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Peace is for pussies

Freaks

Prodotto dalla MGM nel 1932 come possibile risposta a “Frankenstein” di James Whale, la casa di produzione si ritrova per le mani un capolavoro diretto da Tod Browning (già autore di “Dracula” interpretato da Bela Lugosi) che tuttavia rinnega, pare censuri e tagli (il film dura solo 60 minuti), e quasi disconosce, rendendosi conto del potenziale disturbante, innovativo e sovversivo rispetto alle regole dell’horror-entertainment dell’epoca.

Freaks“, pur adottando un plot semplice, lineare, ma affilato come un coltello (il finale è una sorpresa shoccante tutt’oggi) è ormai non solo un classico della cinematografia horror anni ’30, ma resta il punto di riferimento per ogni opera visiva dedicata alla diversità e alla mostruosità, configurandosi pure come un manifesto politico e morale, inadatto ed inusuale per un pubblico che dai mostri voleva solo essere spaventato, senza pensare ad implicazioni etiche.

Ambientato in un circo itinerante che ospita gemelle siamesi, l’uomo-torso, nani, bambini deformi e altri scherzi della natura che sfruttano il proprio aspetto per vivere, consci della crudeltà degli spettatori, sviluppa la storia d’amore ingannevole fra la trapezista Cleopatra ed il ricco proprietario del circo, il nano Hans.

Cleopatra, sensuale ed estroversa, in realtà mira a conquistare i soldi di Hans, tradendolo con l’uomo forzuto, Hercules.

Sedotto Hans, apparentemente fragile come un bambino, Cleopatra lo convince a sposarla ed inizia ad avvelenarlo fin dai festeggiamenti per le nozze.

Quando il piano di Cleopatra verrà scoperto le regole d’onore, l’istinto di sopravvivenza e lobbistico dei freaks si scatenerà in una notte di tempesta ripagando la cattiveria sprezzante dei normali con la piu’ temuta e peggiore delle punizioni.

Eccettuati i ruoli di Cleopatra ed Hercules, i personaggi sono interpretati da veri freaks non professionisti la cui naturalezza ed espressività nel recitare è stupefacente, creando un contrasto tra il loro aspetto incompiuto e la profonda umanità che riescono a far emergere attraverso quella maschera che indossano congenitamente.

Se da una parte è semplicistico il raffronto fra il mostro umano e l’umano mostruoso, dall’altra Browning riesce a dipingere le sue figure non come macchiette da cabaret, sfuggendo alla comicità involontaria o alla morbosità e rendendo i protagonisti personaggi a tutto tondo, dotati di sfumature psicologiche che il loro aspetto, ad occhio superficiale, celerebbe.

La fotografia in bianco e nero è di alto livello (d’altronde di capolavori in b/n gli anni ’30 ne hanno sfornati numerosi e restano superati forse solo dal prediletto di Bergman, Sven Njkvist) e riesce tutt’ora a mettere i brividi durante la notte in cui si consumerà la vendetta ai danni dei fedifraghi, in una scena al cardiopalma in cui l’estrema bontà dei freaks lascia spazio ad altrettanta perfidia (meritata).

“Freaks” anticipa di decenni il concetto di lobby (ah, se gli omosessuali imparassero invece di fare cio’ che sanno far meglio, cioè sodomizzarsi a vicenda) ed assistere ad una rivolta di gruppo, violenta e senza scampo, da parte di persone non riconosciute come tali, ma che superano sia nel bene sia nel male le persone socialmente accettate (ed in questo risiede una loro purezza peculiare) dovette risultare allora (come in non troppo minor misura adesso) un pugno nello stomaco per un pubblico medio che cercava emozioni e terrore fittizi, ma non certo il terrore piu’ grande: che le nostre malefatte, su base di immatura e bullistica discriminazione, ci si ritorcano contro subendo un contrappasso degno di un girone dantesco.

Se vi piacciono gli horror datati, i film in b/n e l’estetica anni ’30 ve lo portate a casa con pochissimi euro e rimarrete sorpresi dalla sua forza espressiva e dall’effetto perturbante che ancora detiene.

Un commento su “Freaks

  1. Kaptain-Kefiah
    17/02/2010

    ti sbagli sui gay.
    recentemente Borghezio si è ritrovato rinchiuso in uno spogliatoio insieme a Freddy Mercury redivivo e in astinenza.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 08/05/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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