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The abandoned (Los abandonados)

Ci sono film che a fatica trovano una distribuzione nelle sale, in particolare in quelle italiane, specie se sono film di genere che, quando si è fortunati, arrivano nei negozi direttamente in dvd, se no bisogna ordinarli nel loro paese di origine. Ci sono inoltre film che nascono con premesse stentoree ed anche se hanno fatto il giro dei festival di mezzo mondo, perchè magari prodotti dalla Filmax, sarebbe meglio che non vedessero mai la luce. “The abandoned”, se non fosse per alcuni pregi estetici e di ambientazione, appartiene ad entrambe le categorie: la sceneggiatura, ad opera di Karim Hussain (“Subconscious cruelty“), era pronta già dal 1999, ma nessuno ne ha finanziato il progetto; in seguito interviene un nuovo talento quale Nacho Cerda (v. Short Shock – parte 2, a lui interamente dedicato), forte dell’adorazione e dello scalpore necrofili suscitati da “Aftermath” e dell’apprezzamento in qualità di visionario per lo splendido “Genesis“, che fiutando probabilmente la debolezza dello script riesce a farlo incasinare da Richard Stanley, il quale, dopo averci illuso di essere un genio con “Hardware” e “Dust devil / Demoniaca“, risalente ormai al 1992, è passato alle cronache per essere stato licenziato nel 1996 e sostituito da Frankenheimer alla regia de “L’isola del dottor Moreau” per poi dedicarsi a documentari su vari argomenti legati all’occulto.

Di fatto, iniziato a circolare nel 2006 grazie all’Horrorfest ed approdato negli States l’anno dopo, “The abandoned” è già diventato un film destinato al direct-to-video (forse). Ma si sa che il fandom horror è di gusti sopraffini, tuttavia vista la facile astinenza anche un surrogato a volte placa la sete e ci si accontenta. C’è comunque decisamente di peggio in circolazione, anche realizzato da blasonati registi (qualcuno ha nominato i “Masters of horror“?) Milla è una quarantenne nata in Russia, e lì adottata dopo il misterioso assassinio della madre, che all’improvviso viene convocata nel paese natio per ottenere la sua eredità: una casa in disuso da quasi mezzo secolo con stalla annessa. Il mefistofelico notaio che si occupa della pratica la incuriosisce sulle sue origini, di cui non sa nulla, e la protagonista si ritrova ad affrontare letteralmente i fantasmi del passato rimanendo intrappolata in un progetto mortale. “The abandoned” è una ghost-story in cui Cerda, dimenticandosi degli eccessi gore o della sua capacità di estetizzazione, punta tutto sugli elementi classici della paura e rifugge dallo stile videoclipparo e patinato dei torture-porn oggi in voga. Il tentativo di creare un film spaventoso alla vecchia maniera è encomiabile, il problema è che non puo’ reggere per l’intera durata una sequela di boschi inquietanti (sebbene alcun scorci siano bellissimi), edifici diroccati, ritrovamenti di scheletri, rumori di ogni genere e dalla dubbia provenienza, e di apparizioni a metà fra la zombesco e l’ectoplasmico. Quando ormai ci si è abituati all’atmosfera da castello degli orrori sapientemente creata e la noia inizia ad incombere (per un’ora gli unici eventi di nota sono l’incontro col fratello gemello, della cui esistenza Milla non era al corrente, e la comparsa dei loro doppelganger senza vita pronti ad ucciderli), anche per colpa di dialoghi davvero risibili ed una recitazione di livello discontinuo, Cerda, imitando Stanley, brucia tutte le sue carte negli ultimi venti minuti ingannando lo spettatore con una brillante, quanto oltremodo confusionaria, sovrapposizione di luoghi e di piani temporali, per rivelarci le oscure vicende legate al passato di Milla ed i piani dell’oltretomba per lei e il fratello (le citazioni de “L’aldilà” di Lucio Fulci si sprecano). Inserendo di forza l’elemento soprannaturale, e non sforzandosi minimamente di rendere le vicende comprensibili (facendo scemare la tensione sostituita da un senso di fastidio), si creano delle incongruità logiche, che sfociano spesso e volentieri nella cialtronata, tali che non le si riesce a perdonare neanche grazie all’elegante messa in scena (la fotografia è del sempre superlativo Xavi Gimenez, collaboratore fisso di Jaume Balaguero e all’opera anche per “L’uomo senza sonno“) o ai perfetti, quanto accademici, giochi di montaggio. E quando tutto è compiuto e svelato rimangono piu’ domande lasciate in sospeso che brividi. “The abandoned” non è un fallimento totale riflettendo sulle potenzialità della storia e delle locations degne dei migliori episodi di “Venerdì 13” e sulle indubbie capacità visive di Cerda, che almeno per metà film riesce a sostenere una tensione sottile e non urlata. Procedendo oltre avviene il tracollo e invece di rimanere ancora incollati alla sedia si spera che i protagonisti vengano massacrati al piu’ presto. I fan di “Aftermath“, infine, stiano lontani da questo thriller soprannaturale. Se proprio siete curiosi di vedere dei maiali divorare un uomo, Cerda vi offre qualche secondo di una sua personale puntata di “Discovery Channel”, ma ha provato a manipolare la paura usando ben altre corde che non la violenza o lo shock. Curiosa la morale del film: a volte la famiglia è un disastro totale e sarebbe meglio essere abbadonati. Peccato che questo concetto venga ripetuto, sottolineato ed evidenziato pure dalla voce narrante della figlia di Milla (dovrebbe essere un colpo di scena, ma lo si capisce dopo 5 minuti) rendendo un film narrativamente stolto pure didattico, come se avesse davvero una trama solida o forse per l’evidente timore che lo spettatore medio non ne capisca nulla. Un po’ più di rispetto per il fandom. Dato che questo è il primo lungometraggio di Nacho Cerda l’unica speranza è che metta il suo palese talento al servizio di migliori sceneggiature o di altri cortometraggi, a lui sicuramente più congeniali.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/04/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , , .

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