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Peace is for pussies

Metafisica dei tubi – Amélie Nothomb

In principio era il nulla.

E questo nulla non era nè vuoto nè vacuo: esso nominava solo se stesso.

E Dio vide che questo era un bene.

Per niente al mondo avrebbe creato alcunchè.

Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.

Sono sempre stato incuriosito dai libri di Amélie Nothomb: aura radical-chic, lunghezza di una canzone punk, trame inafferrabili e titoli curiosi (“Cosmetica del nemico”, “Antichrista”, “Biografia della fame”, “Igiene dell’assassino”, “Sabotaggio d’amore”).

Convinto dall’incipit di questo libro (e solo in minima parte dal risibile prezzo di vendita dell’edizione tascabile), mi sono avventurato in questa veloce quanto densa lettura, brillante e destabilizzante al tempo stesso.Sintetizzare la trama de “La metafisica dei tubi” è un’impresa ardua e rischierebbe di suonare alle vostre orecchie come una follia (e un po’ di follia di maniera sicuramente pervade il testo).

E’ una sorta di romanzo autobiografico che copre i primi tre anni di vita dell’autrice.

Con sporadici e velocissimi flash-forward sulla sua maturità.

Cresciuta in Giappone da una famiglia belga, ella nacque davvero solo a circa due anni.

Fino ad allora si comporto’, con stupore di medici e parenti, come dio e come tale si è percepita: un placido tubo che vaga nell’universo, immobile, che fa dell’atarassia il suo stile di vita.

Il tubo o dio “filtrava l’universo e non tratteneva niente“, un cilindro sereno impegnato solo nel deglutire, nel digerire e nell’escrezione.

I genitori della creatura-tubo l’hanno amata e quasi ammirata ugualmente, finchè un giorno l’assaggio del cioccolato bianco portato in dono dalla nonna ha scatenato il circuito del piacere e si è verificato un piccolo bing-bang esistenziale.

Costruito come una raccolta di aneddoti che suscitano continui commenti spesso corrosivi, senza essere gratuitamente cattivi, seguiamo la crescita della bambina, dotata di un’intelligenza prodigiosa e dedita ad un’egoistica ricerca di quel piacere che così tardivamente l’ha connessa al mondo.

Il libro è soprattutto una riflessione sull’evoluzione dell’uomo da semplice tubo ad essere umano tramite la scoperta del mondo attraverso lo sguardo e la possibilità di nominare, e quindi controllare, il mondo stesso: le parole, attribuiscono esistenza e significato alle cose e la bambina, autodidatta e multilingue, imparerà presto a giocare con esse per elargire i suoi giudizi sulla realtà circostante o manipolarla attraverso la fantasia o la menzogna.

Lo stile della Nothomb è fluido e quasi favolistico, pur essendo ricercato e cesellato, e l’autrice riesce ad essere lieve e ironica anche quando affronta temi difficili quali la morte o il suicidio, il dolore dell’abbandono, il controllo innocentemente feroce da parte della famiglia, che non è assolutamente in grado di capire i suoi desideri, o la religione cristiana verso cui riesce ad essere dissacrante con un paio dialoghi apparentemente infantili o adottando la strada del sarcasmo (la bambina riceve in dono dai genitori tre carpe che è costretta ad accudire e che reputa creature disgustose e le chiama Gesu’, Giuseppe e Maria) e ovviamente i temi della perdita e del ricordo, essendo la protagonista predestinata dal mestiere del padre ad emigrare da un luogo, il Giappone, che ai suoi occhi è come il Paradiso.

La metafisica dei tubi” è un concentrato di idee, immagini, giochi di scrittura e considerazioni sull’umanità (da parte di una bambina che pero’ ragiona come un dio appena svegliato dal suo placido sonno) che regala senza sosta emozioni anche forti, ma con un tono disincantato che lo rende un’esperienza particolare ed unica.

Non tutti gli scrittori hanno il magico dono di saper esporre le proprie considerazioni sull’esistenza umana in poco piu’ di 100 pagine senza inventarsi un melodramma così spesso che non sai se usarlo come sgabello o come arma impropria di suicidio.

E giusto per citare il prolisso per eccellenza: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” (M. Proust) 

[…]Nessuna parola esprime, neanche lontanamente, la sua strana essenza.

Eppure lo sguardo esiste.

Poche sono le realtà che hanno un tale livello di esistenza.

Che differenza c’è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti?

Questa differenza ha un nome: si chiama vita.

La vita inizia laddove inizia lo sguardo.

Dio non aveva sguardo.

Un commento su “Metafisica dei tubi – Amélie Nothomb

  1. erika
    13/07/2009

    Letto il libro … letta la tua recensione !
    Molto bello il libro … molto bella e fedele la tua recensione !
    E mi trovi assolutamente d’accordo soprattutto su questo punto :”Non tutti gli scrittori hanno il magico dono di saper esporre le proprie considerazioni sull’esistenza umana in poco piu’ di 100 pagine senza inventarsi un melodramma così spesso che non sai se usarlo come sgabello o come arma impropria di suicidio.” …..alcuni libri che ho letto sono finiti sotto un mobile che traballava istericamente!

    Un saluto .

    Erika.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/04/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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