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Peace is for pussies

Diary of the dead

Il maestro Romero dichiarò che ogni decennio è stato lo sfondo per ognuno dei suoi film sulla saga dei morti viventi.

Smentendosi, deluso dalla scarsa indipendenza che la Universal gli aveva concesso per “Land of the dead” (e forse anche dal tiepido apprezzamento del fandom di fronte ad un film rigido e sclerotizzato sotto ogni punto di vista), racconta la solita storia che già conosciamo affrontandola non tanto sotto una nuova prospettiva teorico-ideologica, ma puramente tecnica.

Il risultato è purtroppo discontinuo e spesso scivola nel tedioso e nel patetico, nonostante la presenza sporadica di qualche tocco di cattiveria splatter.

Da una parte Romero si pone l’obiettivo di creare una sorta di mockumentary, un finto documentario sull’esplosione dell’epidemia ed adotta lo strumento del digitale come base per tutto il film.

Dall’altra dimostra non solo di non conoscere il mezzo, esagerando con effetti e vezzi visivi che sottolineano ogni secondo che si tratta di una finta ripresa reale, ma ne tradisce l’essenza sporca e realistica con inquadrature geometricamente costruite, una fotografia ad alta definizione e una post-produzione troppo evidente.

Se è vero che non è inguardabile ed epilettogeno come “Blair witch project” ed i suoi cloni, di fronte ai due colossi attuali quali “REC” e “Cloverfield” cede il passo inevitabilmente.

In “REC” la costruzione dell’immagine non è mai a discapito del realismo e nessun elemento visivo o effetto speciale ci allontana dall’immersione nell’orrore ricordandoci che è solo una fiction.

A danno dell’antirealismo la presenza di una colonna sonora invadente, che sopperisce all’incapacità di Romero di jazzare con urla, grida e rumori vari.

A peggiorare il tutto, tanto che ci si chiede perchè Romero non sia tornato ad usare una classica pellicola, piuttosto che seguire una strada tradita lungo il percorso, ed inutilmente fittizia, la fastidiosa e didascalica voce fuoricampo di una delle protagoniste che filosofeggia sui media, mentre Romero ci rivela che conosce persino Youtube

Applausi di incoraggiamento al paziente geriatrico.

Il film gira troppo spesso a vuoto, quasi costruito a fasi di venti minuti di noia profonda come l’inferno alternati a 5 minuti di catartica ultraviolenza, e con un inutilmente barocco cambio di registro di ripresa ogni due sequenze.

Ovviamente lo splatter è sempre sopraffino, ma non basta a salvare un film ripetitivo che non riesce a spaventare per più di tre secondi.

Forse “Diary of the dead” avrebbe funzionato come mediometraggio, non certo per 90 minuti che si trascinano con fatica a seguire le vicende di persone che ci risultano affatto simpatetici, fino a diventare totalmente insopportabili.

Quando addirittura vengono sfruttati dei cheap-thrills per farti saltare sulla sedia (e non ci riescono) sentenzi che anche per Romero è arrivato il momento di passare a miglior vita.

Si salva l’inquietante finale onirico grazie anche ad un’ultima inquadratura originale e piacevolmente disgustosa, ma ormai di esplosi ci saranno già i vostri zebedei.

Il messaggio del film, infine, secondo cui ormai le persone riprendono il mondo in ogni modo, ma hanno cessato di guardarlo davvero, non percependone più l’orrore, è talmente insistito e ripetuto retoricamente con tono lamentoso, e sottolineato da musiche inconsistenti, che in preda all’irritazione sarà difficile non farsi travolgere del desiderio di sbudellare tutti i vostri vicini di casa.

Ovviamente con telecamera in mano e account su Youtube pronto all’upload del video.

Vi segnalo la recensione di Elvezio Sciallis.

Un commento su “Diary of the dead

  1. Caino
    09/07/2008

    mi trovo d’accordo.
    e inizio a nutrire il dubbio che romero abbia costruito un mito, un immaginario epidemico ed illimitabile, che lui stesso non è stato in grado di gestire.
    il primo capitolo in bianco e nero rimane ineguagliabile.
    il secondo inizia irrimediabilmente la discesa.
    persino i remake sono stati migliori in diversi casi.
    e rec è migliore di cloverfield, senza dubbio.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/07/2008 da in Flussi di incoscienza.

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