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Peace is for pussies

Il catechista – C. Governa

“Li misero di fronte ad una decisione, ad una responsabilità e scelsero un tale Barabba, ricordi? Non sono cambiati, tutto è in mano a loro, il mondo è stato consegnato ai loro gusti e sensibilità, ma non prima di averli totalmente devastati”.

Sono rimasto così entusiasta di questo libro, nonostante il suo profondo moralismo, che recensirlo risulta compito davvero impegnativo e vi citerei per intero un nucleo di 50 pagine in cui il protagonista descrive in modo magistrale la sua visione del mondo di oggi, il suo horror vacui, il “sistema”, i nefandi effetti del pensiero unico ed i suoi progetti di morte votati non a distruggere la società, ma a piegarne le dinamiche per selezionare le sue vittime, i potenziali ribelli-assassini come lui che un giorno sarebbero diventati solo infelici.

“Il catechista” è un mostro, nella comune accezione della terminologia da cronaca nera.

Eppure è un liberatore, illuminato, disperato, devastato da una rabbia così sconfinata e dolorosa che il suo destino di assassino è predeterminato, la sua missione deputata ad evitare che altri diventino come lui seconda un ragionamento da folle consapevole.

“Il catechista”  è un romanzo che lascia esterrefatti per la cattiveria lucida, violenta, che inchioda tutti i peggiori buchi neri di una società che non è in declino, ma in avanzato stato di putrefazione, un vero crogiuolo malefico in cui il vuoto dei molti si è sostituito a dio.

E’ scabroso non tanto per la spettacolarizzazione splatter degli omicidi (non gratuita, ma secondo la logica dell’autore), ma per la meticolosa pornografia dell’anima messa in atto, scritta in un italiano tanto autocompiaciuto, quanto semplicemente bello e terrificante per le verità evidenziate.

E’ raro leggere un libro e temere l’arrivo della sua fine perché avverti la sensazione di una stretta allo stomaco: qualcuno ti ha preso per le viscere, ti ha sbattutto contro uno specchio e ti sta costringendo a guardarti.

E’ catartico.

E’ un libro che 30 anni fa sarebbe sembrato fantascientifico, adesso risulta una summa totale dell’oggi, domani sarà orripilante cronaca.

“Tutto è corrotto e perfino il crimine e la corruzione si sono corrotti, diventando pettegolezzo; mi aspettavo di più dai criminali, confidavo nella loro fantasia. Ma ancora non sono questi i veri assassini, ma voi, tu e tutti quelli che si affannano a cercare qualcosa dentro questa carne morta, non tanto per offrire loro una reale redenzione, ma quanto per instillare nei nostri cervelli la confortevole bugia che in fondo, noi, non siamo fatti in questo modo. Che questa gente sia, in natura, anomala. Accettate tutto, ogni tipo di stupro, omicidio o sevizia, ma il vuoto, quello vi fa paura; l’idea che il nulla ci attraversi e ci possegga, che ciò che facciamo è unicamente causato dall’istinto a cui la nostra più intima e irriducibile essenza ci spinge ad essere fedeli: il male”.

Mario Dalmat è il nuovo catechista di una parrocchia del bolognese.

Accompagnato da una lettera di raccomandazione, che pare contraffatta, ed una donna misteriosa che scomparirà nella notte, stravolgerà per sempre la vita della comunità.

Con metodi poco ortodossi di animazione, in stile intrattenitore televisivo e guru mediatico, conquisterà la fiducia dei cittadini, dei bambini del catechismo e delle loro mamme (e di queste, non solo la fiducia).

Unici a diffidare di lui gli anziani preti, in particolare Nerio, malato di Alzheimer, recluso nella sua stanza, occupato a tenere un diario per cercare di aggrapparsi ai pezzi di memoria che sfuggono, chiedendosi tutti i giorni chi sia ed il significato dei suoi gesti.

Ed in questo diario pure un serial-killer macellaio di bambini scriverà alcune pagine per lasciare a Nerio una testimonianza, ma anche perché sa che il prete è l’unico che ha visto subito il male, travestito da bontà, dove nessuno l’ha percepito.

Che Mario sia il truce mutilatore di ragazzini non è praticamente un mistero fin dall’inizio.

Ciò che attanaglia il lettore è il comprendere la sua logica, le sue trame e soprattutto lo sconcerto nel concludere che Mario ha ottenuto i suoi scopi solo assecondando il male che è già insito nelle persone.

“Loro sceglievano chi aveva vinto la sfida e di conseguenza esistevano decretando chi l’avesse persa, io ammazzavo quello che per il gusto dominante doveva essere eliminato e loro stessi, in qualche modo, hanno scelto quali fra i loro figli far scannare. Democrazia televisiva applicata, direi, il famoso potere alla gente”.

Organizzare delle sfide al termine delle lezioni di catechismo, sfide come quelle che si vedono in televisione, dove ci sono nominati ed eliminati, non è che una forma mentis già pronta all’uso con cui il catechista seleziona le sue vittime tra coloro che sono rifiutati, diversi, i potenziali sovversivi, gli unici detentori di personalità e spirito critico in un mondo che ha affogato quest’ultimo nel concetto di massa.

“Io non sono niente, io non esisto, sono una grande menzogna, eppure guarda che credito ho ottenuto e che cosa ho combinato in quelle vite pur non esistendo: guarda, renditi conto di quanto spazio possa occupare il nulla[…]dare fama e credibilità a chi non vale niente, è una porta che lasciano aperta a loro stessi[…]Non è l’esistenza degli infimi la vera calamità, ma il gradimento che sistematicamente ottengono quando si occupano d’altro rispetto a quello che sono[…]E se con gli stessi criteri con i quali oggi scelgono chi deve vincere un programma / reality, domani scegliessero chi deve amministrare, come vogliono gli ospedali, che futuro pretendere per i propri figli e quale Dio conviene frequentare?”.

Mario libera gli eletti davanti a tutti, perchè questi hanno scelto e glielo rinfaccia con brutalità disturbante, e tanto più lo è perchè colpisce innocenti che un giorno sarebbero diventati deviati lasciando sopravvivere gli omologati, invece di sfogare il proprio odio contro chi l’ha generato.

“Sono in branco e non li puoi sterminare perchè il corpo di ognuno fa scudo a quello dell’altro. Gli infami e i santi sono molti più di loro, ma sono divisi, non sanno di essere i preferiti di Dio[…]Gli altri scelgono di non scegliere, non hanno paura di ammazzare o di diventare santi, semplicemente non intendono pagarne le conseguenze; non sono le regole del club ad allontanarli, ma l’alto costo della retta. Dio può amare questi?”.

Mario riconosce i suoi simili e a loro riserva non una punizione, ma un premio, architettato secondo una logica da contrappasso dantesco.

“Ve li ho fatti fuori tutti quelli che non battevano le mani, che non andavano a tempo e non ridevano in coro: ho salvaguardato l’uguaglianza, mica la giustizia.[…]Fa tenerezza pensare che ci credono. Che solo io, in tutta questa storia, sono quello che uccide[…]Io li ho colti, come fiori a petali aperti e luminosi, prima che fossero lasciati da soli, imprigionati al profumo che li rende unici, in un mondo senza più olfatto”.

Ricco di citazioni letterarie e filosofiche, testi musicali (ben due dai Nine Inch Nails, i cantori della decadenza rabbiosa per eccellenza), costruito mirabilmente in modo non lineare, come se Governa avesse intessuto una tela costituita da racconti che rimandano esplicitamente a Carver, “Il catechista”  è il ritratto di un mondo dominato dagli “idoli anonimi”, prodotti dalla stesso ammasso umano e sottoculturale che li ha generati, il regno delle persone che esistono quando possono identificarsi in una moda di maggioranza o farsi intrappolare dalla televisione, ad ogni costo, senza riflettere su se stessi, ma solo sull’apparire nei media, sull’essere accolti da applausi scroscianti immeritati, fondati su una menzogna.

Non cercano se stessi, ma l’approvazione della gente, del gruppo, il momento di gloria, e consci di essere nulla, con una violenza mascherata ipocritamente, sgomitano sbaragliando i meritevoli, i pezzi unici, i non allineati, i talentuosi, perché il confronto è insostenibile.

Sempre per citare il testo, Gesù li avrebbe liberati, ma prima avrebbe detto loro chi erano.

E questo a loro non interessava.

Gesù aveva dalla sua parte la verità, per questo motivo non gli importava dell’opinione della gente.

Per questo motivo a lui hanno scelto il loro simile: Barabba.

E la storia si ripete

E i nuovi dei, gli emeriti signor Nessuno, si votano, dettano legge e si impongono.

Di fronte a quest’orrore enfatizzato dall’avvento della televisione Mario non è altro che un virus nel sistema che per pietà salva i puri prima che la corruzione li schiacci o li renda assassini.

E mentre le scimmie riconoscono i propri simili e li nominano regnanti del loro infernale Nulla, Mario riconosce i propri e tramite la morte li riconsegna a Dio.

[Articolo di Cristiano Governa su Carmilla]

Un commento su “Il catechista – C. Governa

  1. velvetacid
    08/06/2010

    ho appena ordinato questo libro..dopo aver letto la recensione
    Mi hai fatto scoprire Houellebecq ed è diventato il mio mentore
    ora vediamo questo
    saluti
    VelvetAcid

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Questa voce è stata pubblicata il 19/05/2008 da in Flussi di incoscienza, Religione con tag , , .

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