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Peace is for pussies

Speed Racer

Azzardando un paragone in apparenza improprio, per “Speed Racer”, nuova meraviglia lisergica dei Wachowski bros., è stato commesso lo stesso imperdonabile errore compiuto con “La bussola d’oro” : sfornare da materiale per un target over 18 (in questo caso anche over 30 visto che l’anime ispiratore, “Go Go Mach 5” risale al 1967, è arrivato in Italia negli anni ’80 e ce lo ricordiamo in pochi matusa) un film costruito pensando ad  obesi americani di 8 anni che sanno pronunciare solo le parole “popcorn” e “Wii”.

E’ vero che i due matrixiani fratelli han fatto dichiarare dal loro produttore-portavoce che volevano realizzare un film per i loro nipotini, ma han prodotto un risultato per certi versi troppo sofisticato da un punto di vista del linguaggio cinematografico per risultare comprensibile a dei cerebrolesi minorenni (tra flashback, flashforward ed intrighi delle multinazionali raccontati a mitraglia, il discorso dell’architetto in “Matrix Reloaded” vi sembrerà il tema scritto da un bambino in seconda elementare), dall’altra le cadute trash, imbarazzanti e degne di una sitcom alla “Famiglia Bradford”, farebbero cadere gli zebedei a chiunque fosse disposto a perdonare gli infantilismi, quando non scivolano nella demenza pura o nello slapstick in stile “Una pallotola spuntata”, aggravato dalla piu’ stucchevole estetica anni ’60.

L’aspetto contradditorio di “Speed Racer”  lo rende veramente indigesto a tratti, non aiutato nemmeno dall’ottimo, in potenza, cast (Susan Sarandon, John Goodman, Emile Hirsch di “Into the wild”, Christina Ricci, Matthew Fox di “Lost”, Rain di “I’m a cyborg but that’s ok”, Benno Furmann, decisamente piu’ convincente in “La setta dei dannati”, e Moritz Bleibtreu, che per comparire in tre scene fugaci e dimostrarci come sia passato da sex symbol a totalmente inscopabile poteva restarsene in Germania).

Se poi si pensa che i risvolti per “famiglie con bambini dalle dite pacioccose al seguito” sono affidati al duetto tra il fratellino cicciotello del protagonista e la sua scimmietta Chim Chim e che loro due risultano i piu’ simpatici (vi assicuro che Chim Chim recita meglio di tutto il cast nel suo complesso) c’è di che gridare al disastro ed il flop al botteghino americano sembra ripercorrere appunto le vicende da target e produzione sbagliati del già citato “La bussola d’oro”.

Premesso che il lato totalmente idiota del film ne decreterà il fallimento, restano comunque da salvare le innovazioni tecnologiche nuovamente introdotte da John Gaeta, già inventore del famigerato Bullet-Time per la serie “The matrix”, e che se non vi spaventa un’orgia di colori mai vista, in confronto alla quale le foto di Lachapelle sembrano scattate da un daltonico, e scene di corsa in mezzo ai piu’ svariati continenti su piste ad ottovolante a dir poco incredibili ed adrenaliniche (ho scoperto che cosa significhi assumere LSD) potete per lo meno godervi, in mezzo a copiose quintalate di spazzatura, sequenze incredibili ed impensabili, che vi regalano un’esperienza decuplicata di videogiochi quali “Pod” o “Need for speed”.

Sullo schermo non si è mai assistito ad inseguimenti automobilistici così spettacolari, veloci, violatori di ogni possibile legge newtoniana, immersi in scenari psichedelici e ripresi abusando di inquadrature ed effetti che fin’ora solo negli anime sono stati adottati.

Quest’esperienza si gode necessariamente in una sala cinematografica a schermo gigante e dolby potente, altrimenti il film perde il 90 % del suo valore e si rischia di ricordarsi solo i siparietti stupidi, le battute ammiccanti ad un pubblico intossicato dagli sms e gli eccessi grafici dei combattimenti kung-fu o della sovrapposizione di riprese in primo piano, che se in un cartone animato funzionano, su pellicola generarano un disgustoso effetto retro come le onomatopee disegnate nei vecchi telefilm di “Batman”.

Di sicuro le scene delle gare automobolistiche sono il personale orgoglio del nutrito reparto FX e regalano momenti ad alto tasso di spettacolarità, ma tutto il contorno rasenta l’imperdonabile.

Per non parlare del fatto che ogni barriera visiva tra film e videogioco con “Speed Racer” è stata abbattuta, ma ci si è anche allontanati troppo dal campo cinema per sfondare in territori che appartengono alle console e non alle sale cinematografiche.

A questo link potete vedere i primi sette minuti ed altre scene, così potete decidere coscientemente se un tale pastrocchio eccessivo  sia consono ai vostri palati o se sia troppo persino per voi!

Nota a margine: per riprendermi dallo stupro retinico io e il mio love ci siamo curati con la visione di “Dracula” di Todd Browning: datato 1931, bianco e nero superbo, atmosfere rarefatte, ritmo lentissimo e di idiota c’è solo lo sguardo di Bela Lugosi, che almeno non discetta di multinazionali da moralizzare in un film prodotto da una multinazionale.

2 commenti su “Speed Racer

  1. Elvezio
    12/05/2008

    Guarda che “popcorn” è difficile da dire, io dico ‘corn.
    Uiiiiiiiiii…..

    Mi piace

  2. SteveMcQueen
    15/05/2008

    Mi è venuto il mal di mare durante la visione.

    Byez

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 11/05/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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