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Sogni e delitti

locandina-sogni-delitti-150.jpgPer chi segue con costanza il regista piu’ prolifico di tutte le galassie (dopo l’irraggiungibile Takashi Miike: un anno realizzo’ 30 film, tra cui diversi capolavori!) sa che ormai assistere ad un nuovo film di Woody Allen è come una sorta di roulette russa: se siete fortunati, morirete al primo colpo trafitti da qualche colpo di genio, se sfortunati proverete l’amaro in bocca di un colpo a salve.

E’ questo il caso di “Sogni e delitti” che dopo due film brillanti come “Match Point” e “Scoop” appare come un’opera oltremodo minore e sottotono.

Protagonisti sono Ian e Terry, fratelli quanto mai diversi caratterialmente, ed interpretati da un sorprendente (quanto sempre soprendentemente e sconvenientemente sexy) Colin Farrell e dal solito mediocre Ewan McGregor, a cui purtroppo vengono assegnati i dialoghi portanti.

Se “Match point” era una storia di delitto senza castigo ambientata nel mondo dell’alta borghesia inglese, in “Sogni e delitti” il castigo c’è, eccome.

Forse perchè i goffi assassini sono dei poveracci.

Il problema è che temi e soluzioni adottati non solo sono dei topoi classici, ma appariranno come stra-abusati persino ai fan duri e puri di Allen.

Ian ha progetti che richiederebbero l’investimento di molti, troppi soldi, per un proletario come lui.

Terry si è rovinato con le proprie mani con il vizio del gioco.

Questa volta non sono il lusso o lo status symbol le mete agognate, ma la banale sopravvivenza economica.

La figura faustiana è rappresentata dallo zio Howard che si offre di risolvere i guai dei nipoti, a patto che essi compiano per lui un omicidio dalle miserrime finalità.

E’ un film funereo, dalla fotografia plumbea ed affossata da grigi sempre piu’ scuri, appesantito dalle musiche di Philip Glass, sempre uguali a se stesse da anni e troppo invadenti (se in un film corale e melodrammatico come “The hours” risultavano ideali, in un contesto così asciutto e minimale suonano spesso come eccessive).

Da una parte la cornice del film è sopra la media, possiamo godere della cura maniacale per dettagli ed ambienti e la maggior parte del cast offre ottime performance, dall’altra ciò che lascia basiti sono l’esilità e la prevedibilità imbarazzante della trama, ma soprattutto l’assenza di dialoghi che non appaiano come scarti dozzinali, invece di un florilegio di luoghi comuni, di già sentito, di frasi di bassa lega sul destino e la morte messe in bocca a persone che addirittura si domandano quale possa essere l’opinione di Dio, magari dopo aver bevuto l’ennesima birra.

Allen ci ha abituato nel corso di decenni a battute che ti si inchiodano nella mente ed a una manipolazione brillante e sopra le righe di grandi temi morali.

In questo caso mi rammarica che si cada nello scontato e che non ci sia una sola parola degna di nota.

Non costituirebbe un difetto neppure la mancanza assoluta di ironia, piu’ o meno sottile (chi conosce il periodo che va da “Interiors” a “Settembre” sa bene a quali abissi di depressione il regista possa far partecipare lo spettatore), dato che il dramma piu’ nero, così come la commedia, sono entrambi generi congeniali al poliedrico Allen; il problema è che questa storia ha come (piccolo) spunto originale solo l’ambientazione e il contesto sociale, ma si perde in una trama stanca e tirata via di fretta che non ha proprio nulla di avvincente od intrigante da offrirci e dove persino la metafora della barca di nome Cassandra sembra solo un giochino filologico per darsi un tono intellettuale, che pero’ è solo di forma.

Per farvi un paragone con altro cinema “noir” europeo (perchè sfido chiunque a non definire come tale il cinema di Allen), è un po’ come farsi folgorare da thriller sociologici di Claude Chabrol quali “Il buio nella mente” e “Grazie per la cioccolata” per poi precipitare nella noia inflittaci da “La damigella d’onore“.

A volte anche i grandi autori peccano.

Tuttavia sono grandi autori proprio perchè anche nelle cadute piu’ rovinose non compiono mai il peccato capitale della bruttezza assoluta.

Sopportabile, ma giusto per simpatia e stima.

Ormai Allen lo conosciamo bene: quando mostra segni di cedimento, al film successivo ci dimostra che ci ha solo preso per i fondelli.

6 commenti su “Sogni e delitti

  1. Pinocchione76
    13/02/2008

    Guarda le coincidenze: ho visto il film proprio ieri e stavo pensando anch’io a un post. Purtroppo, come te, sono rimasto deluso dalla visione di “Sogni e delitti”. Peccato, i precedenti episodi della trilogia londinese meritavano una compagnia più incisiva. Aspetto comunque con curiosità la trasferta di Woody a Barcellona. Un abbraccio!

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  2. psiko
    13/02/2008

    Premetterei una cosa: io odio le traduzioni italiane (notoriamente a cazzo) dei titoli dei film. Ccssandra’s dream rende molto più l’idea del film. No?
    In ogni caso lo zio ricco la sfanga, mentre loro si attaccano e ci rimangono secchi in quella stessa barca che aveva fatto iniziare il tutto. comunque l’unica cosa degna di nota è che il mio bell’ewan si è invecchiato, pur rimanendo sempre bello, non ha più diciannove anni. sigh.
    come noir mi ha fatto un po’ cagare, come fotografia e dialoghi non mi è dispiaciuto. ma non ho sentito il doppiaggio.
    se volevi un noir invece ‘L’innocenza del peccato’ (inspiegabilmente così tradotto da ‘La fille coupée en deux’) del caro chabrol è molto ben fatto. molto.

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  3. psiko
    13/02/2008

    p.s.
    questa dovrebbe piacerti:

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  4. Lenny Nero
    13/02/2008

    @psiko:

    sì, ho letto molto bene dell’ultimo di Chabrol, anche se quello precedente era osceno.

    ll manifesto con Houellebecq l’ho postato ieri sul tumblr: sublime🙂

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  5. dj
    14/02/2008

    Woody Allen è da quasi 10 anni che non fa un film degno di questo nome. Match Point era veramente vuoto come una vuota scatola con dentro il vuoto, oltre che di sceneggiatura molto traballante. Invece il “Scoop” lo sorreggeva tutto lui con le sue spalle sempre più fragili (anzi le spalle erano quattro, come sempre, visto che Oreste Lionello ha fatto la fortuna di Allen in Italia).
    L’ultimo grande e sentito film che fece era “Accordi e disaccordi” con Sean Penn. Poi gli è scesa la catena, ha un riflesso condizionato, fa un film all’anno ma li fa con i piedi. E poi McGregor è un ex-attore…

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Questa voce è stata pubblicata il 13/02/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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