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Peace is for pussies

Doomsday

Ritorna Neil Marshall, regista dell’acclamato “The descent”.

Io devo essere l’unico a non essere rimasto impressionato dalla storia di un manipolo di sgallettate in premenopausa che si credono Lara Croft e che durante una spedizione speleologica rimangono vittime di mostri voraci (anche se riconosco la cattiveria dell’incipit e del cinico finale), ma un film in cui si narrano gli eventi che conducono ad un’ecatombe di origine virale merita a priori una chance.

In Scozia un agente infettivo di origine sconosciuta e denominato Reaper causa un’epidemia incurabile con effetti simili a quelli di un potentissimo gas nervino.

Data l’emergenza, e l’impossibilità di trovare una soluzione, viene costruita una specie di muraglia cinese per isolare la parte nord della Gran Bretagna e recintare la cosiddetta Doomsday Quarantine zone.

Un immenso campo di concentramento in cui chi vi è rimasto è destinato a soccombere al virus o a difendersi in modo selvaggio.

Nel 2033 compaiono nuovi focolai di epidemia a Londra, nonostante le misure di sicurezza, ed una spedizione militare dovrà tornare nell’inferno dell’isolamento con la speranza di scoprire una possibilità di cura prima che il genere umano venga sterminato definitivamente.

Dopo un prologo veloce ed adrenalinico (pur nell’ovvietà degli eventi) che descrive i momenti più drammatici delle procedure di quarantena, la cifra stilistica adottata da Marshall fa ben sperare: violenza, anche gratuita, esibita con noncuranza, inquadrature di ampio respiro, scenografie di ambientazione post-futuristica imponenti, una fotografia cupa à la fin du monde che scarta opzioni, viste mille volte, che imitino “Blade Runner” e che contrasta con le ambientazioni del nucleo centrale della storia.

La sequenza, tra l’onirico e l’apocalittico, di suggestiva bellezza che riprende la spedizione all’interno della zona infetta, ed in cui sembra di assistere ad un riuscito ibrido fra “Silent hill” e “Aliens” , è seguita infatti dal precipitare in un mondo in stile “Mad Max” in cui sbandati punkettoni anarchici e sadomaso, furenti con coloro che li hanno rinchiusi, conducono una vita tribale e non attendevano altro che il momento per potersi vendicare.

Giusto per darvi un’idea, un militare sarà bruciato vivo, decapitato ed il suo corpo arrostito verrà scuoiato e smembrato dalla folla inferocita che gioirà di un lauto pasto.

Come se la follia collettiva non fosse già a livelli altissimi, i nostri Rambo della Regina scopriranno che esiste una zona in cui le persone, governate da un religiosamente invasato Malcom McDowell, vivono all’interno di un castello credendo di essere nel Medio Evo e di essere degli eletti naturalmente immuni al virus.

La forza del film risiede nel ritmo mozzafiato, nelle spettacolari scene di azione, nei combattimenti farciti con mutilazioni di vario genere, negli inseguimenti stradali in cui carrozzoni della morte e moto decorate con scheletri rendono l’atmosfera grottesca.

I punti deboli, che inficiano il divertimento complessivo, sono una recitazione alquanto mediocre (esclusi il già citato McDowell e Bob Hoskins, che comunque sembra capitato lì per caso giusto perchè aveva la rata del mutuo in scadenza), una protagonista, Rhona Mitra, tanto seducente (ma un po’ troppo simile alla Kate Beckinsale di “Underworld”) quanto troppo conscia di esserlo, dato che essenzialmente si limita ad assumere pose da strafiga, ed un’inaspettata mancanza di ironia che in un film simile, privo di coerenza o di spunti etico-politici approfonditi, avrebbe evitato la sensazione che si cada spesso nei territori della tamarrata, pur diretta con stile energico ed efficace.

Non un must, ma per i nostalgici de “I guerrieri della notte” o di “Interceptor” , o per gli amanti dei film fracassoni e violenti, sicuramente una piacevole visione, dimenticabile nei cinque minuti immediatamente successivi alla fine.

Un commento su “Doomsday

  1. Andogno
    01/09/2008

    ll film era davvero privo di senso logico. Si denottava la dirigenza inglese: i punk demonizzati, poichè gli inglesi amano i non punk. La Bentley non seminava la vecchia macchina della polizia. In generale film bruttino e non lo consiglio a nessuno. Andogno P.

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Questa voce è stata pubblicata il 11/06/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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