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Peace is for pussies

I’m a cyborg, but that’s ok

im_a_cyborg_b1.jpgPresentato al Festival di Sitges e al Festival di Berlino, il nuovo film di Park Chan-Wook si appresta a stupire i cinefili occidentali, probabilmente creando disappunto tra i fan della trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta) e conquistando nuovi fans, magari gli stessi che trovano poetici i vuoti abbozzi di Kim Ki Duk e che riscoprendo a ritroso le precedenti opere di Chan-Wook rimarranno al contrario disgustati. Son sicuro che sia un film che dividerà critica e pubblico, fans e neofiti; sempre se, date le scarse potenzialità commerciali, verrà distribuito (in tal caso il magico import è sempre una valida ed incredibilmente economica soluzione). Avrete già compreso da questa premessa che vi dovete togliere dalla testa violenza sopraffina, momenti splatter ed adrenalinici (“Three…extremes”), personaggi carismatici e controversi. In attesa di realizzare un horror vampiresco, il regista coreano si è dedicato ad una commedia surreale, con venature romantiche, ambientata in un manicomio.

La trama è praticamente inesistente. Il film è costruito come un gioioso e coloratissimo circo Barnum in cui si avvicendano, senza particolare consequenzialità logica, le azioni ed i racconti degli sconclusionati abitanti della clinica, ognuno con una patologia psichiatrica peculiare. Perno del non-racconto è Yung-Goon, una ragazza convinta di essere una cyborg, ossessionata dal ricovero forzato della nonna demente cui era visceralmente affezionata, ed imprigionata in un mondo mentale che le fa confondere spesso la realtà con le sue fantasie robotiche, tanto che alcuni tasselli della storia saranno compresi dallo spettatore solo dando loro un’interpretazione simbolica. E’ un’opera leggera, dalle atmosfere quasi fiabesche, ricca di ironia e momenti assolutamente visionari ed in cui non si cede mai ai toni dark e moraleggianti dei film precedenti, nemmeno quando esplode la violenza: Young-Goon immaginerà di uccidere attraverso mitragliatrici impiantate nelle sue mani tutto lo staff medico e la strage si completerà come un grande valzer scherzoso, come se fosse lo scherzo di un bambino. “I’m a cyborg” è come un giocattolone visivo nelle mani del regista che ha voluto sperimentare altre strade narrative ed altre invenzioni, ed in realtà l’interesse verso un film fondalmente pointless è tutto lì. Se da una parte lo si potrebbe interpretare come un’elogio della follia, come alienazione liberatoria ed auspicabile, rispetto ad una realtà povera e desolante, quello che sicuramente rimarrà più impresso è lo sfoggio di idee di Chan-Wook, a partire dagli eccezionali titoli di testa, disseminati all’interno di un piano sequenza in cui i credits compaiono su personaggi e oggetti come elementi di scena. A discostarlo da altri film affini (“Qualcuno volò sul nido del cuculo”) l’inserimento di una tenera love-story tra Young-Goon ed Il-sun, rubacuori e rubatalenti altrui, e l’assenza sia di punizione sia di una qualche forma di redenzione, intesa come ritorno alla realtà, anche in forma brutale. I protagonisti non hanno intenzione di guarire, non comprendono le loro diagnosi e addirittura Il-sun si fa ricoverare periodicamente in modo intenzionale. Rispetto alla cinematografia di Chan-Wook è un mezzo passo-avanti. Se da una parte gli si può riconoscere l’innegabile talento visivo, cromatico e tecnico, e la volontà di provare generi alternativi che non lo inchiodino ad un’etichetta plastificata, dall’altra il suo film non ha lo stesso impatto emotivo e intellettuale dei precedenti e rischia di disorientare (se non annoiare, a tratti) per via del tono fiabesco che, tuttavia, delle favole non conserva nè una trama logica nè tantomeno una qualsivoglia speculazione morale. Prendere o lasciare. Se vi mancano le emozioni forti diOld Boy“, evitate di perdere tempo e restare delusi. Se vi accontentate di soddisfare i vostri occhi con una confezione deluxe e tonnellate di surrealtà e grottesco comico, potrebbe diventare un vostro piccolo cult. Non è il “classico” film di Park Chan-Wook (sembra una versione high-fidelity e rinforzata di FX moderni di Gondry), but that’s ok.

3 commenti su “I’m a cyborg, but that’s ok

  1. Pingback: Video Drive Blog » I’ma cyborg, but that’s ok

  2. dj
    15/02/2008

    Una curiosità ma tutti questi film rari (sia gli horror che gli orientali) ovviamente non li compri. Ed anche quando fai le recensioni di film famosi usciti ora nelle sale citi pezzi di dialoghi in lingua originale. Allora mi chiedo, ma li scarichi da internet??

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  3. Lenny Nero
    15/02/2008

    @dj:

    guarda che esistono play.com, amazon e i negozi di film d’autore cui richiedere i film import!

    Old boy e Kyashan ce l’ho in versione special edition per esempio, originale coreana.
    Audition di Miike all’epoca lo pagai 61 euro, import giapponese (una follia, lo so).
    E su play.com trovi un sacco di dvd mai visti in Italia a neanche 10 euro (vedi Feed o Hard Candy).
    Che poi siano in lingua originale tanto meglio: il doppiaggio è quasi sempre penoso.

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Questa voce è stata pubblicata il 12/02/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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