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Peace is for pussies

Crazy Eights

L’After Dark Horrorfest 2007 è stato una delusione solo per metà, perchè oltre all’apprezzabile “Le morti di Ian Stone” , ci ha regalato pure un film quale “Crazy Eights”  che corre persino il rischio di apparire come originale, confrontato ad un produzione horror americana recente inclassificabile, nonchè quello di ricordare al fandom che solo perchè trattasi di film sanguinolenti non significa che possano essere diretti con particolare attenzione rivolta all’aspetto visivo e soprattutto a quell’ingrediente che raramente ormai incontriamo: la paura.

Le pietre miliari dell’horror sono tali perchè durante la loro visione abbiano provato il desiderio di fuggire, non solo un superficiale shock, ma quell’angoscia profonda di fronte a qualche elemento perturbante che ti trascini addosso anche ore dopo.

“Crazy Eights”  non lesina sul sangue grazie a qualche fugace momento gore, ma punta soprattutto a creare un’atmosfera claustrofobica palpabilissima e pur non chiarendo (volutamente) tutti i segreti della storia riesce a tenere col fiato sospeso fino ai brividi finali, nonostante sia quasi interamente girato fra pochi ambienti.

Il regista, James Koya Jones, gioca in ogni modo con la possibilità di suggestionare, più che di impressionare, e riesce perfettamente nell’intento.

Il pretesto per la mattanza è la riunione in stile “Il grande freddo” di un gruppo di amici infanzia in occasione del decesso dell’ottavo componente della compagnia di bambini autonominatasi “crazy eights”.

Una mappa, un edificio abbandonato ed il cadavere mummificato di una bambina sono i tre elementi chiave di un passato a dir poco sconvolgente che li accomuna e che il defunto amico pare abbia voluto ricordassero.

All’inizio del film ci viene riferito che tra gli anni ’50 e i ’70 alcuni minorenni furono ceduti volontariamente dai genitori alle autorità per essere sottoposti ad esperimenti e ricerche psicologiche sul comportamento; di molti di essi non si ebbe più notizia.

E’ facile intuire parte del proseguio della trama, ma è intrigante comunque farsi centellinare le rivelazioni, i colpi di scena, appassionarsi ai variegatissimi personaggi che procedendo nelle viscere dell’edificio scoprono verità completamente rimosse.

E mentre le nebbie sul passato si dipanano e sembra emergere una follia sepolta nelle loro menti, uno ad uno i protagonisti andranno incontro a morti o mutilazioni orribili (avete mai visto quel che accade dopo che la mascella è stata completamente divelta?).

“Crazy Eights”  è un film fondato sui temi della rimozione, della colpa, della redenzione, della differenza tra individuo sano di mente e psicopatico, e coerentemente al suo concept è organizzata la messa in scena: la telecamera insegue lentamente, ma senza sosta i protagonisti, è come una minaccia incombente od un occhio che ne scruta i cambiamenti; l’edificio in cui si attuavano gli esperimenti diventa un percorso di re-iniziazione, un labirinto mentale in cui perdersi, ritrovarsi.

I piani sequenza sono diversi, le inquadrature ed il montaggio studiati alla perfezione per colpire al momento giusto, svelare qualche particolare, senza risolvere tutti i misteri, concedendo allo spettatore il tempo di osservare gli ambienti ed elaborare da solo le poche informazioni date costringendoci all’attenzione.

E’ come vivere sulla propria pelle un processo forzato di affioramento dei ricordi: frammentario, sempre più violento.

Non aspettatevi di ottenere una spiegazione per tutti gli eventi che, per altro, potrebbero essere interpretati secondo diverse prospettive.

Vengono forniti solo alcuni dettagli fondamentali intorno a cui ricostruire nella propria mente i fatti presenti e soprattutto passati, evitando spiegazioni interminabili e offrendo la chiave di lettura attraverso un breve flashback finale che inchioda sulla sedia solo per le parole, parole le cui conseguenze verranno suggerite attraverso un elemento di scena che pareva senza alcuna importanza, senza mostrare nulla, lasciando alla nostra immaginazione l’orrore che ne è seguito.

A rendere “Crazy Eights”  un’esperienza cerebrale, ma anche viscerale, una colonna sonora elettronica efficacissima ed un sound-editing degno del miglior episodio di “Silent Hill”, verso cui certi rimandi scenografici hanno sicuramente debito.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/07/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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