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Peace is for pussies

Sweeney Todd

sweeney-todd.jpgClassico per classico, plagio per plagio, ad un film dei fratelli Cohen, che scimmiotta Peckinpah ed i suoi derivati, preferisco un’immersione nel sanguigno gotico di Burton, che almeno fa il verso solo a se stesso ed in modo brillante ed eccentrico (come quasi sempre).

Che “Sweeney Todd” sia un adattamento dal musical omonimo di Stephen Sondheim lo sanno tutti; quello che forse non tutti sanno (e per questo se ne tengono alla larga) è che è un anti-musical: in rari momenti le scene sono strutturate come pseudocoreografie, i gesti degli attori non accompagnano le frasi musicali ed i dialoghi cantati non sono siparietti videoclippari, solo un modo diverso di far parlare i personaggi e sviluppare la storia.

La musica viene piegata alla visione di Tim Burton ed alla narrazione, viene addirittura supportata da interlacciamenti verbali (che, anche se sporadicamente, lasciano tirare il fiato, data l’ovvia necessità di adeguarsi a seguire i sottotitoli) e non c’è nulla di teatrale: al centro ci sono i personaggi e i loro tormenti, e non le canzoni, che passano quasi in secondo piano, come pura e semplice colonna sonora.

Il rischio è ovviamente di scontentare chi apprezza gli stilemi tipici dei musical trasposti sul grande schermo, ma Burton stesso ha dichiarato che a lui non piacciono e gli interessavano soprattutto i pungenti e provocatori testi.

E’ una storia di vendetta, cannibalismo e meschine crudeltà, senza speranza, senza lieto fine e pitturata a tinte fosche: la Londra del 1785 è nera come la pece e i colori (eccetto quello del sangue, che scorre copioso, fino al gore) desaturati a conferire un senso di asfissia deprimente.

La recessione e la povertà sono diffuse, le persone vivono di sotterfugi e sono vessate dai ricchi e potenti, incarnati dal giudice Turpin (un torvo e viscido Alan Rickman) e dal suo disgustoso messo Bamford (Timothy Spall) che accusano, incarcerano, rinchiudono in manicomio ed uccidono in modo arbitrario.

In questo contesto di giungla umana, di cui tutti i risvolti sociali sono ben delineati dai testi, dove le bestie feroci si aggirano tra foreste fatte di alte e fumanti ciminiere industriali ed immensi edifici di pietra, Sweeney Todd troverà terreno fertile, ispirazione e persino una compagna di misfatti per un piano di pura e feroce rivalsa.

Sweeney diventa solo l’epigono che porta a compimento cio’ che è già in atto nei rapporti umani, basati su menzogne e finte identità (il segreto di Miss Lovett, il barbiere Pirelli, il destino atroce della moglie di Todd): cambierà il suo nome, si inventerà una rispettabile facciata e intanto proverà a cambiare le regole del mondo attuandole fino in fondo.

“Qual è il suono del mondo? Quello sgranocchiare che si sente nell’aria. Sono gli uomini che divorano gli altri uomini. E chi siamo noi per impedirlo?”

Jhonny Depp, nei panni del protagonista, è semplicemente perfetto: la recitazione non è nè enfatica nè sopra le righe; lo sguardo ferino e sottolineato da occhiaie accumulate in 15 anni di ingiusta prigionia; la voce bassa e suadente, ma spesso arrochita di rabbia incontrollata ed ossessiva (una sequenza in particolare, ritmata su multipli sgozzamenti e fracassamenti cranici, rende efficamente l’idea della sua compulsione omicida che finalmente trova sfogo).

Vi è spazio pure per l’ironia, in una lunga proiezione sul futuro da parte di Miss Lovett, in cui i colori pastello e sprazzi inaspettati di luce la fanno da padroni, tra scenari da cartolina e costumi che farebbero squittire di gioia qualsiasi ragazza emo-darkettona del pianeta.

Tuttavia la storia dovrà fare il suo corso, le menzogne verranno svelate ed il finale accumulerà solo una serie di momenti shock ed emotivamente di impatto che deflagrano nel dolore piu’ totale.

Non viene neanche offerto uno sguardo sulla storia d’amore tra il marinaio e la figlia di Todd ed il film si chiude sulla piu’ orribile delle immagini.

Sweeney, accecato dal rancore, inebriato dal sangue, agirà come un invasato non riconoscendo neppure le due donne da lui amate e per le quali è tornato a Londra, diventando lui stesso carnefice senza pietà per la moglie ed involontario salvatore per la figlia, non riconosciuta, privato della possibilità e capacità di amare (e vedere l’amore) dal suo stesso odio.

I movimenti di camera, le scenografie di Dante Ferretti (premiate con l’Oscar), la fotografia, i costumi, il trucco (la pelle lattea e gli occhi quasi celati, persino nei rari momenti onirici e luminosi), il sangue a ettolitri, ma palesemente finto e retro (come potrebbe accadere in un film di Ed Wood, tanto amato dal regista) sono un puro concentrato di estetica burtoniana (l’alternarsi  di realtà-buio con la fasulla luce rimanda direttamente a “Edward mani di forbice“) che per i fan è una gioia infinita per gli occhi, data anche la cura meticolosa per ogni dettaglio, e raggiunge la sua manifestazione definitiva.

Chi ama Burton non ne puo’ prescindere.

Per tutti gli altri, se cercate una favola gotica che affonda le radici in una storia vera e nelle miserie dell’animo umano, e avrete chiaro di non assistere ad un lungo videoclip, ma a portentoso Cinema, andate a vederlo e dopo sentirete anche voi quell’inquietante sgranocchiare nell’aria.

5 commenti su “Sweeney Todd

  1. Niccolo'
    03/03/2008

    Bellissimo e d’accordissimo. A me in genere il musical piace molto, qui il lato musicale mi e’ piaciuto molto poco, ma in effetti il lato musicale e’ piu’ una colonna sonora ingrossata che altro.

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  2. psiko
    04/03/2008

    ma hai visto la versione con la fletcher?
    meravigliosa nella parte di miss lovett :))

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  3. Lenny Nero
    04/03/2008

    @psiko:

    la Fletcher?🙂
    E’ una parodia o la versione teatrale?
    My god, imperdibile🙂

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  4. ighi
    06/03/2008

    boh. forse. a me le canzoni han fatto un po’ cagare, a parte quella su londra e il duetto sui pasticci di carne, non tanto le parole quanto la musica , e il fatto che venissero usate le solite tre canzoni a oltranza. quando attaccava il marinaio o la figlia veniva voglia di urlare. nota sui sottotitoli: quando l’orfanello avverte miss lovett che il barbiere è pericoloso mi sembra che la chiami “mum”, punto di svolta visto che lei ci rimane, tanto più che sa già di doverlo uccidere, però non compare nei sottotitoli italiani. alan rickmann meno merda del solito direi (come personaggio, non l’attore), molto più sudicio il messo (che poi è il topo di harry potter, è triste avere il fisico per fare sempre gli stessi caratteri). domanda superflua: burton quando si deciderà tra la madonnina infilzata bionda e la ragazza difficile bruna?
    ps: sto pezzo è scritto proprio bene (il tuo)

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  5. Lenny Nero
    06/03/2008

    @ighi:

    ammetto che pure io ero infastidito dalla canzone ripetuta dal marinaio, eppure la sua figura e quella della sciapetta bionda servono a delineare meglio gli altri personaggi.
    Inoltre lui è un marinaio, lei una prigioniera, intoccati dal mondo circostante e per questo ancora puri.
    Forse non si sa nulla sul loro futuro perchè in fondo (è nella logica del film) possiamo immaginare il resto: finiranno come tutti gli altri.
    A me non veniva voglia di urlare, ma di farmi prestare al volo un rasoio!
    Son contento ti sia piaciuto il testo!😉

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Questa voce è stata pubblicata il 02/03/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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