+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Presumo che chiunque abbia già visto “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”  non si sia recato al cinema confidando di assistere ad un capolavoro.

I motivi sono altri ed essenzialmente nostalgici.

Dopo quelle paccottiglie superficiali ed inguardabili di “Munich” e “La guerra dei mondi” (film di una pressapochezza di contenuti e/o di realizzazione imbarazzante) mi ero ripromesso che non avrei piu’ regalato soldi a Steven Spielberg che, già lungi dall’essere il mio regista preferito, a mio giudizio ha perso parecchi colpi a livello di inventiva persino nei suoi film di intrattenimento e non si distingue piu’ da una qualunque marchetta di Hollywood.

Tuttavia quelli della mia generazione hanno l’immaginario forgiato dal suo assiduo partner George Lucas a suon di film e videogiochi  (“Guerre stellari”, “Monkey Island” ed ovviamente Indiana Jones) ed è scattato l’effetto amarcord, quasi un richiamo subliminale di massa.

Purtroppo dopo così tanti anni dall’ultimo (non sempre eccelso, ma divertente) episodio, il nuovo capitolo della saga si presenta come il volto di Harrison Ford: invecchiato, appesantito, imbarazzante.

Fotografato come se fosse un film di 15 anni fa (sembra di vedere a tratti una videocassetta consumata), con uso evidente anche di modellini in vecchio stile per alcune location (che mal si fondono con le tonnellate di FX digitali), “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” sembra un omaggio al passato, ed in fondo è quello che vogliamo.

Ed il primo regalo che desideriamo è un prologo da antalogia (quello de “Indiana Jones ed il tempio maledetto”  è ancora adesso mozzafiato).

Scordatevelo.

Tra salti di un Indy artrosico, che alla terza battuta sulla sua età ci ha già annoiato, ed una scena di esplosione atomica nella finta città del Nevada, tanto spettacolare, quanto inutile, l’occasione di tenerci incollati alla sedia viene già sprecata.

Di fatto nel film solo una sequenza è rocambolesca come ci si attende (l’inseguimento nella foresta amazzonica, davvero complesso, e per almeno venti minuti ti fa respirare l’aria di un tempo).

Per il resto acquistate un numero qualsiasi della rivista “Hera” e saprete già intuire gli elementi della trama del film (Giuda ballerino, usare il termine trama per un’accozzaglia di topoi new age come questa è quasi lusinghiero!): l’area 51 (protetta da due, dico due, soli soldati americani), teschi di cristallo, astronavi (degne di un film di Ed Wood), El Dorado, telepatia, e pure una spruzzata di Egitto e antiche civiltà istruite dagli alieni, ed abitanti di cimiteri e città perdute che scompaiono come appaiono, il tutto mescolato in un completo non-sense.

Mancano all’appello solo i misteri di Atlantide, dell’aereo di Ustica e del sesso di Amanda Lear e temo che Spielberg sia stato troppo a contatto con Tom Cruise ed i suoi complici di Scientology.

Considerandolo anche solo come prodotto di mero spettacolo, non si eleva mai al di sopra del medio, del già (stra)visto, accusando colossali cadute di ritmo, di per sè claudicante, infastidendoci con battute scontate, colpi di scena telefonatissimi, voragini narrative, una sequenza finale in CGI che a tratti sembra realizzata con l’Amiga ed un paio di tavanate imperdonabili e da castigare con le fiamme dell’inferno: gli sketch iniziali con le talpe, che sbucano dal terreno assistendo alle imprese di Indy, ed i salti à la Tarzan di Shia LaBeouf.

Non si capisce per quale dannato motivo là dove sia presente questo pupillo di Spielberg le strizzatine d’occhio a bambini under 8 abbondino, per altro in una serie che è sempre stata destinata ad un target di post-adolescenti con la sindrome di Peter Pan (il primo sequel era persino vietato ai minori) e che oggigiorno avrebbe potuto suscitare l’interesse principalmente degli over 30.

Inoltre Shia LaBeouf vestito esattamente come Marlon Brando ne “Il selvaggio”  è una bestemmia contro il cinema, Marlon e di conseguenza il concetto stesso di attore, visto che tale anonimo e poco talentuoso ragazzo non solo è privo di qualunque tipo di carisma, ma è dotato anche di un bel fegato per farsi accostare ad un’icona simile, rimanendone sbriciolato all’istante nel paragone.

Ma si sa che oggi basta definirsi attori, e lo si è.

Ho trovato persino pessima l’interpretazione di una splendida attrice come Cate Blanchett, o meglio, essendo persona intelligente deve aver intuito che stava partecipando ad un baraccone organizzato da vecchi dementi, così la sua Irina Spalko diventa un personaggio da fumetto, caricaturale persino nelle pose e doppiata con un accento simil-russo esagerato che a tratti rende le parole confuse (non che ci sia molto da capire). 

Nel complesso il film si guarda e si perdona un po’ tutto per simpatia fraterna, ma certe superficialità, certe scempiaggini infantili, il super-dejà-vu, la piu’ completa assenza di una benchè minima idea originale, concludono sottotono la serie di Indiana Jones.

E scrivo concludono perchè nell’ultima scena…

Per questa volta non spoilero (comunque basta leggere la recensione di Paolo Mereghetti, che recensione non è, ma di fatto un riassunto), e la gag finale fa sperare che ad Hollywood non siano così prevedibili da creare uno spin-off con il personaggio di Shia LaBeouf.

Se così fosse, il boicottaggio di massa sarebbe da inserire in un decreto legge.

Per questa volta i soldi ce li avete spillati ancora, cari Steven e George; ora godeteveli durante la vostra pensione e fate un favore all’umanità.

 

Un commento su “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

  1. Dastan666
    21/09/2009

    Eh sì. Oggi basta definirsi attori e LO SI E’ !!

    E qui sta il dramma!

    Una delle mie più belle dormite al cinema. Salvato dal sonno.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: