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Peace is for pussies

A snake of june

soj.jpgEcco un tassello importante, non solo nella cinematografia di Tsukamoto, ma in tutta la cinematografia giapponese ed erotica moderna.

Vinse il premio della giuria al Festival del cinema diVenezia, in genere assegnato a film di alto livello artistico, ma che, come a Cannes, la giuria non osa premiare col primo premio perchè troppo controversi.

Esattamente quello che accadde per Old boy (che sfido chiunque ad affermare che non sia un capolavoro, senza se e senza ma) o per Crash.

E’ difficile descriverlo data la sua complessità e nella seconda parte diventa così surreale da poter risultare indigesto allo spettatore meno smaliziato e piu’ rigido.

Ryoko, devota ad un marito maniaco della pulizia e per nulla attraente, è perseguitata da un uomo a cui lei ha salvato la vita.
La ragazza lavora per una sorta di telefono amico e ha ridato un senso, grazie alle frasi che le hanno insegnato a pronunciare, alla vita di questo anonimo personaggio che le invia lettere contenenti foto di lei mentre, per esempio, si masturba sotto la pioggia (in una scena di folgorante e patinato esibizionismo), ed un’audiocassetta con cui le impartisce degli ordini particolari di natura sessuale.

Non vorrei anticiparvi molto, ma vi descrivo le caratteristiche principali del film.
Girato in tono monocromatico blu, la cura per le immagini e il montaggio rasenta la perfezione e la sensualità che sprigiona da certe scene è debordante.

L’erotismo della pellicola è fortissimo, ma di una bellezza quasi commuovente.
Non c’è nulla di volgare, solo il senso del riappropriarsi del proprio corpo, delle proprie sensazioni, dopo averle dimenticate, seppellite sotto la scarsa autostima e la mancanza di attenzioni.

Quello di Ryoko è un viaggio iniziatico verso il piacere sessuale, a cui l’impulso di partenza è fornito da un’ossessione patologica per il suo corpo.
snakjune.jpgNella seconda parte i fans del Tetsuo-Tsukamoto avranno di che gioire: scene surreali che vedono protagoniste protesi falliche di metallo; visioni di gruppi di uomini con uno strano (e codardo) cono sul viso che spiano ragazze che affogano; la realtà che si confonde totalmente con la fantasia finchè quest’ultima scardina ogni limite per lasciare definitivamente libero  il desiderio represso.

I temi ricordano quelli di Eyes wide shut, tuttavia lo stile di Tsukamoto è molto piu’ visionario e avant-garde di quello di Kubrick (che comunque con EWS ci ha regalato prima di morire una lezione suprema di cinema, tra uso delle lenti e fotografia, solo per citare gli aspetti tecnici).

E’ un film da guardare e assaporare come se fosse un trip erotico, con momenti anche molti duri e controversi, in cui una coppia riscopre la sensualità, con una viola morbosetta ad accompagnare tutte le sequenze piu’ intime.

E la scena finale, quasi paradossalmente, è di una dolcezza incredibile.

In fondo io continuo a sostenere che Tsukamoto sia un romanticone, anche se si è scoperto in modo palese solo con lo struggente e mai abbastanza lodato Vital.

E in quel caso l’amore dimenticato era risvegliato affondando le mani dentro un cadavere.

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Questa voce è stata pubblicata il 15/02/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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