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Peace is for pussies

Violent Messiahs

Tra le tante gioie che mi regalano le fumetterie e le fiere dedicate ai Comics, quella che preferisco è scartabellare le opere esposte scovando qualche opera particolare meno pubblicizzata e blasonata di tante altre.

A distanza di mesi, ispirato dalle suggestive tavole hard-boiled di Tone Rodriguez e da un titolo di sicuro impatto (su di me), son riuscito a collezionare finalmente entrambi i volumi che raccolgono gli episodi di “Violent Messiahs” , pubblicati ormai sei anni fa.

Se vi piacciono i racconti action-packed, disegni à la Spawn (col dovutissimo rispetto) e non disdegnate incursioni nelle teorie della cospirazione, su basi massoniche, o in quel particolare mix di soprannaturale e fantascienza che caratterizzava X-files, allora “Violent Messiahs”  potrebbe darvi piena soddisfazione sotto ogni punto di vista.

A Rankor Island, versione decadente di Manhattan, imperversano due folli serial-killers.

L’uno, soprannominato Family Man, massacra genitori che vessino o torturino i loro figli; l’altro, Citizen Pain, si comporta da vigilante della notte, ripulendo la città dalla criminalità diffusa.

Family Man è Jeremiah, di aspetto teutonico, mentalità schizoide, dedito alla disciplina fisica quanto alle stragi di gruppo.

Citizen Pain, il cui vero nome è Giobbe, si rivelerà invece, durante un rocambolesco inseguimento da parte della polizia, come un individuo gigantesco e mascherato, ossessionato dalle poesie insegnategli dal padre e da un segreto che lo tormenta fin dall’infanzia.

Costruito tramite flashback, strisce allusive e visionarie e l’adozione di tecniche narrative cinematografiche come quella utilizzata da Kubrick in “Rapina a mano armata” (la stessa scena viene riproposta dalla prospettiva di un diverso protagonista) o come il flash-forward, “Violent Messiahs”  si rivela un opera imprevedibile che dai toni del noir violento si trasfigura, con un twist improvviso, nei toni che piu’ ammiccano ai complotti politici, meglio se speziati con segreti mistici tramandati di generazione in generazione e con la presenza di figure disumane, mostri fuori controllo ed esperimenti genetici, intrecciando ogni elemento con una dose crescente di violenza fino all’esplosivo finale, a metà fra l’horror sci-fi ed un blockbuster fracassone.

E, nonostante il ritmo serratissimo, i caratteri di Jeremiah e Giobbe vengono delineati con ricchezza di sfumature, in particolare la figura di Giobbe, dolente e tragica, il cui volto nascosto è la chiave per comprendere la sua missione all’interno di una società segreta internazionale gestita da invasati, tra cui gli inquietanti custodi, tre individui che, a simboleggiare la loro volontà di controllo sul mondo attraverso fasi di caos e di disciplina, portano su di loro i marchi della triplice regola “Hear no evil, speak no evil, see no evil”, costituiti da placche metalliche rispettivamente inchiodate sul canale uditivo, sulla bocca e sugli occhi.

“Useremo i criminali, i pazzi e i sovversivi per scatenare violenza e terrore tra le masse. Dopo che questi gruppi saranno serviti al loro scopo, gli agenti della nostra organizzazione appariranno sulla scena e li stermineranno, facendoci apparire come i salvatori degli oppressi”

A. Rothschild (Architetto originale degli Illuminati, 1773)

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Questa voce è stata pubblicata il 27/05/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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