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Peace is for pussies

The passion: catechismo ketchup per casalinghe

Dato che i giorni della passione e resurrezione si avvicinano inesorabilmente, rispolvero questo mio datatissimo pezzo beffardo e satirico su quel chiaro esempio di propaganda fondamentalista e psicotica che fu “The passion” diretto da Nazimel Gibson.

Su un forum di cinema mi accusarono di essere peggiore di Pietro Pacciani.

Eh, c’è grossa crisi (intanto qui a Genova saltano le messe perchè non ci sono preti disponibili. Troppo impegnati nel pedomarketing?).

jesus_supper_zombie.jpg

Confidavo di poter assistere alla materializzazione delle mie visioni
iconoclastiche, volevo tanta ultraviolenza molto karascio’.
Invece, mentre parte della sala piangeva già dopo 5 minuti (forse per aver intuito subito di aver sprecato 7 euro), ho riso di cuore come quando ascoltai Regan ne “L’esorcista” pronunciare la frase culto:-Tua madre succhia cazzi all’inferno-.
Ecco l’effetto che ha avuto su di me questo horror di bassa categoria.
Perchè “La passione” (o La passiva, se volete, visto che Jim Caviezel non dice praticamente nulla e viene solo sottomesso ad angherie di ogni tipo) è solo un filmetto soft-splatter gonfiato a due ore da inutili intermezzi costruiti a tavolino per commuovere casalinghe in astinenza da fiction, con frasi dal vangelo tramutate in battute involontarie.
Cinematograficamente vale zero.
Non un’idea di regia valida, artificiosamente costruito a far sobbalzare sulle sedie gli spettatori con l’insistenza sui particolari più cruenti.
E se non bastasse, per tutto il tempo della salita al Golgota ogni volta che Caviezel tenta di esprimere dolore (con un raglio asinino) gli piazzano un pugno in faccia: non sia mai che si senta che cosa avesse da dire Gesu’ Cristo, il cui messaggio è al massimo relegato ai frettolosi flashback.
La colonna sonora, un misto tra “Matrix” e il “Dracula” coppoliano.
La fotografia, l’esatto contrario di quella che servirebbe a creare una vera estetica del dolore.
E che Melena Gibson non osi piu’ dire di essersi ispirato a Bosch, Goya e Caravaggio, prìncipi di orrore perverso o dei chiaroscuri.
Si vada a rivedere i film di Jarman, perchè al massimo si è ispirato ai trapani Bosch.

La serata

Indosso per l’occasione una t-shirt con su stampato il numero 666, un diavolo dentro ogni cerchio delle cifre e la scritta: United colors of Satan.
Stef si rammarica di non aver messo la t-shirt con su scritto: “E’ arrivato il giorno del giudizio“.
Ma il suo berretto con le orecchie da alce è quasi più fashion della corona di spine di Caviezel, che si trasformerà presto nel nostro eroe: Pizzaman.
Siamo al cinema Ariston di Sanremo, avrei dovuto capire subito che sarebbe stato uno spettacolo per casalinghe, probabilmente ho visto una versione diversa.

Infatti dopo due minuti iniziano le trashate: lotta pseudo-matrixiana con inutili ralenti tra Pietro ed i soldati ebrei (ovviamente brutti e deformi) e soffermarsi della telecamera per un quarto d’ora sull’orecchio mozzato.
Capisco subito l’antifona: il trend è enfatizzare il dettaglio raccapricciante.
E non scriviamo più che Melena Gibson è omofobo: Satana è una lesbica ed Erode una checca galattica.
Insomma, i super cattivi sono gay.
Che onore.

La flagellazione: il vangelo secondo Lucio Fulci

Definita insostenibile.
Ma andate a rivedervi il finale di “Salo’“!
Dura circa 4 ore, il sangue è di un rosso splendido e mentre sbadiglio mi chiedo quali valori di RGB abbia.
I romani?
Ovviamente brutti e deformi.
Soffermarsi continuo su ferite e carni che si aprono.
Il pubblico urla (davvero emozionante!) quando i vetri rotti legati al flagello si incastrano nel torace di Cristo (soffermarsi della telecamera…ovviamente) ed il romano tira forte strappando 4 etti di puro manzo Caviezel lasciando scoperta parte della cassa toracica!
100 colpi inframezzati da inventati ricordi di infanzia (Gesu’ costruisce un tavolo alto per gente ricca e spiega alla madre sbalordita come anche le sedie siano più alte; Gesu’, il genio della falegnameria, un Harrison Ford ante-litteram, una validissima alternativa lavorativa per Caviezel. Direttamente tratto dal Vangelo secondo Ikea).

Grugniti dei romani e schizzi di sangue e carne ovunque, fino a che, stracciate le vesti di pelle umana, Caviezel rivela la sua identità di supereroe: Pizzaman.
Altri 20 minuti sprecati per mostrare le due Marie che puliscono per terra 400 litri di sangue, e pensi che fosse l’ora che la Bellucci capisse che cosa significhi svolgere lavori domestici.
La terza maria, Giovanni, si scambia consigli sui trucchi con la moglie di Pilato, il personaggio più inutile della storia del cinema.
Le tre marie gironzolano in ogni scena attaccate come i gemelli siamesi dell’ultimo film dei fratelli Farrelly.
La Bellucci non recita (ça va sans dire), ma fa quello che ha imparato nei corsi pre-parto, mentre la prima Maria è espressiva quanto una donna appena sottoposta ad un’iniezione di tossina botulinica per stirarsi le rughe.

Chi striscia non inciampa

Una signora si fa il segno della croce quando l’uomo che soccorre Pizzaman grugnisce in linguaggio yeti contro i romani.
Forse chiede pietà per gli spettatori, visto che quando Pizzaman cade per la terza volta checche isteriche urlano in coro: <Ma che palle! Fateci vedere quel che rimane del culo di Caviezel!>
Maria ricorda di quando Gesu’ da bambino cadde e lei corse ad aiutarlo (qui le casalinghe piangono e ringraziano), allora corre verso di lui, che spavaldo afferma: <Vedi, io faccio nuove tutte le cose!>
Crocifissione avant-garde?
Stef mi sussurra: <Non sapevo che Gesu’ fosse un trend-setter!>
Trovo la battuta così spiritosamente queer che inizio a ridere, mentre in sala l’esercito delle casalinghe singhiozza fino al parossismo.
Fine del Vangelo secondo Ikea, inizia il Vangelo secondo Dario Argento.

Forza bambini, con i chiodini, andiamo a inchiodare Gesu’

Chiodi nelle mani e nei piedi alternati ai soliti intermezzi minimalisti (eccetto per i 5 kili di lacca sui boccoli di Pizzaman, ancora in versione Jeshoua Kent).
Per piantargli i chiodi addirittura gli lussano una spalla, il tutto in un orgasmico Sony DTS (digital terror sound) 66.6
Fantastiche urla in sala: cazzo, avrei dovuto campionarle.
Inizia la sequenza più delirante.
I romani girano la croce per piegare contro il legno le punte dei chiodi (che, ovviamente, grondano ettolitri di sangue. Li potete pure comprare online. E non scherzo.).
Pizzaman, senza schiantarsi sulla ghiaia di faccia, rimane misteriosamente sospeso a mezz’aria come se si reggesse su una parte del suo corpo non meglio precisata che lo puntella al terreno.
Marty adduce un’ipotesi terribilmente maliziosa; se ha ragione forse è una scena tratta dal Vangelo secondo Alvaro Vitali.
Ovviamente Pizzaman gronda sangue come un utero in ipermenorrea, ma ormai avete capito a che gioco ha voluto giocare Melena Gibson.

Un ladrone urla delle cose molto maleducate a Pizzaman ed un corvo, fuggito direttamente da “Opera” di Dario Argento, si posa sulla sua croce.
Il ladrone, pur essendo crocifisso, ruota la testa come neanche Regan e offre l’occhio al corvo che glielo becca in almeno 100 angolazioni diverse montate a mitraglia.
I singhiozzi in sala abbondano, compresi i miei che sono in preda alle convulsioni dal ridere.
Una lacrima di Dio (sigh! che cosa avrà poi da piangere…) cade sul Golgota ed i palazzi crollano, tipo vecchio peplum, mostrando la qualità parrocchiale delle scenografie.

Inizio a chiedermi come mai Melena si sia dimenticato della ferita al costato.
Ecco che mi accontenta.
2 cm di lama provocano al solo contatto un taglio di 15 cm, perchè ha spaccato della banale plastica da cui esce un altro trillione di emoglobina.
Inquadratura orrenda del soldato romano sotto la doccia di sangue, che va a fiotti come nel peggior splatter di Peter Jackson.
Il romano balla sotto la doccia cantando “Toxic” di Britney Spears.
Io scoppio a ridere ed una madre incosciente che ha portato il figlioletto a vedere tutto questo ketchup, si gira verso di me con lo stesso odio negli occhi di “Carrie, lo sguardo di Satana“.
Ma alla fine avro’ la mia soddisfazione.

Alzati e togliti dalle palle

Caviezel, nudo e depilato come un pollo e con i suoi 500 kili di lacca, esce dalla grotta, più bello che pria.
L’ultima inquadratura riprende la coscia di Pizzaman, tornato nei panni di Jeshoua Kent, ed i suoi glutei!
Questo film, diretto da un invasato, privo di ogni valenza estetica, si conclude con un gluteo!
Chiaro segnale di come sia stato diretto.
E grazie per l’immagine più gay glamour degli ultimi 10 anni.

Orgasmo finale

Il bambino della signora offesa si alza ed esclama: <Che cazzata di film!>
Concludo che Dio esiste!
E non è certo grazie a questo scempio privo di spiritualità con tanto pathos sui dettagli cruenti.
Pure Fantozzi si alza dal fondo della sala e…sappiamo tutti che cosa grida!

2 commenti su “The passion: catechismo ketchup per casalinghe

  1. Elvezio
    27/02/2008

    Madò Lenny, stai alzando il tiro da far impressione, una serie di post uno più bello dell’altro che io non commento più per invidia che per altro.
    Riaprire il fuoco.
    The Passion fa schifo forte davvero e quoto tutto.

    Mi fai venire voglia di riprendere la vena caustica, è solo questione di tempo, appena trovo qualche ora stendo giù alcune pagine su un argomento che ho a cuore. Poi ti faccio sapere perchè si potrebbe scriverlo a 4 mani anche se sei ateo e gay che insomma ieri il tg ha detto che sono due malattie mortali e ora io prego per te.

    Ma tanto di qualcosa si deve pur morire…

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  2. Lenny Nero
    27/02/2008

    @Elvezio:

    allora fammi sapere prima che un fulmine dal cielo mi colga mentre pratico sodomia bestemmiando! 🙂

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 27/02/2008 da in Flussi di incoscienza, Religione con tag , .

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