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Tortura: da Pasolini a Hermann Nitsch

bodyart02.jpgDopo averli letti attentamente, e compreso lo spirito e lo studio dietro di essi, vi segnalo spassionatamente un dossier allegato a “Nocturno” (rivista di cinema “cult” cui collaborano anche noti registi, sceneggiatori e scrittori italiani, appartenenti a un passato cinematografico che ormai non esiste piu’) ed un articolo su “Il mucchio selvaggio“, il mio mensile omnicomprensivo preferito (talmente sopra la media e non allineato che è praticamente privo di inserzioni pubblicitarie).

Il dossier di “Nocturno” (tralasciando la graficamente pessima copertina) è un compendio esaustivo e di profonda critica cinematografica (eppure accessibile a chiunque) sul tema della tortura così come è stata affrontato sul grande schermo.

Dai torture/gore porn alle produzioni orientali (sia quelle giapponesi sia il famigerato “Men behind the sun“), ai finti snuff delle serie Guinea Pig o August Underground , fino alla sexploitation, ai film nazifetish ed ai film di denuncia, viene tratteggiata in modo schematico, ma completo, una linea rossa, che a volte attraversa i generi, portando alla luce risvolti di film, frettolosamente bollati come pornografici o da psicopatici, in cui le scene di tortura assumono valenze politiche o psicologiche sottovalutate, nascoste sotto immagini shoccanti e perturbanti.

Se ne sottolinea, inoltre, l’utilizzo, anche in esempi recenti ed estremi (“Imprint” di Takashi Miike, espulso persino dalla serie Masters of horror), allo scopo di spostare il limite del rappresentabile e del sopportabile, pur inserito in una cornice artistica o in una personale ricerca del regista (sempre Miike, per esempio, è il distruttore di ogni genere e non a caso è stato ribattezzato the agitator).

Non viene edulcorato, comunque, l’aspetto meramente pornografico e onanistico là dove presente e che sminuisce le potenzialità (emotive e visive) delle scene di tortura.

Tuttavia vi voglio consigliare il dossier soprattutto perchè il percorso ideale affrontato segue una sua logica che trova la chiusura del cerchio nella disanima del film politico piu’ dirompente per antonomasia: “Salò” diretto da Pier Paolo Pasolini.

Molti ammiratori o studiosi tentano, in modo imbarazzato ed imbarazzante, di mettere quasi in sordina l’ultima produzione del regista, che culminava in una delle opere piu’ estreme mai realizzate.

Ne viene ripercorsa la storia, analizzata la struttura a gironi infernali, vengono raccontati aneddoti e poste a corredo numerose fotografie che sono dei pugni in faccia persino per coloro che hanno già avuto il coraggio di vedere un film la cui brutalità non ha paragoni.

L’ispirazione iconografica o letteraria (DeSade su tutti) è messa chiaramente in evidenza ed il film è categorizzato come pietra miliare, rispetto al quale esiste un prima e un dopo ben definito, e che ha sparso i suoi semi lungo i decenni successivi.

Persino in filmacci come “Hostel” ritroviamo l’inserimento della tortura come gesto non solo di morte, ma di potere; quel potere della morte che determina la cosificazione delle vittime e, più esplicitamente in “Salò“, la loro nullificazione prima psicologica e poi fisica attraverso una caduta verticale dall’ineluttabile logica dantesca.

L’articolo de “Il mucchio” riguarda invece l’operato del più noto rappresentante dell’Azionismo Viennese: Hermann Nitsch.

Il testo non rivela nulla che non sia già stato scritto in merito al controverso artista, una sorta di novello sacerdote dionisiaco, ma in poche pagine ne descrive minuziosamente l’operato, il background culturale e sintetizza in modo mirabile il fine di cotanto macello.

Nitsch ci mette sotto gli occhi l’uomo così come è, il risultato chimico della civiltà della violenza, senza più orpelli, senza più le infinite simulazioni con cui essa nasconde il suo atto primordiale, quello sacrificale, quello del versamente gratuito del sangue.

Ridotta la natura alla sua informe consistenza cromatica, l’uomo alla sua fisicità, e i rapporti fra gli uomini al rito sacrificale, è come se l’orizzonte rimanesse finalmente sgombro da tutti gli ostacoli possibili. La realtà è altrove, sembra suggerirci Nitsch, che, mentre il nostro sguardo si ferma sulla cruda materialità delle sue azioni teatrali, abbatte nella nostra mente tutti quei falsi concetti e pregiudizi ereditati da una secolare tradizione censoria, indirizzandoci verso una verità altra intesa come assoluta assenza di determinazione“.

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Un commento su “Tortura: da Pasolini a Hermann Nitsch

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Questa voce è stata pubblicata il 07/03/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , , , , , .

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