+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Cloverfield

cloverfield.jpgLetteralmente “campo di trifogli“, è il nome con cui viene indicato Central Park, luogo di ritrovo da parte dei militari yankees di un video amatoriale che ha fissato digitalmente le immagini della devastazione di Manhattan da parte di un gigantesco mostro marino.

La trama di Cloverfield è tutta in queste poche righe e non attendetevi nulla di piu’: nè finali aperti (ma comunque se ne inventeranno almeno uno per sequel, prequel, presequel ed il remake su pellicola 35mm; se ascoltate al contrario la frase pronunciata in fondo ai titoli di testa udirete persino “It’s still alive“) nè twist narrativi nè illuminazioni sul senso della vita (ammesso che la vostra ne detenga uno).

Allora perchè perdere un’ora e mezza scarsa per l’ennesimo monster movie?

I motivi per consigliarlo sono tanti, ma altrettanti ne potrei elencare per classificarlo come burla dell’anno.

Il film è girato interamente con una telecamera a mano ad alta definizione.

Se è vero che alcune scene sono causa di vertigini per qualcuno, in realtà non ci troviamo di fronte ad un prodotto sciatto e visivamente dozzinale: i movimenti di camera son tutti ottimamente studiati (anche troppo), coadiuvati da una fotografia ben studiata (anche troppo) e a rendere l’esperienza sensoriale piu’ intensa ci pensa un sonoro potentissimo (anche troppo).

Se Cloverfield nelle intenzioni degli autori voleva essere la versione à la Blair witch project di Godzilla, fallisce in tutto.

Eppure questo non è un demerito.

Ricalcata la strategia di marketing virale di BWP (solo gli americani potevano davvero credere che quella ciofeca e sonnolenta accozzaglia di immagini fosse costituita da riprese reali), cerca il realismo attraverso i mezzi dell’ossessione moderna per la ripresa homemade (alla portata del primo sgallettato con un cellulare di ultima generazione o una handycam dotata di lanciarazzi e moka incorporata), ma evita accuratamente di scadere nell’amatorialità per rendere la visione spettacolare ed adrenalinica.

Tutto sommato un controsenso: lo strumento di ripresa di livello inferiore per ottenere un risultato di livello superiore.

Quindi per fortuna siamo in pieno campo cinema con la C maiuscola.

D’altronde questa scelta non è immune da grotteschi effetti collaterali.

Se per certi versi è quasi originale l’idea di una visione “dal basso” di eventi catastrofici e non certo quotidiani o degni di masturbazioni visive per nerd,  che riprendono ogni secondo della loro vita come se fosse un evento di portata storica, a metà film lo stratagemma mostra la corda e tutta la sua artificiosità.

Come si puo’ pensare che mentre un ciclopico mostro devasta Manhattan, fa strage di militari, scatena sulla terraferma orde di creature simili ai mostri di “Starship Troopers” in versione borsetta da passeggio ed i palazzi crollano ad un sol tocco di zampa, un emerito cerebroleso continui PER TUTTO IL TEMPO a tenere la telecamera accesa?

Se in REC la ripresa continua aveva un senso, per quanto forzato (la camera è in mano ad un giornalista che se da una parte sta rischiando la pelle, dall’altra si trova di fronte allo scoop della sua vita), in Cloverfield supera il ridicolo involontario e non si puo’ giustificare la scelta presentandoci “colui che documenta” (lo ripete tre volte! Indice che pure gli sceneggiatori si son resi conto della necessità di fornire una spiegazione vagamente accettabile) come un sommo coglione.

L’idiota è talmente idiota che nella scena piu’ comica del film, mentre il mostro lo sta per azzannare, lo fissa, lo mette a fuoco e quasi lo invita a dire “cheers!”.

cloverfield-sl.jpg

Come se non fosse sufficiente per sentirsi considerati un australopiteco divoratore di popcorn, vediamo chiaramente i jet militari che si dirigono verso Manhattan per raderla al suolo ed il supercapodoglio, alto all’incirca 100 piani, sembra sbucar fuori da dietro un cespuglio.

Sicuramente inosservato (o pensavano che fosse Giuliano “per te sono a favore dell’aborto retroattivo” Ferrara?).

Il realismo, tanto sbandierato, va a farsi fottere frequentemente e questo rovina il motivo di appeal principale perchè ti riporta fastidiosamente alla tua realtà e si fuoriesce dallo schermo, invece di sentirsi coinvolto.

alg_cf.jpgLo zenith lo si raggiunge nella scena in cui una delle protagoniste giace trafitta da un tubo di metallo spesso un dito che la attraversa da parte a parte.

I nostri eroi, contro ogni regola medica di base, la sollevano di peso sfilandone il corpo ed invece di vederla vomitare sangue ritroviamo la pulzella (ovviamente una figa intergalattica) fuggire cinque minuti dopo con la stessa agilità di Sara Simeoni.

A frantumare l’incantesimo intervengono anche stacchi di montaggio che corrispondono ad altrettanti stacchi temporali, mentre in REC si ha la sensazione claustrofobica, ed insostenibile a tratti, di vivere dentro ad un lungo piano sequenza in tempo reale (in effetti non lo è, grazie a soluzioni già adottate da Hitchcock per “Nodo alla gola“), e ci si blocca il respiro fino alla fine.

Poste queste ironiche premesse, Cloverfield intrattiene o è una truffa colossale?

Se sospendete ogni puntigliosità razionale, vi divertirete.

cloverfield1.jpgNon sono poche le scene da sobbalzo sulla sedia, la tensione cade raramente (peccato per i tediosissimi venti minuti iniziali che introducono personaggi interessanti quanto i tronisti defilippiani), il mostro è colossale ed implacabile, gli effetti speciali da applausi (dato che non tradiscono la loro natura computerizzata) ed il dolby sopperisce piu’ che egregiamente all’assenza di colonna sonora.

Se amate i monster-movies, le esplosioni e le scene di devastazione di massa, e siete pronti a perdonare certe facilonerie (i militari che consentono al ragazzo di riprendere quel che avviene nel loro campo-laboratorio!), allora non vi deluderà.

Tecnicamente è notevole, anche se il gigantismo ricercato stride con i mezzi adottati, ma in fondo per un’ora e venti di casino e grugniti si puo’ chiudere un occhio.

In alternativa potete optare per le orge della Colt Studios.

E’ un peccato che gli espliciti riferimenti visivi all’11/9 siano accompagnati da poche frasi che analizzino la suggestione paranoica di certe circostanze, ma d’altronde in una situazione simile sarebbe difficile riflettere serenamente (ma anche tenere la telecamera sempre accesa!), e non si puo’ pretendere troppo da dialoghi che per lo piu’ alternano “Oh mio dio” a “Correte! Correte!“.

Assolutamente da vedere al cinema o rischiate di non godervelo per nulla.

Ed il nostro mangia-eroi com’è?

Tenerissimo.

Un muso canino, due inquietanti polmoni al posto della calotta cranica, dimensioni che farebbero guaire di paura Godzilla, una coda lunga come dieci torpediniere, zampe da anfibio di potenza incalcolabile.

cloverfieldmonsteconcept.jpg

In rete circolava questo concept che vi regala un’idea.

Vi assicuro che vi risulterà il piu’ simpatico tra tutti i personaggi, ispirati a fighetti e nerd stereotipati a cui augurerete la piu’ atroce delle morti!

Per compensare il mio sarcasmo (non che lui ne sia privo!) vi rimando ad una recensione molto positiva del sempre lodevole e lodato Elvezio “leggo i suoi post famelico” Sciallis (che definisce il film una pietra miliare, loda BWP e descrive Matt Reeves come la versione yankee di Godard. Mr. Sciallis, anche io sono innamorato, ma per Satana e tutti gli antichi, abbiamo visto lo stesso film? Con rispetto massimo e simpatia, ça va sans dire).

4 commenti su “Cloverfield

  1. Gaheriet
    08/02/2008

    Vedo che tra le tue recensioni manca “Requiem for a Dream”, forse perchè è un po vecchiotto. Te lo posso consigliare? Dagli un’occhiata…

    Ciao!

    Mi piace

  2. Lenny Nero
    08/02/2008

    @Gaheriet:

    Ne ho parlato fugacemente nella recensione a “L’albero della vita”!

    Lo conosco benissimo; la prima volta che lo rivedo sicuramente postero’ una recensione!

    E’ un must😉

    Mi piace

  3. chiarac
    09/02/2008

    che bella coincidenza trovare questa tua recensione stamattina nel mio blogsurfer: ho giusto visto Cloverfield ieri sera😉 .
    A me è piaciuto, chiaramente non è di quei film profondi che ti dicono chissacosa e ti fanno riflettere per giorni, però è un gioco simpatico, ben riuscito e persino originale sui temi dell’osservazione e dell’esperienza diretta. Effettivamente se fossimo a new york durante un attacco di godzilla non capiremmo che diavolo succede.
    Anche a me è sembrato fin troppo ben congegnato per voler essere una presa diretta, ma se fosse stat più “autentico” sarebbe stato anche più noioso e fastidioso da guardare. Hanno trovato un buon trade-off tra il senso di autenticità e la necessaria intrinseca artificiosità.
    Niente più che un gioco, ma un buon gioco.

    Mi piace

  4. Metatron
    10/02/2008

    Premettendo che Cloverfield mi è piaciuto abbastanza per pensarne qualcosa (gli effetti sonori sono ipersuggestivi – guardatelo al cinema!), posso cominciare con qualche delirio…

    Sarà forse che l’interpretazione di qualunque opera mi interessa forse più dell’opera stessa, ma io non ho visto un disaster-monster movie…pertanto, vorrei deliberatamente aggiungere (e non restituire o rivelare!) un po’ di contenuti:

    Il mostro, che confermo essere il personaggio più simpatico, è il nucelo fondativo della “teoria” di Cloverfield. Non dovete cercare di capire cosa sia, anzi, ogni vostro tentativo sarà negato. Il mostro è il mostro, è inspiegabile per definizione perché rimanda ad “altro da sé”.

    Il mostro, se vogliamo è l’ombra di junghiana memoria, è quella parte repressa dell’inconscio che emerge dagli abissi (= inconscio) per distruggere la città che non dorme mai, ciò che non vuole mai divenire notturno, ciò che è diurno per definizione(= il Sé o Io).

    La premessa a priori distrugge innocentemente, con il suo solo avanzare goffo, tutto ciò che lo circonda, tutto ciò che possiede estensione e profondità (almeno presunta) dai palazzi alla vita dei ragazzi protagonisti. I “piccoli” parassiti del mostro vengono rilasciati in un atto liberatorio del mostro, che si scrolla come un cagnolino.

    Il mostro è il terrorismo, è il rancore, è la solitudine – è tutto quello che i protagonisti pensano o provano senza poterne capire l’origine. E questa è un ombra di proporzioni ciclopiche in quanto collettiva (= inconscio colletivo).

    Ma la cosa che più mi è piaciuta è che dopo aver pensato tutto questo, sono andato su Wikipedia.en e lì ho letto che l’impressione che volevano dare dell’etologia del mostro: il mostro è ancora un giovane, forse appena nato (= un complesso che abbia raggiunto una massa critica, sorge alla coscienza inspiegabile) e soffre di un attacco di “ansia da separazione”, come accade agli elefanti nel circo – tipici animali sociali (e ovviamente accade anche nell’uomo, nel cane etc.). Esplora l’ambiente che lo circonda e lo trova estraneo, “alieno”, ostile – esattamente come gli umani trovano “il mostro”.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Cloverfield_%28creature%29
    PS: non guardate l’immagine se volete vedere il film!

    Il mostro è quindi parte di qualcosa di più grande a cui anela ritornare – la “madre”, gli abissi – ma finché non lo si capirà e non lo si restituirà alla sua dimensione – stavolta coscientemente, continuerà a distruggere (“It’s still alive”).

    Delirio concluso!

    …just a pile of psychoanalitical crap…😉

    Metatron

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 07/02/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: