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Peace is for pussies

Tibet e Cina: il male del passato e del futuro

42.jpg“Ma lo vogliamo capire che il regime tibetano pre-cinese era TUTTO , era il riassunto e la sintesi, era la summa di tutto cio’ che noi schifiamo e aborriamo? Lo vogliamo capire che il Dalai Lama e’ il sorridente e pacifico rappresentante di un mix di oscurantismo talebano, inquisizione cattolica e czarismo assoluto?” (Napalm in the morning)

In questi giorni in cui non mi limito a profondere dolore seguendo l’onda del pensiero unico filotibetano-anticinese, sto seguendo con attenzione le vicende della rivolta dei monaci tibetani cercando di costruirmi una mia opinione al di là di un bianco e nero fin troppo scontato, infastidito dalla sensazione di essere costretto a scegliere tra un’opinione considerata ovvia e la propaganda cinese.

Premesso che ho sempre considerato il regime, ops, la Repubblica Popolare Cinese il paradigma per eccellenza dello stato che viola i diritti umani e che ho sempre guardato con orrore alla Cina (litigando spesso con familiari e conoscenti di sinistra che adducevano varie motivazioni per giustificare quella dittatura, al pari di altre rosso-vestite, ma il mio animo illuminista e reverente solo verso la dichiarazione universale dei diritti umani non fa sconti), il mio disincanto verso una visione utopica del mondo, tutto peace&love, piuttosto che meat&war, mi porta sempre piu’ spesso a non giudicare sull’onda dell’impatto emotivo gli eventi mondiali.

Per non parlare del fatto che il mio cinismo, e la mia estremista foga antireligiosa, non vedono di buon occhio qualunque tipo di religioso, in qualsiasi cosa o essere egli creda e che un religioso di meno al mondo libera qualche volume di ossigeno da respirare.

In particolare non nutro simpatie per il Dalai Lama.

La storia del Tibet pre-Mao pare non sia immune da ombre terribili (in rete sta circolando questo documento di un PhD di Yale. Sospendo il giudizio: non mi fido di nulla che mi risulti pubblicato solo sul web), ma in fondo la storia di quale popolo non lo è, anche in profonda contraddizione con i principi odiernamente esibiti?

Non condivido, comunque, la sua morale di fratellanza, che egli dimostrò persino col famigerato Pinochet; mi è sembrato un saltimbanco quando ha provato a spiegare perchè secondo il suo buddismo il sesso orale, quello anale e l’omosessualità in toto debbano essere biasimati (e nella stessa occasione ha dichiarato che in fondo G.W. Bush gli piace e ha pure accettato di ricevere una medaglia dal congresso USA; meglio gli yankees di un gay? So, fuck off).

E ricordo anche le critiche di Christopher Hitchens rivolte al Dalai Lama per aver supportato il programma nucleare dell’India, accettato finanziamenti da Shoko Asahara (fondatore della setta buddhista degli Aum Shinrikyo responsabile dell’attentato nella metropolitana di Tokyo del 1995), venduto indulgenze a divi di Hollywood (qualcuno ha detto Richard Gere?) e giustificato la prostituzione.

Una valutazione serena e a 360 gradi di una situazione così delicata come quella che si è creata in Cina, non dovrebbe tenere conto anche di questi elementi?

Necessitiamo sempre di santi ed eroi per cui gridare peana e lamenti, mentre comunque siamo comodi sui nostri divani e le pallottole in testa se le beccano gli altri?

E’ un modo radical-chic per essere a posto con la propria coscienza, e sbollire rabbia contro un nemico lapalissiano come la Cina, che conosco fin troppo bene, dato che in passato non ne sono stato immune.

E non lo sono neanche in questo momento!

Detto ciò, pensare che il Tibet sia un arcaico male la cui cura sia un male pseudo-moderno come la Cina, mi appare come una posizione monolitica anch’essa che non tiene conto che se il Tibet rappresentava un mondo feudo-clericale, l’alternativa di Pechino è un mondo di sangue ed inciviltà che trova pari giusto nelle peggiori dittature africane (che, tuttavia, economicamente non contano un chiodo della croce di Gesu’, e quindi nessuno ne parla).

Qualcuno sostiene che il problema Tibet è strategico per gli ottuagenari governanti cinesi, che non si possono permettere un effetto domino devastante e che, con molta probabilità, si assisterebbe ad una recrudescenza della repressione.

Niente è piu’ realistico, ma la domanda è: se il Tibet ora è ALTRO dal suo passato, immondo o meno che sia, quando si porrà il problema della Cina come è tutt’ora?

Così come non si puo’ cedere ai ricatti dei terroristi, perchè continuare a sopportare le minacce di Pechino?

Un’entità economica ormai così preponderante come la Cina, che si trascina dietro il peggior sistema di repressione mai messo in atto, che critichiamo in nome degli stessi principi per cui è criticato il passato del Tibet, si è ormai arrogata il diritto di imporci il suo modo di essere o correremo il rischio di mettere in crisi quel modello di schiavismo moderno, pagandone pure qualche conseguenza?

La Cina ha molto da perdere: rischia di tornare un baratro peggiore di quello attuale, di dimostrarsi una bolla di sapone pronta ad esplodere.

Per l’equilibrio della new-economy saremo disposti a tollerare che tale potenza continui a calpestare i diritti umani, dei propri cittadini prima di tutto?

Insomma, la mia simpatia per i monaci tibetani è pari a zero, ma il Goliath che li sterminerà è un gigante d’argilla che non esiterà a farci ingoiare tutta la merda che produce.

Che cosa ritenete più probabile?

Che il Dalai Lama propagandi il suo sistema feudale, con ricchi monaci che reprimono (anche con violenze e torture) la popolazione, costringendola a vivere in povertà, come si sostiene avvenisse in era pre-maoista, o che il regime Cinese se ne fotterà alla grande dei nostri discorsi sui diritti umani?

Suvvia, siamo seri: in questo caso non si tratta del male minore.

Da una parte il passato, dall’altra un orrido presente.

Boicottare le Olimpiadi, renderle un clamoroso fallimento, dovrebbe essere solo il primo di tanti passi che mettano in ginocchio il governo cinese fino a che starà al mondo alle nostre condizioni.

Se in tutto questo processo si attraverserà una fase di lacrime e sangue, chiedetevi quale cambiamento nella storia dell’umanità sia mai avvenuto senza una guerra con vittime a corredo, senza una rivoluzione che abbia visto persino teste innocenti rotolare in un cesto.

Altrimenti ci troveremmo di fronte ad un caso di pusillanimità e bispensiero senza pari.

Tanto vale acquistare i popcorn, l’abbonamento a Sky (io prima dovrei acquistare una televisione!) e godersi le Olimpiadi.

Che cosa fa paura?

Il pericolo di uno sconvolgimento economico mondiale?

E le guerre moderne su che piano le si combatte, se non su quello economico?

O per il timore che il regime si inasprisca accetteremo lo status quo, sperando nel miracolo e nell’illuminazione, senza neanche provare ad essere noi quelli che costringono la Cina ad accettare le nostre regole?

Il lato negativo della faccenda è che dovremo avere ben presente che una crisi in Cina ricadrà soprattutto sulla sua popolazione e che i nostri ideali e le nostre coscienze dovranno optare per scelte che li renderanno meno immacolati.

Se nel nostro piccolo non contribuiremo a questo processo, allora meglio tacere e cambiare canale.

A noi la scelta: se questa rivolta non sortirà alcun effetto, se non qualche protesta, as usual, avremo perso battaglia e guerra.

13 commenti su “Tibet e Cina: il male del passato e del futuro

  1. St4rZ
    18/03/2008

    Sono mesi che ti leggo e ti devo dire Grazie, perché dai sempre validi spunti ai miei pensieri, e non sei uniformato alla marea di informazioni che di solito si trovano online.

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  2. pizzardo
    18/03/2008

    Per l’equilibrio della new-economy saremo disposti a tollerare che tale potenza continui a calpestare i diritti umani, dei propri cittadini prima di tutto?

    Viva Max Viva L’Eni Viva Mao Tzé Tzé

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  3. Lenny Nero
    19/03/2008

    @St4rZ:

    Grazie a te per la fiduciosa e costante lettura e spero di non deluderti prossimamente. 😉

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  4. buldra
    21/03/2008

    mah…io non mi sono ancora fatto un’idea precisa su questa “crisi”. Tuttavia non sono sicuro che “le nostre condizioni” siano migliori o più “umaniste” di quelle della Cina.

    la cosa che più mi spavenda della Cina non è che sia a tutt’oggi l’economia più in crescita del globo e contemporaneamente Regime Comunista ( dittatura); ciò che più mi ipmpressiona è che nonostante tale crescita la maggioranza dei cinesi è contadina, fa il contadino.

    Comunque staremo a vedere.
    Nemmeno io condivido le piaggeria hudred percent verso DalaiLama e Tibet. Puzza molto di radical chic come dici tu…

    Buldra.

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  5. raccoss
    03/04/2008

    Più o meno siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

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  6. michele
    08/04/2008

    Il Tibet è ormai Cina a tutti gli effetti. Fatti un giro e scoprirai gli orribili palazzoni cinesi ricoperti con le mattonelle bianche del cesso, cinesi Han in ognidove e tutto un mondo che è stato importato con la forza dalla “pacifica annessione” di oltre mezzo secolo fa.

    Tutta questa è ormai storia passata, il Tibet che esisteva allora è stato quasi del tutto cancellato, il poco che rimane è fatto di religione, e quella – come il cristianesimo – avrà da trovare altri poteri oltre a quello temporale (vedi lo Stato della Chiesa nel corso della storia).

    Non sono a favore della Cina, ma neanche mi butto a pesce su un “Free Tibet” abusato in ogni sua forma, senza senso ormai per i migliaiai di dissidenti che cavalcano l’onda mediatica e contribuiscono a buttare altra merda sulla Cina arrapati dal polverone. Senz’altro gliene stiamo già buttando addosso più di quanta se ne merita.

    Fossi in loro, brucerei le bandiere tibetane che non hanno (e non abbiamo) avuto il coraggio di sventolare qualche anno fà, comprerei un biglietto per qualche gara alle olimpiadi e mi godrei in santa pace uno degli eventi sportivi più importanti della storia. In silenzio, a testa bassa, come ci meritiamo di fare.

    Perchè potremo tirare in ballo ogni cazzata o verità riguardo questo immenso Paese, insultare e criticare un governo che decide la condotta di oggi sugli errori del passato, ma non possiamo e non dobbiamo permetterci di INSEGNARE ai cinesi come devono governare il loro Paese, qualunque sia il loro “Governo”, qualunque sia la loro situazione politica.
    Non ora, quando i giochi stanno per iniziare e tutto è quasi pronto – semplicemente – perchè GLIELO ABBIAMO LASCIATO FARE.
    Sono sette anni che sappiamo quale sarà la sede delle olimpiadi estive del 2008, ma solo ora, grazie ad una protesta trapelata dai confini nazionali, abbiamo la faccia tosta di ribellarci con tutta la nostra ipocrisia ad un teatrino internazionale di cui tutti siamo complici, protagonisti e comparse.

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  7. Lenny Nero
    08/04/2008

    @michele:

    In parte concordo.
    Tuttavia, anche se glielo abbiamo lasciato fare, cio’ non implica che dobbiamo perseverare nell’errore.
    Io non posso tollerare che il nuovo impero economico per eccellenza si fondi sulla totale negazione dei diritti umani.

    La merda che buttiamo addosso alla Cina non sarà mai abbastanza.
    La Cina si governi come vuole, ma che il resto del mondo le seghi le gambe!

    Per quanto riguarda il Tibet, se hai letto i miei due post in merito sai che non nutro alcuna simpatia per quei balzani maghi buddisti.

    Dovremmo pero’ ricordarci che non solo i monaci si sono rivoltati, quindi mai semplificare, perchè si rischiano vedute troppo di parte e grossolane.

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  8. giorgio riparbelli
    16/04/2008

    Non partecipo a discussioni di anime solitarie che si esprimono per cliche’anche quando credono di non farlo.
    Edoarda Masi, Renata Pisu, e altri occidentali come Sidney Rittenberg sono benche ‘non cinesi, piu’stimolanti perche’aleno un po’se ne intendono.
    I cliche’: vorrei una definizione analitica della locuzione”diritti umani”. Altrimenti e’un bel passpartout, che anche un pappagallo puo’ripetere. Bush e Pinochet cosiccome Salvador Allende e il subcomandante Marcos parlavano di diritti umani, ma erano uomini su fronti opposti.
    Merda sulla Cina ( ma non potremmo usare un inguaggio, che e’sempre, volendo, una espressione del pensiero, meno idiota, meno rubato a John Rambo?): il resto del mondo deve segare le gambe alla Cina:
    ho molte perplessita’su questo modo di “pensare”. Il resto del mondo, come lo chiama Michele, non puo’fare a meno della Cina. Puo’far finta di disprezzarla, ma non puo’evitare, pena deperire, di farci affari. Quando Deng si apri’al mercato ( e fu invitato con tutti gli entusiasmi a Washington), l ‘industria mondiale, in primis quella USA, intravvidero la scappatoia alla tendenziale stagnazione. Un miliardo di potenziali consumatori. Un forza lavoro la piu’sottopagata del mondo. Il sogno di ogni Big Corporation. In piu’la Cina era il simbolo vivente della vitalita’del liberismo. Chi sega, quindi le gambe a chi? E’vero che c’e’un piano della Cia ( che e’sempre all’avanguardia nelle science fictions) per tenere sotto schiaffo la nascente potenza capitalistica asiatica-il Tibet e i diritti umani fanno parte del repertorio-ma per il bene della bandiera a stelle e strisce non e’ancora consentito l’affondo.Un disturbo continuo, un livello medio di guerra ideologica va bene; ha dato i suoi frutti anche in Afghanistan e contro l’URSS.
    Altra banalita’e'”il resto del mondo”: mica stiamo giocando a risiko. A meno di ritenere la Cina il male assoluto, l’incarnazione del diavolo. Mi verrebbe di mandare tutti al diavolo e’dire come fece Moravia, dopo tanti preti incensanti del passato prossimo, che Mao e’stato il capo eponimo della piu’grande epopea del XXmo secolo. Che e’vero- un genio assoluto della guerra rivoluzionaria. Ma torniamo al ragionamento. Il resto del mondo e’Israele e sono i Palestinesi; e’il Kossovo e e’la Serbia; e’l’Irak ferito, invaso, distrutto e sono gli USA; e’la Repubblica Russa e la Cecenia; e’l’Arabia Saudita wahhabita dove ï famosi “diritti umani”non esistono neanche nel vocabolario e Osama Bin Laden. Dove esiste un resto del mondo contrapposto alla RPC?
    Vorrei insinuare un pensiero politicamente scorreto con i tempi che corrono, anche se so che le cose non sono mai semplici: non e’che Spartaco e Longino Varo ( che pure rappresentava il primo codice di diritto civile e pubblico mai concepito) avessero una idea un po’diversa , se non opposta dei “diritti umani”?
    Potrei andare avanti per ore. Ma mi sono stancato e mi sono anche stancato della “gente”; voglio distribuire piu’intelligentemente il mio tempo: per esempio approfondendo lo studio dell’algebra tensoriale e la riproduzione fotovoltaica della particella pai.
    Perche’la gente”” nonpensa in maniera piu’libera e non ripetendo le parole dei telegiornali e’sempre stato un mistero affascinante per me. Ma non mi meraviglia piu’che un Berlusconi faccia il pieno sulle stronzate che dice e che fa’e che la mafia il cui Eroe Mangano e’stato celebrato dal nuovo capo di gabinetto (un cesso, praticamente) stravinca in Sicilia contro la sorella di Borsellino. Saluti.

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  9. giorgio riparbelli
    16/04/2008

    Mi dimenticavo, da maschio irrecuperabile nell’inconscio, l’altra meta’del cielo. l’espressione e’di Mao, ripresa dal taoismo. Nella aborrita RPC le donne sono state, come dire, liberate con la proclamazione della Repubblica Popolare. Non hanno piu’i piedini nanoparticellati. Non e’ancora la rivoluzione femminista, ma qualcuno si e’accorto che esistono. Come nell’Afghanistan di Najibullah. Vogliamo che siano l’Arabia Saudita, o Obama ( per cui le donne sono una maledizione, di cui suppongo, non si puo’fare a meno) oppure il Santo Padre anti-tutto, a buttare merda sulla Cina. Mi sapete dire con quale magistero morale? Non ci siamo, sia detto tra parentesi, scocciati di parlare tra maschietti? non pensate che una donna impegnata, prima cosa controllerebbe qual’e’il ruolo della maggioranza del mondo, nei paesi di cui parliamo? Saluti.

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  10. giorgio riparbelli
    16/04/2008

    Non e’Michele che aveo di mira, mi scuso con lui. Ma Lenny Nero. Questi dannati nomi web!

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  11. Lenny Nero
    16/04/2008

    @giorgio:

    francamente sbagli:

    -target: non voto Berlusconi (non voto proprio), so benissimo che cosa siano i diritti umani avendo lavorato in Amnesty International (anche se me ne sono andato perchè in disaccordo su molte questioni), ma soprattutto perchè esiste una dichiarazione universale in merito, ergo, non c’è bisogno di specificare, inoltre non guardo televisione praticamente da 10 anni, per cui le parole di un telegiornale a me non arrivano

    -tono: in realtà a leggere bene il tuo discorso c’è piu’ bile che contenuto contro una generica gente, per non parlare del tuo flusso di coscienza che dopo 10 righe deraglia.
    Sono felicissimo di ospitare i commenti di chiunque, meglio ancora se di segno opposto al mio, se no la discussione diventa sterile, ma se uno si esprime in termini dogmatici assoluti con la verve di un Ratzinger all’Angelus fa male alle orecchie e raggiunge poco il cervello.
    Chissà quale illuminazione mi son perso.

    Collegare CIA, Berlusconi e femminismo non sarebbe riuscito neanche a Joyce, ma che dico, neanche ad un genio fotovoltaico: dopo ci potrai illuminare di immenso senza neanche le tue parole, la tua presenza sarà sufficiente.

    Buona vita e godiamoci i vantaggi dei nostri affari con i super-rivoluzionari cinesi.

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  12. giorgio riparbelli
    17/04/2008

    Puo’essere benissimo che io sbagli. Mi e’accaduto in passato; mi accadra’in futuro. Voglio solo vedere se e’uno sbaglio con qualche raziocinio.

    Provo a essere telegrafico anche se argomenti che riguardano il muoversi e il destino miliardi di persone, alcune che si svegliano da profondi medioevi richiedono un po’di articolazione. Poi, ti assicuro che non ti scoccio piu’.

    Diritti Umani: so perfino io che l”ONU ne ha dato una definizione. (Anche l’ONU pero’ e dispiace dirlo, sta nella storia e ne risente molto- non esce dalla splendida testa di Giove).
    Ma la gente a cui parli, sei sicuro conosca cosa c’e’scritto nella Carta dell’ONU? O piuttosto quando ne parli , evoca della idea che di essi ne da’Emilio Fede(semplifico). Non sarebbe forse il caso di articolare un pochino invece di dare per scontato., specialmente di questi tempi.
    I Diritti Umani dell’Onu nascono dall’angoscia di alcuni popoli inorriditi dalle distruzioni di due guerre mondiali( che si sono divertiti da matti a fare, altrimenti non ci sarebbero state) ,e dalla presenza della bomba atomica. Essisono il risultato di processo molecolare, che ha trovato il suo apogeo nella Rivoluzione Americana e nella Rivoluzione Francese, che hanno fatto il loro certo numero di morti ( e anche Jefferson, il presidente della costituzione che affermava il diritto alla felicita’si dice avesse 600 schiavi africani- il trucco e’facile, basta riconoscere gli schiavi come sottouomini, e sono fuori). Ma si sa la storia e’paradossale.

    Scusa se nella articolazione di un discorso (il cammino umano e’complesso e bisogna tenere presente i molti fattori), mi e’capitato incidentalmente di riferirmi alla CIA, a Berlusconi e al femminismo.
    Ma parlando di Diritti Umani volevo intanto mettere in evidenza che se ne danno interpretazioni differenti a seconda degli attori in campo. Dove deraglio? Queste cose le affermavano nel secolo scorso tutti i pensatori cosiddetti del “sospetto”, cioe’Marx, Freud, Nietzsche per citarne alcuni. Ci hanno detto quello che spesso si cela dietro gli astratti Principi.
    Insisto che forse le donne piu’consapevoli guarderebbero a differenza dell’ästratto “pensiero maschile” alle diverse societa’, cogliendo prima di tutto e concretamente il ruolo della donna in esse.
    E forse la Cia, che e’la intelligence della piu’grande potenza mai vista nella storia umana moderna, qualcosa c’entra con la politica estera e le ingerenze. Dove deraglio? Come puoi chiamare governi e popoli del resto del mondo a gettare merda e forse altro su un paese che certo non e’campione dei diritti umani, ma cerca un difficilissima via di uscita dal sottosviluppo. Nota personale, quando stavo in Italia anch’io ho fatto la mia marcetta per i morti di Tien An Men.
    Non ritengo il governo cinese super-rivoluzionario. Intanto perche’e’il primo a dire di non esserlo. Poi perche’ove lo fosse non sono affatto sicuro che la rivoluzione sia il preminente interesse dei popoli. Le parole di Rittenberg(16 anni nelle carceri di Mao) mi sembrano sagge e illuminate.

    Il resto del mondo che dovrebbe isolare la Cina e “segarle le gambe” non e’sempre questo campione dei “diritti umani”. Mi sembra piuttosto percorso da contrasti spesso mortali in cui i “diritti umani”vengono esplicitamente negati.Inoltre non auspico per i 60 popoli che costituiscono la nazione cinese una soluzione alla Jugoslava, che innescata da una indipendenza del Tibet trascinerebbe le altre minoranze in un effetto domino. La considero una calamita’ assoluta , non solo per i cinesi ma per ‘l’intera l’umanita’. Non e’il momento di dividersi, ogniuno con le proprie bandierine multicolori, come la Croazia,la Slovenia, la Serbia , ma di unirsi: ai tempi nostri o si vive insieme o si perisce insieme.
    Deraglio?
    Vedi che un po’di nomi bisogna farli se si ragiona.
    E arrivo alla bile e alla “gente”. La mia bile e’un problema mio e per riservatezza non ne parlo sul web. La ‘gente”e’un problema di tutti. Io non credo nella ‘gente”, di cui sicuramente faccio parte. Ma negli individui, nella loro indipendenza di giudizio e nella loro saggezza- che vuol dire guardare al mondo in modo olistico, se si vuol capirne un po’ E c’entra con questo l’imbarbarimento dovuto ai recenti decenni italiani che ci hanno allontanato dagli individui e ci hanno avvicinato alla “”gente. Raccontava un bravo giornalista parlando di Silvio, che quando dalla galleria di un teatro parti’un fischio a Petrolini, il mago del comico avanzo’verso il limite della scena e disse rivolto al fischiatore”Nun ce l’ho con te, ma co quelli che te stanno vicino e che ancora nun t’hanno buttato de sotto”.
    Ecco il popolo della galleria ha preferito e a stragrande maggioranza la mafia a Rita Borsellino. C’entra col Tibet?: c’entra. E’ quello che dovrebbe tirare merda sulla Cina. Con questo ti saluto, ti auguro un buon avvenire, e….non sono stato telegrafico.

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  13. Lenny Nero
    17/04/2008

    @giorgio:

    caro Giorgio,

    grazie di aver dedicato tempo a rispondermi ancora.
    Non volevo essere offensivo a priori, ma quando odoro certi toni mi scatta subito l’allarme “troll”.

    Capisco benissimo che esprimere ragionamenti complessi su una situazione a mille sfumature è difficile, specie online dove vale la legge del TL/DR e spesso lo sforzo di sintesi porta a massimizzare o a non essere abbastanza esplicativi.

    Io non ho problemi con commenti lunghi e sono il primo a scrivere post chilometri, quindi va benissimo che ti sia preso tutto lo spazio che ti serviva: i commenti ci stanno apposta!

    Personalmente non condivido non tanto le premesse di certi tuoi discorsi, comunque acute ed interessanti, quanto le conclusioni.

    Se ragioniamo sempre come Gesu’ e iniziamo a guardare le travi nei nostri occhi o a non scagliare pietre perchè peccatori finiremo solo travolti.

    Tanto per dire, non è che oggi scrivo anatemi contro la Cina, non sia cosciente del Darfur (della cui situazione la Cina è pienamente colpevole per altro), dell’Iraq o dei problemi di cosa nostra, ops, casa nostra.

    Se hai letto qualche altro mio post vedrai che abbiamo punti in comune in certe considerazione, non è che sono un monomaniaco ideologizzato e cerebroleso che penso di essere superiore ai cinesi o che si rifiuta di trovare loro giustificazioni (che comunque per me non sono sufficienti).
    Gli stessi discorsi fatti per la Cina valgono per tutti, i diritti umani sono universali e per me sono quelli scritti su quella carta.

    L’opinione di Bush in merito non conta, la dichiarazione universale è chiarissima, e non puo’ certo spacciare per difesa dei diritti umani il waterboarding o i bombardamenti al fosforo.

    Se vogliamo accettare che la “via cinese” sia inopinabile perchè non hanno altre strade o scelta allora diciamolo e la carta dei diritti umani ce la infiliamo su nel posteriore.

    Poi pero’ non lamentiamoci se non arginando un modello simile questo strasborda ovunque; mi pareva che i danni fatti in merito dagli Stati Uniti fossero già sufficienti.

    La Cina vuole gestire in questo modo il suo paese (pene capitali a spron battuto, assenza di avvocatura di difesa, schiavismo diffuso, tortura, censura oltre ogni immaginabile) perchè non puo’ fare altrimenti?

    Va benissimo, ma non si aspetti un “bravi, continuate così”.

    Io non approvo e non approvero’ mai.
    E considero una decisione doverosa, almeno in base ai miei principi, tagliare il cordone a quel paese prima che il Made in China diventi anche un brevetto sul modo di gestire politica, censura e diritti umani.

    Se segare le gambe e gettar merda sono espressioni un po’ Borghezio style, dall’altra rendono bene e sintetizzano il mio pensiero, magari un po’ tagliato con l’accetta ed estremo, ma in fondo articolato (magari hai letto anche l’altro mio post sul Tibet: non ho posizione con i paraocchi).

    Ed è la mia opinione così come tu hai la tua.

    Per sapere chi ha ragione come sempre si rimanda ai posteri.

    Per quanto riguarda la gente il mio motto è “non faccio discriminazioni: odio tutti”, quindi vedi tu! 😉

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Questa voce è stata pubblicata il 17/03/2008 da in Flussi di incoscienza, Religione con tag , , , , .

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