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Peace is for pussies

La porta dell’inferno – S. Macbride

Non fatevi ingannare dal titolo: non ritroverete in questo libro particolari dettagli raccapriccianti o per lo meno non più della media dei thriller odierni, che delle frattaglie si avvalgono come del loro punto forte.

Non fatevi ingannare neanche dalla trama riportata sul frontespizio: chi l’ha redatta nella migliore delle ipotesi ha appena sfogliato il libro.

Soprassedete pure a qualche refuso e ad una traduzione che in un paio di momenti sembra essere inadeguata, e forse riuscirete a godere di un testo che sta alla letteratura quanto il cabaret, ma risulta molto divertente.

Già autore di “Il collezionista di bambini” e “Il cacciatore di ossa”, Macbride è la punta di diamante delle nuove pubblicazioni della Newton Compton che si basano su un packaging d’effetto, trame molto “pop” ed intriganti ed un prezzo pari alla metà di un libro appena pubblicato.

Alcuni romanzi ormai costano 19,50 euro, aumentando il loro prezzo ogni tre mesi alla stessa rapidità della benzina; per fortuna in genere è direttamente proporzionale alla quantità di sterco messo su carta dato che le case editrici degne di tal nome non pubblicano romanzetti alla stessa valuta dell’oro (ed in questo almeno la NC è onesta prima di tutto con se stessa!) e quindi li si evita senza troppi sacrifici.

La porta dell’inferno è un classico poliziesco hard-boiled che vede protagonista il detective di Aberdeen Logan McRae, già protagonista dei precedenti romanzi (che non ho letto e non credo leggerò).

Ergo gli ingredienti sono uno stupratore seriale che sfregia le sue vittime, un attore porno sado-maso il cui corpo esanime è buttato di fronte al pronto soccorso dopo una violenta divulsione intestinale per mezzo di un vibratore anale (a coronamento di una seduta BDSM oltre i limiti), filmati pornografici di varia natura e pedofilia.

Fiondatomi sul romanzo con la stessa foga voyeuristica di una casalinga psicotica, ho capito dopo 10 pagine che, nonostante la materia indubbiamente disturbante (ma non certo nuova), Macbride punta soprattutto ad intrattenere, dipingendo una corte dei miracoli di poliziotti nevrotici, afflitti da problemi e manie, e che parlano come l’ultimo degli scaricatori del porto di Rotterdam, ricreando un clima cameratesco e goliardico a volte francamente sopra le righe, perchè smorza ogni tensione.

Quello che salva il romanzo dalla tendenza dell’autore all’ironia e alla caciara è un intreccio complesso che, bisogna riconoscerlo, è condotto con estrema naturalezza in modo non prevedibile, tortuoso senza mai essere confuso, sviluppato tra una battuta e l’altra attraverso filoni di inchieste apparentemente slegati fra di loro e colpi di scena non clamorosi, ma collocati al momento giusto per tenere sempre alta l’attenzione del lettore con continue sorprese; da questo punto di vista il libro è un meccanismo ad orologeria perfettamente congegnato.

Il ritmo è incalzante per tutte le 350 pagine, senza mai una caduta, grazie anche ai fitti dialoghi che consentono di simpatizzare con la combriccola strampalata dei poliziotti, facendoci ridere piu’ di una volta (per lo meno quando si è abbandonata definitivamente l’idea di trascorrere una notte insonne come con un romanzo di Maxime Chattam), e la prospettiva di analisi delle vicende è quasi sempre dall’ottica degli investigatori, ritrovandoci così maggiormente coinvolti, come se fossimo stati reclutati pure noi nelle indagini.

Non mancano qualche brivido (raro), i momenti disturbanti, l’angolo dell’anatomo-patologo, ma non costituiscono l’essenza di questo libro che vuole essere adrenalinico e condotto a tutta velocità.

Macbride non riesce (e credo anche che non voglia) a materializzare un’atmosfera di angoscia od orrore.

Descrive un mondo disincantato, violento, completamente amorale, in cui persino i poliziotti agiscono in modo discutibile, macchiandosi di gravi delitti a puro scopo giustizialista e coperti dall’omertà dei colleghi, ed i bambini non sono immuni da un contesto generale disarmante e schizogenico.

Macbride racconta l’orrore col sorriso stampato sul volto, un sorriso che a volte suona rassegnato e forzato, come se non vi fosse altro modo per affrontarlo, per non soccombervi.

Se cercate una lettura scorrevole, priva di fronzoli letterari, morbosa, ma completamente innocua dato il mood autoironico, è il testo adatto per affrontare un noioso viaggio in treno o disintossicarsi da un libro di Saramago.

Se cercate notti insonni e letteratura, migrate verso altri lidi.

Son convinto che Mr. Macbride sia una persona estremamente gioviale, ma se acquisto un libro che si intitola “La porta dell’inferno”  mi aspetto di sentire le mie ghiandole surrenali spremute fino all’ultima goccia di adrenalina e non di tenermi la pancia dal ridere ascoltando un regista di film porno che esalta le sue opere tra cui Crocodildo Dundee ed Harry Fottier e la Camera dei Secreti.

Macbride sta ad un autore di thriller sadico e coi controcazzi come Chattam come un qualsiasi cinepanettone sta a “Il silenzio degli innocenti“.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/05/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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