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Peace is for pussies

Fight club: quasi 10 anni dopo

fc.jpg” We have front row seats

for this theater

of mass destruction”

Alla vigilia di 11 Settembre di 9 anni fa, un 11 Settembre che era ancora tale, e non una nuova festa commemorativa comandata (alla stregua del  Natale o di San Valentino) venne presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia “Fight Club“, diretto da David Fincher e tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk.

Se il valore di un film e la sua potenzialità a diventare un classico si misura anche con la capacità di reggere un confronto con il tempo, il valore (il declino) della modernità si misura anche con la sua capacità di non sembrare la pantomima di un film iper-realistico di un decennio precedente.

A distanza di così tanti anni FC mantiene non solo la sua forza eversiva, la sua natura grottesca e provocatoria, la pungente satira verso la generazioni dei trentenni, degli ex-yuppies e dei nuovi falliti in divenire, ma addirittura acquisisce dopo l’attentato alle Twin Towers un tono profetico maggiore a causa della stupenda sequenza finale che incornicia il crollo del post-capitalismo e la distruzione del cuore del mondo finanziario con l’azzeramento dello status quo economico di una nazione (“Out these windows, we will view the collapse of financial history. One step closer to economic equilibrium.”)

Quando un evento spartiacque come l’11 Settembre 2001 si riflette in modo retrogrado sulla percezione di un film, ti accorgi di quanto quelle due ore di celluloide avessero colto un germe di male (non necessariamente e non del tutto tale) pronto ad esplodere.

Quello che FC non coglieva, nel suo disperato e cinico ottimismo di fondo, è che l’atto terroristico non avrebbe ridisegnato le sorti di un paese dopo la tabula rasa, ma dato l’avvio al progetto di un nuovo ordine mondiale.

“Three minutes. This is it – ground zero.”

I temi sviscerati da FC, libro e film, sono tutt’ora quanto mai attuali e tutt’ora le frasi lapidarie di Tyler Durden, l’uomo che non siamo e che non abbiamo il coraggio di essere, suscitano brividi anarchici.

La frustrazione per lavori non desiderati, sottopagati, forme trasfigurate di schiavismo e annientamento delle persone ridotte a mere formiche; lavori che distruggono le illusioni e non consentono di realizzare nè sogni nè una vita dignitosa ed appagante, anche se dovevano essere il mezzo per raggiungere la felicità e trovare un proprio posto nel mondo.

L’ossessione per il nido-ikea, l’incapacità di vivere la malattia in un delirio di presunta immortalità, l’assenza di dio (“You have to consider the possibility that God does not like you. He never wanted you. In all probability, he hates you. This is not the worst thing that can happen.“) ed il suo rinnegamento inquanto ostacolo ad una vita che sappia accettare come parte di se stessa pure la morte.

“An entire generation pumping gas, waiting tables; slaves with white collars. Advertising has us chasing cars and clothes, working jobs we hate so we can buy shit we don’t need. We’re the middle children of history, man. No purpose or place. We have no Great War. No Great Depression. Our Great War’s a spiritual war… our Great Depression is our lives. We’ve all been raised on television to believe that one day we’d all be millionaires, and movie gods, and rock stars. But we won’t. And we’re slowly learning that fact. And we’re very, very pissed off.”

Ed ancora, anche in tempi di precariato estremo, l’urgenza compulsiva di continuare a essere consumatori, allevati come tali fin da piccoli, circondati da oggetti di cui potremmo fare a meno, di cui potremmo spogliarci per specchiare noi stessi e vederci come siamo e non specchiarci in un oggetto che dovrebbe definire la nostra personalità.

Il culto dei beni materiali e di un’estetica di plastica come principi base della civiltà.

La necessità di soffermarsi su se stessi rifiutando percorsi di vita borghesi e standardizzati, dal classico iter di studi (oggi giorno se uno vuol rimanere precario e squattrinato deve laurearsi!) al matrimonio, fino a sfiorare teorie omofiliche.

Siamo una generazione di uomini cresciuti dalle donne. Siamo sicuri che sia un’altra donna quello che ci serve?

Così recita Tyler, sparando pure sul simulacro della madre e moglie, colei che alleva ed educa i figli  a diventare perfetti soldatini per la società del consumo e per un’esistenza dominata dall’illusione della sicurezza, della stabilità che ogni madre vorrebbe proprio per i propri figli, salvo renderli infelici, fragili ed inadeguati ad un mondo che di sicuro ha solo piu’ la morte.

Le persone non vogliono combattere, non voglio sfoderare i pugni, fuggono di fronte alla possibilità della lotta o di porre un diniego a regole che li imprigionano in una vita che si limita a finire un minuto alla volta.

Quando gli occhi di un uomo si aprono, ed egli si rende conto che le favole sul futuro che gli hanno raccontato si infrangono miseramente, quando un uomo è privato di tutto, allora si affaccia nella sua mente una sensazione nuova e rabbiosa: quella della libertà.

La generazione dei trentenni di oggi, e ancora piu’ di domani, sarà formata da ragazzi le cui fantasie di stabilità e sicurezza risulteranno abortite sul nascere, generandosi così una schiera di schizofrenici sociali.

Eppure proprio in questa perdita, in questo buco nero che si prepara ad inghiottirci, qualcuno potrebbe trovare occasione per riallineare le proprie percezioni.

E quando un piccolo di gruppo di persone  che non puo’ che sfogarsi nel buio di un Fight Club uscirà all’esterno per risvegliare violentemente gli altri, allora si aprirà la fase del progetto Mayhem, l’anti-ordine mondiale.

Eh sì, in fondo Palahniuk nutre molta piu’ speranza nella volontà di ribellarsi delle persone di quanto egli stesso non voglia far credere.

I let go. Lost in oblivion. Dark and silent and complete.

 I found freedom. Losing all hope was freedom.

6 commenti su “Fight club: quasi 10 anni dopo

  1. Caino
    11/03/2008

    è molto vero quello che dici, ma FC rappresenta così tante coincidenze, ispirazioni, premonizioni che lo rende unico.
    è difficile per me considerarlo un opera geniale quanto più un opera per certi versi casuale, come un segno del tempo.
    FC è un sintomo di un epoca, non è un prodotto.
    così come unico e sintomatico fu frankestein o il ritratto di dorian gray.
    se fincher è stato il vettore di trasporto della parabola, mentre palahniuk ne è stato il creatore, entrambe sono stati “la cosa giusta nel momento giusto”.
    azzerderi dire “i fortunelli che hanno saputo cavalcare e cogliere l’idea”.
    se palahniuk non avesse un fight club, sarebbe uno scrittore “buono” come tanti, forse persino meno importante di welsh. le sue opere stabiliscono la sua reale media.
    fincher un regista bravo.

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  2. dj
    12/03/2008

    Io lo vidi al cinema all’epoca ma non lo avevo capito molto. Io mi ricordo quasi solo il ciccione con le tette (mi prese un convulso, ho riso per 3 minuti buoni). Se se ne ricava quello che hai scritto è un film molto lontano da me.
    Il ribellismo radicale (e violento) a cui il film ammicca non è una astrazione, esiste come fenomeno socio-politico, ma a cosa porta? Alla repressione e al ritorno ad un ordine molto meglio ordinato, insomma un complice della reazione. Poi si dà alla violenza una connotazione positiva esistenzialmente e socialmente mi sembra di aver capito, per carità.
    Fare crollare i palazzi è un ottimo modo per ri-iniziare una bella speculazione edilizia, quindi altro che “crollo del post-capitalismo”, casomai crisi senza fine. Il pauperismo e la critica estrema alla società capitalistica la lascio ai trappisti, infatti si può diventare consumatori critici e reattivi ed usare il superfluo in modo proficuo e liberatorio (quindi rivoluzionario), quindi ci vivesse Zio Tom nella capanna con una ciotola di riso. Detesto anche il mito dell’autenticità, quello che afferma che sotto la seconda/terza/quarta natura c’è la vera e positiva essenza di ciascuno, come se si dia per scontata una natura umana ben precisa pronta ad essere sviluppata per farci più felici (una concezione un po’ fondamentalista). È bello giocare a fare l’estremista, facendo finta di non sapere che gli estremi si toccano sempre.

    Ma ripeto forse non ho ben capito il film e non mi ricordo se il novello Savonarola pop/post muore alla fine (cmq speriamo non risorga dalle sue ceneri…)

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  3. Lenny Nero
    12/03/2008

    @dj:

    Caro dj (il mio commentatore piu’ assiduo, prima o poi dovro’ inventarmi un premio-regalo!), punto di vista condivisibile, quanto opinabile, il tuo, quanto il mio. 😉

    Chi mi conosce sa che praticamente vivo senza comfort, in una casa collocata nella zona piu’ infame della mia città e che assomiglia molto a quella di Tyler (il mio ragazzo ne è autorevole testimone!).

    Io in una capanna e con una ciotola di riso già ci vivo e mi va benissimo così.

    Quando impari lentamente a non essere piu’ schiavo degli oggetti, del mobilio, delle comodità, dei mass-media e soprattutto perdi l’illusione in dio, nella immortalità, nella stabilità e nella sicurezza effettivamente cambi prospettive.

    Persa la speranza in qualsiasi cosa, avverti una sensazione di liberazione esattamente come descritta nel libro/film.

    Inoltre FC fotografa un malessere piu’ che diffuso e le sue potenziali conseguenze, senza per forza offrire una visione morale unica: ognuna si fa la sua, tanto che il film all’epoca piacque sia ai bohemienne come me sia a quelli di estrema destra, colpiti dalle scene di violenza machista e dall’organizzazione fascistoide della rivolta (non notando il sottofondo omofilico e che gli obiettivi erano i grandi marchi delle multinazionali; per non parlare degli statement su famiglia e religione. D’altronde i nazi non brillano per intelligenza).

    Se è lontano da te il film significa che ti piace il tuo modo di vivere.

    Molti altri trovano parecchio strette le strade già tracciate dai modelli di vita borghese e prima o poi o esplodono o si costruiscono la loro vita seguendo parametri personali.

    Per quanto riguarda la violenza, l’uomo non ne ha mai fatto meno.
    E’ connaturata in noi e ci sono state epoche storiche liberatorie in cui anche i massacri di massa sono stati necessari.

    Figuriamoci poi che in FC il grande attentato finale per far crollare il mondo finanziario avviene di notte e ad opera degli stessi lavoratori, proprio per non fare vittime, proprio per non fare i kamikaze coglioni.

    La distruzione avviene da parte di chi fino al giorno prima ha contribuito a fare andare avanti il Sistema, senza ricavarne altro che schiavitu’ e vessazioni.

    Piu’ che una distruzione è un’implosione.
    Un po’ come dire: se questo è il Sistema, allora meglio il caos.

    La violenza iniziale è quella contro se stessi, quando l’insoddisfazione si porta a livelli tali di rabbia che te la prendi con la prima persona che hai a disposizione, cioè te stesso.

    D’altronde è solo quando ti sei distrutto e hai toccato il fondo che puoi ricostruirti.

    Il concetto base di FC è che la maggior parte delle persone non vuole davvero cambiare e vive un’esistenza schizofrenica, che si altalena fra le frustrazioni quotidiane di sogni imposti che non ci rendono davvero felici e la volontà di essere altro da se stessi.

    Se tu sei felice così, buon per te.

    Il protagonista nel film non muore, uccide solo la sua parte Tyler, ma ormai il caos è avviato a partire da un nuovo equilibro economico (tutti veniamo riportati a zero).
    Nel libro invece muore, finisce in Paradiso, litiga pure con Dio ed anche lì troverà persone insoddisfatte pronte a far saltare pure il sistema massimo.

    Personalmente preferisco il ribellismo radicale ad un indottrinamento radicale che rende le persone fotocopie utili ad essere solo ingranaggi del sistema.

    Prospettive di vita differenti 😉

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  4. Uriel
    17/03/2008

    Tutto gira attorno al battersi. Voi state discutendo del perche’ ma il vero problema e’ battersi. Persino dalla guerra , con la tecnologia, si vuole eliminare il battersi.

    Uriel

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  5. Dario
    27/08/2008

    Battersi? Eliminare il battersi? ma il logos, l’archetipo, la guerra, è tutto ciò che abbiamo. Tutte le sovrastrutture mentali che anche adesso io stesso sto utilizzando, che Fincher ha utilizzato, che Chuck ha utilizzato, tutto è frutto della nostra mente. La struttura piramidale che abbiamo creato sinora è quanto di più stabile sia stato creato, ma è stabilità illusoria. Si da la possiblità a chi è in basso di salire, perchè si è visto che non dandola costoro si ribellano e sovvertono. La sovversione è insita nell’animo umano. Ogni potere crea se stesso e i suoi seguaci sulla sua bramosia di cambiamento. non ci vuole mica un genio per capirlo. La rivoluzione cubana è terminata in potere che verrà sovvertito. Il problema fondamentale dell’esistenza umana è la necessità di potere, non la guerra. La guerra è umana, così come l’idea dell’anima e quella di Dio. Pur rinnegandone l’esistenza. Pur non desiderando la guerra, ti batti per annullarla. Ogni cosa genera se stessa, in un loop infinito. Chi è al vertice della piramide, al momento, l’ha capito. Si chiamano concessioni. Stanno tentando di eliminare la sovversione. Ti fanno sbattere per lo stipendio, però ti fanno pensare che si, così avrai una vita. Ti fanno pensare che scendendo in piazza, cambierai le cose. Ti fanno pensare che puoi farcela. Così non proverai a sovvertire. L’illusione della fine della guerra serve al sistema per poter continuare ad esistere. Perchè la censura dei testi rivoluzionari sta svanendo? Perchè due sono i motivi; o non vengono pubblicati, o vengono fatti entrare nel sistema. O fuori o dentro, ma a modo nostro. Fight Club è un film, un libro, una promessa, una teoria, una parola, un grido. Ma non afrà imbracciare i fucili a nessuno. se esiste, è perchè farà sperare a chi lo vede che si, si può cambiare. Ma nessuno uscirà dal buio del fight club. perchè non c’è nessun fight club. Le persone che vogliono cambiare non cambiano, si illudono di farlo, di pensare diverso, positivo, di essere i semi del cambiamento. Persino io. Ma anche io cerco l’amore. Cerco la donna che mi ha cresciuto. Credo in ciò con cui mi hanno svezzato. Non ho potere. Uso internet per vagare, anche con la mente, più del solito. Ma dov’è la sovversione? il vero problema è che nessuno è così matto da rischiare il culo senza credere. Nessuno. Anche i neonazi omofili e blind di Fight Club, credevano nel loro capo. La genialità di Figh Club sta nel fatto che nemmeno il loro capo credeva in se stesso, e si suicida. Ma il messaggio era troppo dark, Palahniul ha dovuto – per se stesso, per ciò in cui crede – smorzarlo, facendolo combattere addirittura contro Dio. La lotta, la guerra, non finisce mai. Ma l’uomo ha bisogno di qualcosa in cui credere. altrimenti non lotta. Il problema di oggi è che ci hanno annullato la possibilità di immaginare qualcosa di diverso….sovvertire, per cosa? per perdere tutto, senza nemmeno speranza di qualcosa di migliore? PErchè, diciamocelo, nemmeno io amo i beni materiali, ma se sto qui a scrivere significa che una connessione e un computer ce l’ho. Se ho una relazione stabile ed ho detto ti amo, allora in qualcosa credo. E’ troppo facile credere. Credere che Dio non esista, o esista. Il caos è l’unico elemento reale e naturale. Siamo in un nichilismo infinito, perchè semplicemente non ci fanno più ammazzare i valori, ma li modificano e li aggiornano. Ci stanno togliendo la lotta, e la capacità di creare qualcosa di diverso. Hanno imparato il cambiamento. Abbiamo imparato che finchè c’è cambiamento, si può sperare. E questa fottuta speranza ci fotte. perchè si cambia sempre e non si cambia mai.

    Forse quando impareremo che l’unico modo di cambiare sul serio è distruggere, e reinventare dal nulla, allora cambierà qualcosa. Ma io credo che il mondo non ne abbia le palle.

    Ma essendo un essere umano, e avendo bisogno di credre, credo che si bruceranno il culo da soli. Sono umani anche loro. Si attaccheranno per difendere il cambiamento. Moriremo tutti, o quasi tutti, forse gli australiani si salveranno che sono belli lontani.
    Io spero nella terza guerra mondiale, totale e distruttiva. Io spero che l’umanità si ritrovi nelle macerie di se stessa, e impari di nuovo a creare, e non a cambiare. E’ drastico? lo so. Lo spero ora dopo tre gin tonic, perchè ho perso la mia parte ammaestrata e parlo con la verità che ho dentro sulle labbra. Ma per quanto coraggioso, sono pavido, e una guerra mi spaventerebbe, perchè in fondo dell’umanità me ne frega solo quando penso in grande. Nella realtà dei miei giorni, io ho sangue e cuore che battono, e voglio che lo facciano vivendo ogni giorno come fosse l’ultimo, godendo di ciò che ho. Alla fine, la mia sovversione io l’ho fatta, e sebbene costi vivere per la felicità, io ci provo.
    Del resto dell’umanità, mi spiace, ma mi interessa poco. Non vedrò la fine del sistema, non sarò colui che imbraccerà il fucile da solo passando per pazzo.
    Se ci saranno, sarò con loro. Perchè sarà ancora vita, ed è l’unica che ho. Vivetela al meglio. Cercate la felicità. La lotta è lì, nella ricerca. Non lottate per qualcosa che non potrete mai stringere. Perchè forse il segreto è davvero questo. Se tutti lottiamo per la felicità, un giorno ci troveremo tutti daccordo.

    Scusate, ho scritto troppo. Davvero troppo. Ma quando parto sono così, non ci posso fare molto.

    un caro saluto, anche se non ci conosciamo vi auguro – a tutti – di sapere cosa davvero vi rende felici, e di lottare per questo. Vi costerà dolore, nemmeno sapete quanto.

    weissblut@gmail.com

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  6. giacomo
    13/10/2008

    … ma per l’anniversario dei 10 anni dall’uscita del film ???
    Qualche celebrazione in programma per l’italia???

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Questa voce è stata pubblicata il 11/03/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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