11 luglio e sono corso subito a vederlo…..un angoscia incredibile,attori bravissimi che ti coinvolgono nella storia(e non e bello credetemi),ma e bello perchè e un film riuscito……2,3 persone in sala max 1 ora se ne sn andate,compresa mia sorella che stava affianco a me…….”ti aspetto fuori alla fine del film,non c’è la faccio più”

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  7. igor
    14/07/2008

    pensare che gli americani per vedere un film straniero debbano rigirarlo con attori che parlano americano mi lascia sempre perplesso. quando penso che anche per rivedere un film di qualche decennio prima trovino più semplice rigirarlo uguale mi fa ridere. comunque michael pitt merda. a parte lo sforzo della madre per partorirlo. (d’accordo, non è una critica costruttiva, ma è solo lunedì mattina)

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Questa voce è stata pubblicata il 24/01/2008 da in Flussi di incoscienza.

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