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Peace is for pussies

Omo homini lupus: trofei di carne

Mentre frenetici continuano i preparativi per le manifestazioni legate ai vari Gay Pride nostrani, sempre più mi convinco che prima o poi questi ultimi si trasformeranno in puro evento folcloristico, senza nè significato nè impatto.

I motivi non sono quelli superficiali della prospettiva mediatica attraverso cui questi eventi vengono dipinti.

Il problema della totale inefficacia del Pride è molto più profondo, culturale, persino psicopatologico.

Non ha neppure, come in altri paesi meno cattopreistorici del nostro, una valenza simbolica.

Nel corso degli anni da una generica rivendicazione di orgoglio e di rispetto si è passati a richieste molto precise, socialmente e culturalmente rivoluzionarie, quali il matrimonio e l’adozione di bambini.

Non solo sono in totale disaccordo con queste istanze, ma ritengo che siano assolutamente pretestuose vista l’immaturità psicologica e l’arretratezza culturale degli omosessuali italiani.

Senza voler mancare di rispetto a chi manifesta dichiarandosi orgoglioso di essere gay (un po’ come vantarsi di essere mori o biondi, ma indossando una parrucca da Fata Turchina) in totale sobrietà e con serio piglio politico, mi chiedo se davvero siano convinti che la possibilità di sposarsi o di adozione cambierebbe qualcosa alla vita dell’omosessuale medio.

Io son invece convinto che siano perfettamente consci che falliranno nei loro intenti, ma chiedono la corona non ammettendo che prima dovrebbero sparare al Re.

I problemi degli omosessuali possono essere risolti solo su un piano culturale e personale, non certo surreal-legislativo.

La questione è molto semplice: quanti gay si sposerebbero davvero?

Quanti, solo per conservare una (spesso) illusoria invisibilità, una doppia vita grottesca, si esporrebbero a tal punto?

Inoltre in realtà metà dei gay si sposa già e si riproduce con la donna dello schermo di turno.

Non venitemi a raccontare, cari colleghi omo, che i cosiddetti bisex non sono stati fonte di trastullo, magari in orari che consentissero loro di non farsi scoprire dalle mogli ignare (o indifferenti, perchè intanto i consorti pagano loro tutti i vizi e comprano il loro silenzio-assenso).

E soprattutto mi interrogo su quali siano le motivazioni reali dietro questa richiesta.

Ansia di normalizzazione, di riprodurre i modelli di comportamento borghesi parentali?

Un capriccio di valenza sociologica che, di fatto, rimarrebbe solo una possibilità inapplicata?

Temo che giochi un ruolo fondamentale l’omofobia interiorizzata di molti gay, quell’odiarsi per essere diversi perchè, appunto, tutti ti odiano.

E così, incapaci di cogliere questa imprevista opportunità di dirigere la propria vita lungo binari non stereotipati, di godere di indipendenza da imposizioni familiari e sociali che sono la forma di coercizione subita dagli eterosessuali, noi gay vorremmo arrivare all’altare, a suggellare il nostro amore, per poi attendere con ansia il momento di cambiare i pannolini ai bambini di Chernobyl adottati per l’occasione?

Provate a chiedere ad un eterosessuale quante coppie gay conosce.

Dopo ponete la stessa domanda ad un omosessuale.

La risposta varierà di un fattore numerico minore o uguale a 3, contando che nel primo caso equivarrebbe mediamente ad uno.

E quando parlo di coppie, parlo di coppie stabili, non di una loro pantomima.

Se è vero che pure tra gli eterosessuali le coppie non sono così monolitiche come si narra, è altrettanto vero che nel mondo gay certi comportamenti sono amplificati fino all’esasperazione, anche perchè sono la base della fetta di mercato rivolta a questo target.

Tutta la socialità dei gay ruota intorno a chat di ogni tipo, con la relativa facilità di conoscenza e incontro, discoteche (rigorosamente dotate di dark room; quelle che ne sono prive hanno meno clienti e meno sifilide nell’ambiente), serate a tema, saune, droga e sesso promiscuo come nei migliori libri di Bukowski (beati loro che hanno le forze; il venerdì sera potrebbero stuprarmi in 12 e neanche me ne accorgerei).

La vita dell’omosessuale gravita ed è costruita intorno al sesso, è la nostra ossessione e la nostra nemesi, che si consolida grazie ad un sistema che lo rende di semplice ed immediato consumo, dove tutti vogliono essere fighi e scopati, e si sentono fighi in quanto scopati!

Pur ritenendo che l’orgasmo ed il caffè del mattino siano i momenti piu’ belli della vita di un uomo e che, come sostiene un’amica del mio ragazzo, nello sperma ci sia Dio (immaginatevi la comicità del discorso di Gesu’ durante l’ultima cena se invece del vino ci fosse stato del fallico nettare; orde di gay si sarebbero precipitati al suo desco, guidati dal sottoscritto!), la sessocentricità del gay medio rispecchia anche il modo instabile in cui gestisce le relazioni.

Ed ecco che il gold standard è la coppia aperta o cercare SISTEMATICAMENTE un terzo amante perchè ormai si è perso interesse a far l’amore con l’altro (o si è perso proprio l’amore).

Ed ecco che gli amici ti telefonano il lunedì per annunciarti che si sono innamorati (generalmente dopo 3 ore di conoscenza, un aperitivo e un pompino; se ci scappa la scopata, è amore eterno!) e poi ti richiamano il lunedì successivo per comunicarti che sono ancora innamorati.

Di un altro.

E quando le relazioni sono lunghe scopri che uno dei due, incapace di resistere ai richiami pressanti che giungono da ogni dove se frequenti l’ambiente omo, si è fatto più plotoni dell’esercito in quel periodo che in tutti i dieci anni precedenti.

Come a voler esorcizzare il legame relazionale.

Come a voler usare il sesso (ed in effetti non c’è miglior panacea) quale valvola di sfogo a quel senso di oppressione e paranoia che, in maggiore o minore misura, attanaglia un omosessuale fin dall’infanzia nei più consapevoli, spesso avendo come conseguenza una vera e propria devastazione psicologica (guardate me: ho un blog).

Il senso di conquista che ci iniettiamo ottenendo quantità industriali di sesso può essere inebriante, fino all’ipnotico.

In questo quadro di estrema mobilità erotico-sentimentale, dipinto a linee grossolane, ma, ahimè, persino incompleto per non infierire, anche se tutti i gay ufficialmente sognano l’amore e piangono sulle canzoni di Tiziano Ferro (io per ora l’amore lo vivo e preferisco urlare sulle canzoni dei Neurosis), qualcuno oserebbe davvero sostenere che la situazione non è così, le coppie omosessuali da libro Harmony sono molto più diffuse di quanto si pensi e che il matrimonio costituisce un diritto di assoluta priorità rispetto a mille altri problemi?

A che cosa serve il matrimonio, quando non siamo ancora in grado di ribellarci alle nostre famiglie se ci vessano, estromettere dalla nostra vita amici e conoscenti omofobi, se possibile persino punirli (teorizzo da sempre la necessità di una lobby omosessuale di assoluta ferocia), rifiutarci di votare partiti clerical-fascisti che ci insultano quotidianamente (ma siamo affetti da machismo, maschiocentrismo, fino ai limiti della misoginia ed inoltre i gay milanesi ci tengono a proteggere i propri redditi per restare fashion e comprarsi la droga), rifiutare in toto Cristo e i suoi derivati avariati (e invece, forse prefigurandosi forconi demoniaci, la quantità di omosessuali che quasi in lacrime, sapendo di essere rifiutati, afferma di essere credente e cattolica è sconcertante; ovviamente le loro lacerazioni interiori non hanno la mia comprensione e spero davvero che marciscano all’inferno, perchè la loro debolezza è la nostra disgrazia).

C’è quasi un quid romantico in queste richieste.

Questi omosessuali che chiedono di potersi sposare col proprio (ipotetico) compagno mi ricordano dei lupi che ululano lugubri ed affascinati verso la Luna.

Attratti dall’idea dell’amore eterno (è il loro lato femmineo), sanno che non lo avranno mai.

Ma in fondo si consolano leccandosi i baffi dopo l’ennesimo trofeo di carne.

7 commenti su “Omo homini lupus: trofei di carne

  1. nikink
    20/06/2008

    complimenti

    l’assordante silenzio nel commentario mi pare eloquente: chi capisce, accusa il colpo; gli altri saran troppo frivoli per infiammarsi

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  2. Elvezio
    21/06/2008

    Lenny, lo sai che commento nei blog altrui molto raramente. Ma questa volta sento di doverti fare un applauso in pubblico.

    Io e la mia compagna, più addentro di me in cose gay (wow, le cose gay, yummmie!) abbiamo parlato spesso di quanto hai detto tu in questo post e magari ne ridiscuteremo la prossima volta che ci vedremo di persona.

    Da etero ho sempre guardato con una sorta di invidia (al di là degli scherzi e motteggi che, lo sai, in me sono la base quotidiana di vita e colpiscono tutto, mongoloidi, negri, me stesso, mia mamma e Nelson Mandela pure) ai “vostri” luoghi di ritrovo: per voi è più facile incontrarsi e fare del sesso. Ma a quale prezzo… E quanto lavoro c’è ancora da fare, non penso che vedremo la luce in fondo al tunnel per ancora parecchie decadi…

    Vabbè, lo hai sempre avuto, ma da oggi ancora più respect per te. Però pentiti, perdio! Sei ancora in tempo, pentiti! Ho un cilicio in più per te, usato.

    Tu ascolti la musica di rumori e ferraglie ma se hai tempo cerca online il testo di “Music and politics” dei Disposable Heroes of Hiphoprisy, in qualche modo parla di quanto hai detto…

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  3. Matthew Hopkins Jr
    21/06/2008

    Se questo che descrivi è lo stato dell’omosessuale (italiano) mi chiedo allora perché dici che essere omosessuali è come avere i capelli rossi o biondi; mi sembra una diminutio, la dimensione affettiva per definizione disegna lo spazio sociale ed economico in cui ci si muove come spieghi bene dopo.
    E poi mi sembra che proietti troppo facilmente lo squallore che invade il mondo omosessuale anche su quello etero. Quella che chiami la “imposizione sociale” degli etero (la famiglia) è sempre meno subita e sempre più una scelta consapevole e difficilmente conquistata. Inoltre non sono d’accorso sulla tua definizione di “imposizione sociale” quando sento parlare di famiglia, soprattutto in questo nuovo mondo liberista in cui si spendono tante parole su Dio-patria-famiglia per corpire il fatto che il mercato vuole tanti “gay” (al di là dell’orientamento sessuale) ovvero individui monadici che si preoccuppano solo di spendere il proprio tempo, il proprio denaro e il proprio corpo in qualcosa che faccia salire il Pil.

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  4. Lenny Nero
    23/06/2008

    @MHJ:

    Caro Matthew, la battuta sui capelli è riferita al fatto che non ho mai capito perchè dovrei essere orgoglioso di essere omosessuale piuttosto che eterosessuale.
    Da una parte il Pride, dall’altro il machismo.
    Sono ridicoli entrambi.
    Io sono come sono.
    Le preferenze sessuali sono varianti naturali.
    Meglio manifestare perchè si è orgogliosamente coerenti con i principi che si manifestano.

    Per quanto riguarda la proiezione sul mondo etero, è noto che ovunque in Italia, tra prostituzione, orge, locali di scambio per coppie e riviste per annunci, il mondo etero abbia i suoi aspetti “eroticamente variegati-sfumati-ondivaghi”.
    Il cattolicissimo Veneto in questo è un campione.
    La famiglia è sempre stata un obiettivo da raggiungere per sentirsi completo agli occhi della società.
    Quante sono le persone di una certa età che ti chiedono “Ma non ti sei ancora sposato?” perchè reputano incredibile non esserlo a 30 anni.
    In alcune realtà italiane poi è quasi mandatorio sposarsi.
    Il matrimonio, la riproduzione, sono i percorsi tradizionali di un eterosessuale.
    Come ben scrivi tu la situazione sta cambiando.
    E qui si arriva al paradossale.
    Neanche piu’ gli eterosessuali si sposano, se non tra mille sforzi; la maggior parte convive, spesso non per motivazioni filosofiche, ma per mera pecunia (un matrimonio ormai è un investimento!).
    E i gay invece si rifanno a vecchi modelli, anacronistici, al voler realizzare il sogno delle loro mamme, sognano la chiesa, il riso e i fiori…perchè?
    Perchè non battersi per il riconoscimento delle coppie (diritti e doveri annessi) e basta?
    Perchè rifarsi a un modello piccolo borghese, che qui in Italia maleodora di cattolicesimo, per affermare di fronte al mondo il proprio amore?
    E qui torniamo al punto di partenza del mio discorso.
    Ci sono molti diritti per cui i gay devono battersi, anche se prima di tutto la vera lotta è quella culturale contro la discriminazione.
    Ma soprattutto, banalmente, così banalmente che quasi mi vergogno a scriverne, quando i gay chiedono il sancimento delle coppie di fatto, a quali coppie si riferiscono?
    Io sono felicemente impegnato ed innamorato e non riesco neanche ad immaginarmi a tornare indietro e riprecipitare in quella spirale di incontri inutili e frivoli che caratterizzano la vita dei gay.
    Spero che duri e prosegua ad libitum, ma lasciamo stare il sottoscritto, visto che non ho neanche mai frequentato l’ambiente, nè in modo assiduo nè nei suoi aspetti piu’ deteriori (è talmente facile reperire sesso per un gay, che non c’è bisogno di andare chissà dove).
    Nella realtà di tutti i giorni quante sono le coppie gay e soprattutto quante sono quelle longeve che non si sfascerebbero già prima del matrimonio?
    Avviene anche tra gli etero, eccome, il problema è che fra i gay la già discutibilissima solidità dei rapporti etero, diviene un caos esasperato.
    Se la carne degli etero è debole, quella dei gay è debolissima per mille motivi.
    Per cui prima di preoccuparsi del matrimonio, perchè i gay non si preoccupano di vivere serenamente in mezzo agli altri, di confrontarsi con gli altri?
    La maggior parte dei gay non lo sa fare.
    Sai quanti, di quelli che vivono di cazzo e dintorni, in giro, intimoriti e/o invidiosi, mi additano perchè di me lo sanno tutti, famiglia e posto di lavoro compresi?
    Se i gay preferiscono vivere nell’ombra, perchè è così che spesso fanno, quale bisogno hanno di un riconoscimento pubblico, di ripercorrere strade spesso abbandonate pure dagli etero?
    Per non parlare poi dell’adozione dei bambini: neanche ci sarebbe tempo di affidarglieli che l’assistente sociale dovrebbe parlare col nuovo compagno di uno dei due.
    Tanto vale affidarlo ad un single, ma questo è inconcepibile in Italia persino per gli etero.
    Insomma, prima lottiamo per una maturità culturale e psicologica collettiva e nazionale sull’argomento; in parallelo riflettiamo se le nostre pretese siano solo capricci (ci piace un sistema commerciale di piacere continuo e poi vogliamo sistemarci? Contradditorio…A 40-50 anni, poi, i gay sono piu’ infoiati di quelli di 20, la sindrome di Dorian Gray). In seguito di tutto il resto se ne puo’ parlare.
    Per ora è come parlare di fantascienza, non discutendo dello stato attuale delle cose.

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  5. brullo nulla
    26/06/2008

    secondo me il miglior modo per giungere alla giusta parità è abolire il matrimonio anche per gli etero.

    non è uno scherzo, nè una provocazione. che senso ha?

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  6. Lenny Nero
    26/06/2008

    @brullonulla:

    concordo.
    Invece di lanciar colpi all’apparato catto-borghese, i gay chiedono di sposarsi.
    A me del matrimonio fa persino orrore il concetto insito nella parola.

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  7. Count Zero
    17/01/2009

    Il gay pride e simili sono soltanto una patetica carnevalata che fa più male che bene all’immagine degli omosessuali. Trovo l’ostentazione di sè patetica sia per gli etero che per gli omo. Giusto far sentire la propria voce ma vedere una massa di patetiche figure sculettanti in vestiti variopinti nuoce all’immagine di chi è già abbastanza discriminato e deve lottare giorno per giorno per non essere considerato un invertito. Zero credibilità e da gay si diventa froci

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Questa voce è stata pubblicata il 20/06/2008 da in Flussi di incoscienza, Religione con tag , , .

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