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L’uomo che credeva di essere se stesso – D. Ambrose

ambrose1pb.jpgNonostante il suo splendente curriculum (attore, scrittore e regista di drammi teatrali, produttore di commedie, sceneggiatore, collaboratore dell’Observer ed in passato supporto per grandi artisti come Orson Welles), il mefistofelico David Ambrose dobbiamo averlo preso in considerazione in ben pochi curiosi giusto ai tempi del mozzafiato “Superstizione“, nonostante abbia scritto altri romanzi (di non facile reperibilità).

L’uomo che credeva di essere se stesso” risale al 1993, ma da noi è arrivato, grazie alla solita ed impagabile Meridiano Zero, nel 2006.

Meglio tardi che mai, perchè il romanzo, assolutamente non etichettabile come genere, è avvincente, intrigante, complicato come ci si aspetta da Ambrose, eppure con il ritmo dei migliori dei thriller.

Pur non arrivando ai vertici di complessità narrativa di “Superstizione“, ne anticipa alcuni dei temi portanti: l’esistenza di universi paralleli, le possibilità impossibili offerte dalle teorie della fisica quantistica, la distruzione del modo comune di intendere e percepire la realtà.

Anche se privo dell’affascinante aura di paranormale ed occultismo dell’altro testo, comunque l’ingegnoso mix di fisica quantistica e psichiatria (sorge persino il dubbio che Richard Kelly lo abbia letto prima di scrivere “Donnie Darko“) risulta ugualmente stupefacente, in particolare se vi piacciono le storie costruite come rompicapo o, meglio ancora, a scatole cinesi.

Rick Hamilton, durante un’importante riunione di lavoro, “riceve” una premonizione confusa su un pericolo incombente sulla moglie.

Ritornando a casa in preda al panico scopre che la sua bella ed amorevole Anne, insieme al figlio Charlie, è stata travolta da un camion e ha giusto il tempo di baciarla per un’ultima volta.

Il dolore e lo shock ne causano lo svenimento; si risveglia in un letto d’ospedale, dove apparentemente nulla è differente dal solito, finchè chiedendo notizie del figlio Charlie riceve un’incomprensibile risposta da una rediviva (e quasi impercettibilmente cambiata) Anne: “Nostro figlio? Tesoro, noi non abbiamo figli“.

Rick rischierà la pazzia accorgendosi di vivere un’esistenza analoga, ma non identica, a quella passata; la versione da incubo, deprimente e noiosa di una vita che sembra essersi dissolta in un’altra dimensione.

Lentamente tutti si convincono che Rick sia in preda ad un delirio psicotico e solo una psichiatra cieca fornirà, involontariamente, l’occasione per iniziare a comprendere quello che è accaduto.

Quando un secondo Rick inizierà a parlare nella sua mente, proponendogli una sconvolgente verità, il protagonista dovrà affrontare l’ipotesi che qualcosa di inconcepibile si sia verificato e che quella voce sia una persona reale, e non una parte del suo subconscio malato.

Da questo punto in poi il testo è un susseguirsi di twist narrativi, colpi di scena senza una pausa, intersecarsi di vite parallele e di infinite possibilità sullo svolgimento dei fatti.

Se siete disposti ad accettare il fatto che la realtà sia spiegabile attraverso teorie che implicano conseguenze difficilmente immaginabili, il libro vi divertirà.

L’empatia che si stabilisce tra i due Rick mette in atto duetti verbali brillanti e quando l’alternanza (o  il sovrapporsi!) di mondi paralleli si rende finalmente concreta, Ambrose puo’ sfoggiare tutta la sua abilità di sceneggiatore, riuscendo nell’arduo compito di costruire con un linguaggio fluido e semplice, al limite del didascalismo, un intreccio narrativo livellato su piu’ piani temporali e spaziali, senza che mai si perda un solo tassello di un puzzle sempre piu’ complicato, neppure quando i due Rick riusciranno a sdoppiarsi nello stesso spazio-tempo per evitare la catastrofe iniziale.

Coerentemente con le teorie esposte, Ambrose progetta anche i suoi molteplici finali e riesce persino a filosofeggiare sulle implicazioni dell’esistenza di mondi alternativi e sul dualismo onda-particella: le strade che possiamo percorrere non sono infinite.

Esiste solo cio’ che è possibile, non anche quello che è concepibile.

E soprattutto non si puo’ mai tornare indietro per modificare cio’ che è già dato dalle piu’ banali leggi di causa ed effetto.

Esisterà un mondo in cui saremo felici, uno in cui vivremo una vita grigia, uno in cui i nostri cari moriranno ed un altro in cui godranno del nostro amore a lungo.

Tuttavia, l’universo in cui viviamo al momento è l’unico in cui possiamo agire da attori e non da semplici spettatori.

Ogni viaggio nel tempo e nello spazio produce nuove biforcazioni, nuove possibilità, e l’universo che avremmo voluto cambiare procederà comunque, indifferente, perchè il suo percorso è già stato stabilito e lo seguirà anche senza di noi con un nostro alter-ego.

“Il tempo non esiste.

Tutte le cose sono contenute in un granello di sabbia.

Molti sospettano la realtà di queste cose. Ma io ne ho la certezza. Io le ho viste e le ho toccate.

E comunque torno sempre da Anne e da Charlie.

Che non si accorgono mai che sono stato via.”

2 commenti su “L’uomo che credeva di essere se stesso – D. Ambrose

  1. Caino
    03/03/2008

    hm. grazie. non conosco e penso mi piacerà. forse. credo.

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  2. Nexso
    14/03/2008

    Inquietante

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 03/03/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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