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Peace is for pussies

L’inquilino del terzo piano

Tratto da un romanzo dello scrittore ed illustratore Roland Topor (vi rimando a questo link per saperne molto di più e ne vale la pena), “L’inquilino del terzo piano” è l’ennesimo film diretto da Roman Polanski sul tema della paranoia, nonchè un ennesimo capolavoro.

Liberatosi degli aspetti surreali e persino esoterici della fonte originale (ne rimane traccia solo in una scena), il registra adatta la storia e ne sottolinea gli aspetti psicologici e sociologici, realizzando attraversando il linguaggio dell’onirico una specie di pamphlet sulla società civile, sul conformismo, sull’integrazione dei diversi e sul sottile confine tra le formalità dell’educazione e la follia esasperata.

Raggiungere un equilibrio nel convivere con gli altri non è facile, in qualche modo si deve imparare a chiudere in gabbia parte di se stessi e quando la repressione diventa esacerbata la schizofrenia sociale diventa psicosi individuale.

Ed è il momento della rottura definitiva.

Trelkovski è un timido archivista di origine polacca, naturalizzato francese, che affitta un piccolo appartamento parigino.

La precedente inquilina, Simone, si è gettata dalla finestra e Trelkovski, recatosi in ospedale a trovarla dopo che si è risvegliata dal coma, rimane shoccato dalla visita e la sua mente, evidentemente già fragile e stressata dal fatto che egli si sente incosciamente un diverso, uno straniero, imbocca presto la strada della paranoia, non aiutato dagli ossessivi ed anziani vicini di casa che trascorrono il tempo a lamentarsi e firmare petizioni per i rumori notturni o i fastidi prodotti dai vicini.

Il condominio diventa un alveare di piccoli mostri che si vessano a vicenda e la casa si trasforma progressivamente in un luogo in cui si è sotto costante minaccia, invece che al riparo.

In preda ad allucinazioni sempre più vivide, Trelkovski si convincerà dell’esistenza di un complotto per convincerlo a suicidarsi come Simone e quando i volti delle persone si confonderanno nella sua testa, quando le luci inizieranno a diventare spettrali e si verificheranno presunti agguati, e soprattutto quando il protagonista intraprenderà un percorso di trasformazione fisica, comprenderemo che l’autodisintegrazione della propria identità è ormai alla fase finale.

Fotografato da Nykvist, fedele collaboratore di Bergman, ripreso ponendosi tra citazioni, obbligate, di Hitchcock e ricerca di uno stile originale (è uno dei primi film in cui venga utilizzato il Louma Crane, la telecamera a controllo remoto fissata ad un braccio snodabile che consente diverse prodezze visive), “L’inquilino del terzo piano” mescola humour nero, sociologia, thriller e riesce, nonostante qualche lentezza nella prima parte (d’altronde parliamo di un film di 32 anni fa) a trascinarti in un labirinto mentale che ti attanaglia con quelle sensazioni di sconcerto e angoscia tipiche de “Il processo” di Kafka, dove ben sappiamo che K. viene condannato per una colpa mai compresa e mai dichiarata.

Il film in realtà mostra le sue carte ben presto, dato che Polanski affianca realtà e allucinazioni in modo esibito ed è facile comprendere che molto di ciò cui stiamo assistendo è frutto del delirio, ma proprio per questo diventa un’esperienza straniante, per certi versi dolorosa.

Lo strazio interiore di Trelkovski è solo l’esasperazione di un uomo sottoposto alle pressioni del conformismo, della buona educazione, del desiderio di essere accettato e vivere in modo sereno.

Un desiderio talmente forte che sarà persino disposto a trasfigurarsi in Simone per accontentare i suoi vicini con un suicidio ancora più spettacolare.

Ma i sogni spesso diventano un incubo che si protrae fino alla morte.

Se vi è piaciuta la tensione surreale di “Rosemary’s baby” e pensate che il clima da suspense paranoica solo Polanski sia riuscito a rappresentarla allo stato dell’arte, allora “L’inquilino del terzo piano” diventa un film imprescindibile.

2 commenti su “L’inquilino del terzo piano

  1. zonekiller
    19/07/2008

    Le nostre strade bloggeristiche si incrociano ancora…
    http://scaglie.blogspot.com/2008/05/roland-topor.html
    Ciao complimenti!

    Mi piace

  2. Lenny Nero
    20/07/2008

    @zonekiller:

    fantastico, ne son felice.
    Sto scoprendo sul tuo blog dei gioielli encomiabili e prima o poi mi mettero’ all’opera per godermeli tutti.
    Grazie mille🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 19/07/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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