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Peace is for pussies

Rovine

Prodotto dalla Dreamworks, Ben Stiller e altri milionari; tratto da un best-seller di Scott Smith (ma che razza di libri legge la gente?); fotografia di Darius Khondji (“Seven”, “La nona porta” ).

Sulla carta un potenziale horror a budget non troppo infimo, nei fatti un film talmente mal sceneggiato, mal recitato, mal diretto e squilibrato nella sua costruzione che di fronte ad un paio di sequenze ad alto tasso di gore si comprende come in mano a persone che amano i film di genere, e non li scimmiottano, tentando di ritagliarsi una fetta di mercato, “Rovine” avrebbe potuto essere un prodotto dignitoso e con un impatto visivo piuttosto forte.

Invece il gore, poco, ma decisamente sopra la media del mainstream, è solo una nota stonatissima in un mare di noia.

Le radici le metterete voi per il tedio che vi assale durante la visione e per la scarsa sopportazione verso i protagonisti.

Un gruppo di yankees ventenni interpretati da over-trentenni bellocci e/o cerebrolesi si avventurano in una località messicana non indicata su alcuna mappa dove si erge una piramide pre-colombiana.

Le rovine sono custodite da indigeni disposti a compiere violenza pur di evitare che coloro che entrano in contatto con le radici fiorite che avvolgono la piramide possano tornare nel mondo civilizzato.

Ovviamente le piante sono come una sorta di creatura vegetale, in grado di infestare i corpi dei malcapitati fino ad eroderne le carni.

La trama è tutta qui, ma il punto è un altro.

Uno sceneggiatore capace, sfruttando unità di spazio e tempo, evitando dialoghi isterici, se non beoti, evitando idee che suonerebbero brillanti alle orecchie di un pubblicitario italiano (uno snodo narrativo scatta quando i ragazzotti scoprono che i fiori sono in grado di riprodurre le voci umane, non chiedetevi come, e soprattutto la suoneria di un cellulare! Shyamalan si starà mangiando le mani per non averci pensato), concentrandosi sul paradosso di un luogo aperto che diventa una prigione e sull’angoscia derivata, creando un climax culminante in shoccanti scene splatter di (auto)mutilazione (per chi ha visto film quali “Tears of kali” “Naked blood”  sono appena raccapriccianti, ma immagino lo siano molto di più per lo spettatore medio), avrebbe potuto ottenere un cult claustrofobico senza particolari problemi.

Invece ecco la solita struttura dei 90 minuti di cui 20 di cazzeggio generale,  25 di inizio della trama e i restanti 45 minuti trascinati faticosamente tra urla, pianti, momenti pesantemente morti, sguardi persi degli attori mentre il regista prende il sole, un ritmo calibrato in modo pessimo da un montaggio discontinuo che raggiunge il culmine del menefreghismo con un doppio finale talmente scontato e ridicolo da lasciare allibiti.

Il tutto a fronte di qualche buon effetto speciale e di momenti gore che non essendo l’ingrediente principale appaiono tanto gustosi, quanto gratuiti (se non fosse che il solito montaggio da zappatore riesce a rovinarli), soprattutto perchè in questo film non c’è un crescendo di tensione che esplode nel sangue, ma un’unica, interminabile, linea piatta emotiva.

Visti i mezzi a disposizione la colpa è da imputare non solo allo scellerato sceneggiatore, che è pure l’autore del romanzo (ovviamente i protagonisti compiono sempre le azioni piu’ idiote e distratte ed i dialoghi appaiono spesso come riempitivi), ma ad un regista che non ha alcun senso del ritmo e della suspense e non riesce a spremere dallo script quel poco di buono che vi è presente.

Un’occasione sprecata per un soggetto con più potenzialità narrative e di shock di quanto questa sciatta messa in scena lasci pensare.

Se pensate che sia poco magnanimo, provate a leggere che cosa ne pensa del film Elvezio Sciallis.

2 commenti su “Rovine

  1. Elvezio
    21/07/2008

    Non dovevi andarlo a vedere ora hai respirato le spore e vedrai fra trenta giorni quando ti germoglieranno gli occhi, in pratica una mossa di Hokuto declinata al vegetale….

    Ti ho controlinkato in modo mafioso, ovviamente…

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  2. Lenny Nero
    21/07/2008

    @Elvezio:

    sai perchè ti linko, oltre al fatto che io e il mio consorte leggiamo sempre avidamente le tue recensioni, e gradisco i tuoi lusinghieri controlinkaggi?
    Perchè tu, per qualche esoterico motivo, su dove sappiamo noi non sei presente e quindi questi link e controlink è come se non esistessero, se non all’interno di un circuito di persone che si scambiano opinioni ed informazioni e non vogliono scalare niente (tanto meno delle fottute piramidi realizzate in cartongesso ricoperte di fiori canterini!).
    E cio’ mi fa molto piacere, intendo far parte di un giro di utenti blogosferici che usano i blog in modo proficuo.
    Comunque sento già un prurito, ma al massimo saranno gli scarafaggi di compagnia delle pantegane che circondano il mio real palazzo.:)

    Per fortuna in lista ho diversi horror promettenti, ma dopo la tua recensione avevo bisogno impellente di godermela questa tavanata.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 21/07/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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