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Peace is for pussies

Fell – W. Ellis / B. Templesmith

Ben Templesmith l’ho nominato su questo blog almeno un trillione di volte.

Il motivo è semplice: nonostante la sgradevolezza quasi irritante dei suoi disegni, riesce comunque ad impressionarti ed a cogliere con segni quasi infantili, naif, nevrotici, l’umore esatto dei personaggi, un’atmosfera, un cambio di tensione.

Lontano dai territori mostruosi di “Hellspawn”, dopo che Ashley Wood gli passò il testimone, e della serie “30 giorni di notte”, dimostra che pur gestendo mostri umani, senza tirare fuori dal cilindro creature sanguinarie, riesce sempre ad inquietare.

“Fell” , scritto da Warren Ellis, descritto in quarta di copertina come “un hard-boiled affilato come la lama di un bisturi, duro come un calcio nei denti, nero come il peccato”, potrebbe essere paragonato alla versione cartacea di un poliziesco in salsa lynchiana (“Velluto blu”  vi ricorda qualcosa?), privato di ogni elemento di sensualità accattivante, ed affogato nello squallore e nel sarcasmo.

Il detective Fell (un evidente gioco di parole sul verbo to fall) viene trasferito come in una sorta di punizione dantesca al distretto di Moon Street, dove praticamente è l’unico agente attivo.

Estremamente intelligente e capace di entrare in un’empatia naturale con le persone, sviscerandone segreti e pensieri, appena trasferitosi nel suo nuovo appartamento viene coinvolto in un caso di bizzarro omicidio a base di clisteri alcolici, strani simboli apotropaici sulle pareti della città, personaggi violenti ed allucinati ed apparizioni saltuarie, quasi metaforiche, di una suora che ora fuma, ora impugna una pistola, ora rimorchia una prostituta.

Vagando senza meta, come il protagonista del videogioco “Silent Hill” , inizia a scoprire che sopra la città aleggia un senso di perdizione che tormenta gli abitanti, scatenandone reazioni folli (un uomo sventra donne incinte per usare i loro feti come amuleti da appendere al soffitto).

Ispirato a fatti veri, ma inseriti in una cornice evanescente e claustrofobica, “Fell”  riesce ad essere nello stesso tempo estremamente crudo e realistico e a mantenere un’aura di mistero a causa dei comportamenti bizzarri dei cittadini.

E mentre il detective cercherà di ridare fiducia nell’autorità agli abitanti di Moon Street, si accorgerà che ormai la situazione è completamente fuori controllo.

Immaginatevi un tale luna park degli orrori disegnato da quello scriteriato di Templesmith, ed avrete idea di quale oggetto perturbante possa essere “Fell”.

2 commenti su “Fell – W. Ellis / B. Templesmith

  1. Kansch
    12/06/2008

    Ciao grandissimo Heartfucking Judas!! Il gran Ben Templesmith ha colto ancora nel segno e non era facile, questo lynchiano Hard Boiled mi ha stranamente preso proprio per il connubbio tra i disegni stralunati e le storie cupe intrise da una cappa di nichilismo urbano… in effetti l’ho preso proprio per averci finalmente tra le mani un’opera templesmithiana, dopo averne letto qui, avendone prima solo una conoscenza molto limitata… mi piacerebbe vedere qualcosa sullo stile Broken Saints coi disegni di questo folle

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  2. Jester
    16/07/2008

    Vorrei aggiungere tre cose su Fell: il ritmo, i dialoghi, e il ritmo dei dialoghi. Una delle cose migliori che ho letto di recente, e non parlo solo di fumetti.
    E ancora: disegni, più che adeguati, perfetti.

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Questa voce è stata pubblicata il 03/06/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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