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Peace is for pussies

30 giorni di notte: tre racconti

E’ uscito sempre edito dalla Magic Press il sesto volume di fumetti dedicati alla saga di “30 giorni di notte” , che in realtà ci ha regalato una mefitica trasposizione cinematografica e dei sequel comics non sempre all’altezza dell’originale.

Il volume merita l’acquisto solo se siete appassionati della storia in questione o sbavate per il duo Niles-Templesmith, e allora potrete godervi anche l’ottimo lavoro di Nat Jones.

Se non ci sono i presupposti di cui sopra e in più, come me, trovate ridicoli i racconti di fantascienza, evitate accuratamente questa raccolta che include una transumanza di vampiri nella galassia ricolma di (dis)gustosi momenti splatter, ma dal contesto decisamente fuori tono e fuori luogo (e spero che sia l’ultimo scempio compiuto).

“30 giorni di notte: tre racconti” include “Raccogliendo i pezzi” , disegnato da Templesmith, originariamente pubblicato nel primo volume dei “Tales of terror” della IDW.

John Ikos, uno dei sopravvissuti al massacro di Barrow, ritrova congelato nella neve il corpo dell’agente federale Norris, e lo porta via con sè per poterlo studiare.

Ma l’agente Norris ha idee diverse in merito.

Prosegue la storia Il diario di John Ikos” (“30 days of night: annual 2005”) in cui John insegue in luoghi più civilizzati l’agente e si imbatte non solo in Billy, il ragazzo vampirizzato e sottoposto ad esperimenti di “Muori, Billy, muori”, ma in un’intera banda di vampiri contro cui combatterà avvalendosi sia dell’aiuto di Billy sia di un vampiro dissidente che si nutre di sacche trasfusionali.

E’ disegnato dall’eccellente Nat Jones, dal tratto cupo e raffinato, immerso in nel blu e nel nero, salvo gli sprazzi di rosso sangue.

Là dove Templesmith svuota e semplifica le figure, Jones le riempe di scuro, ottenendo l’effetto di farci assistere al “negativo” visivo di una storia dinamica e claustrofobica insieme, ritrovando con uno stile personale lo spirito originale della serie.

Conclude il tomo “Spazio mortale”, coscritto con Wickline che ambienta la storia su uno shuttle in cui un astronauta, vampirizzato prima della partenza, scatena infezione e panico.

I disegni sono di Milx, che si rifa alla tecnica dell’acquerello, pasticciando spesso l’immagine, ottenendo un effetto che mi ricorda certe illustrazioni di volumi didattici di fine anni ’70 e convincendo soprattutto nelle tavole in cui sangue e budella esplodono a fontana.

Tuttavia la trama banale da film sci-fi da cestone del supermarket rende noiose le vicende ed i momenti horror non sono all’altezza dei suoi predecessori.

Giusto per la cronaca, alla fine la navicella di salvataggio fa rotta verso la terra con un solo vampiro superstite che la cavalca come il militare del kubrickiano “Il dottor Stranamore” su un missile.

Senza parole.

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Questa voce è stata pubblicata il 15/05/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , , , , .

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