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Peace is for pussies

Love is the devil

Sporadicamente qualche accalorato miliziano di Cristo, o qualche occultista della domenica, riferendosi al nome del blog mi pone la fatidica domanda: “Sei satanista?”.

Mi spiace deludere entrambe le fazioni: il satanismo è solo l’altra faccia della stessa merda.

“Love is the devil” è il titolo del primo film diretto da John Maybury, un capolavoro le cui vette non sono state neanche lontanamente sfiorate dal successivo “The jacket”.

Adoro Francis Bacon, la sua arte sanguigna; adoro quel titolo che unisce romanticismo e distruzione.

Pensavo che fosse adatto a racchiudere in poche parole la visione duale e schizofrenica che ho di me stesso e che spesso hanno anche coloro che mi conoscono dal vivo.

I semplici di spirito si consolino per il non comprendermi: loro è il paradiso, ma a me non interessa.

E il film in oggetto?

Progettato come un ritratto dell’artista e dell’uomo, due aspetti indissolubilmente legati, restituisce in immagini, direttamente mediate dall’estetica del pittore e costruite con meticolosa devozione, un biopic visionario, disturbante, in cui la relazione fra Francis Bacon e George Dyer è solo la tela su cui dipingere a tutto tondo il mondo interiore del protagonista.

Il risultato è quello di mettere in scena una sorta di seduta psicanalitica da cui Bacon emerge come individuo disumanizzato dalla sua ricerca artistica, dalla sua visione nichilista e crudele della vita come orrore (l’orrore come essenza ultima dell’esistenza), dalla sua incapacità di esprimere i sentimenti le cui energie sono totalmente assorbite dagli isterici pennelli.

La pellicola è un susseguirsi di visioni improvvise, rumori di viscere, scenografie minimali e corpi distorti.

La scena iniziale è una summa programmatica: George è un ladruncolo, ignorante ed innocente, che precipita dal tetto della casa di Bacon nel suo studio, il suo sancta sanctorum accessibile a pochi eletti, ritrovandosi immerso in quel caos di colori, vernici e fotografie che giacevano sparse come fonti di ispirazione di immediata e casuale disponibilità.

La caduta è una lunga discesa attraverso un tunnel sfinterico che conduce George nei territori perfidi e maligni della mente di Bacon.

Quest’ultimo è ossessionato dall’interiorità della carne, dalle perversioni che sperimenta persino su se stesso, usando George come mezzo e cavia con cui sembra sfogare una rabbia profonda veicolata soprattutto nell’arte o nelle battute crudeli esibite con i suoi insopportabili amici omosessuali, chic e perdenti, con cui aveva gioco facile a imporsi grazie alla sua statura creativa e intellettuale (Bacon fu definito il più grande artista vivente).

George rimane schiacciato non solo dallo stile di vita aristocratico e superficiale del suo amante, ma anche dalla sua sfrontatezza, da una ricerca sensoriale che asseconda (ma non comprende), dai silenzi di Bacon che si eccita assistendo a un incontro di boxe (aspettando che schizzi di sangue gli coprano il volto) o gioendo delle scene più tragiche dei film di Eizenstejn o dello spettacolo di mortali incidenti, e dai suoi aforismi sarcastici e narcisisti sulla vita, che tanto amava profondere persino nelle interviste.

Derek Jacobi nel ruolo di Bacon è camaleontico e perfetto; Daniel Craig è un disturbato e fragile Dyer, privo delle profondità di pensiero del pittore eppure soggiogato, sottomesso alle volontà del mostro, spesso integralmente nudo in scena, privo degli atteggiamenti barocchi del partner e dei suoi trucchi per il viso, eppure attratto, plagiato, affascinato e senza la forza interiore necessaria per non soccombere e non cadere nella disperazione.

“C’è un legame fra te e la caduta, George, così splendido e così costante”.

Maybury ci mostra voyeuristicamente Bacon mentre dipinge, mentre riflette di fronte ad un quadro od ad una fotografia, mentre osserva George od una mostra d’arte e davanti ai suoi occhi si materializzano allucinazioni agghiaccianti per chiunque, ma che per lui sono la via per avvicinarsi al nucleo di quella carcassa che è l’uomo.

E in occasione della celebrazione definitiva a Parigi il rifuggire volontario dai sentimenti, dalle relazioni umane, da ciò che è spirituale e non fisico e doloroso (quindi bello e vero: “non c’è bellezza senza ferita“) produrrà conseguenze devastanti su George, in una sequenza in cui Maybury riproduce fedelmente alcuni degli elementi che costituiscono la cifra stilistica di Bacon, gettandoci nel lato oscuro e deteriore dei suoi quadri.

L’unica cosa certa nella vita è che tutto sta cadendo a pezzi“.

Il film, complici anche le musiche rarefatte e taglienti di Ryuichi Sakamoto, rende magistralmente l’inquietudine di Bacon, un buco nero vivente capace di distruggere tutto ciò che gravita nella sua orbita ed assorbire luce e materia per rimandarcela a pezzi.

E la sua totale assenza di amore manifesto, se non in ultimo gesto tardivo, appena accennato, sul cadavere di George, ripiegato come uno dei suoi soggetti magmatici, atterrisce e ci si domanda se l’arte non fosse l’unica, possibile, gigantesca valvola di sfogo di un uomo che considerava tutto futile e vano e riduceva l’umanità a un conglomerato di ossa e carne che urla nel silenzio.

 

5 commenti su “Love is the devil

  1. zonekiller
    09/05/2008

    Finalmente leggo una recensione che rende giustizia a questo capolavoro…recentemente ho riletto le recensioni dell’epoca…tutte abbastanza negative o addirittura dispregiative (una terribile su cineforum)…inspiegabilmente quasi nessun critico ha colto ciò che tu metti in evidenza…a questo punto, per fortuna che ci sono i blog!

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  2. nikink
    10/05/2008

    lo tenevi nascosto, eh, ‘sto blog? ,-)
    grazie per esserti infine autolinkato, così m’hai fatto scoprire questo film dedicato ad uno dei miei artisti-feticcio (come avrai magari già letto da me e però, se l’avevi perso, eccoti l’aneddoto romano sul Bacon che non t’aspetti:
    http://nikink.tumblr.com/post/30659813 )

    un abbraccio fraterno (posso?) da Nicola

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  3. Lenny Nero
    11/05/2008

    @nikink: grazie per giro, commento ed abbraccio che ovviamente ricambio🙂
    Il blog è relativamente nascosto, nonostante le visite discrete: forse è che da liti, autolink e spam vari cerco con signoria di tenermene lontano.
    Almeno quasi sempre😉
    Poi la mia non-signorilità la sfogo già qua sopra!

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Questa voce è stata pubblicata il 06/05/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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