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Peace is for pussies

Repulsion

I critici considerano “Repulsion” il capostipite della trilogia degli appartamenti o della paranoia ad opera di Roman Polanski (insieme a “Rosemary’s baby” e “L’inquilino del terzo piano”).

E’ un film di non facile visione per noi spettatori moderni che a distanza di 43 anni siamo abituati al ritmo epilettico dei blockbuster o a quello sincopato delle fiction, ma è indiscutibilmente un capolavoro di regia, per alcuni aspetti narrativi volutamente ineffabile e sfuggente, controbilanciato da una ricerca sensoriale che ha davvero pochi eguali sul modo di raffigurare su schermo la paranoia .

Carol è una ragazza di bellezza stupefacente che attira le attenzioni di ogni maschio al suo passaggio.

Taciturna, introversa, quasi monoespressiva, rispetto alla libertina sorella non ha mai vissuto né l’amore né il sesso e sviluppa progressivamente un rifiuto fisico verso corteggiamenti ed approcci sessuali più o meno maldestri.

Rimasta sola in casa, ossessionata dalle reazioni che gli uomini hanno nei suoi confronti, in preda ad allucinazioni sempre più vivide darà avvio a una serie di omicidi tanto goffi, quanto violenti, con l’intento di difendersi e castigare.

Non aspettatevi né particolari sorprese né rivelazioni.

La mente insondabile della protagonista è il vero enigma del film.

A Polanski interessa solo sperimentare con tutti i mezzi espressivi a sua disposizione la possibilità della rappresentazione della psicosi.

La telecamera segue come uno stalker Carol, come se fosse una cavia, le sta addosso, la scruta, la schiaccia contro le pareti di un appartamento che ancora una volta non protegge, ma fa esplodere la follia.

Il regista costruisce immagini che incorniciano il corpo plastico di questa bambola incapace di amare o di interagire con gli altri, se non durante il suo lavoro di manicure, momento in cui tutela una bellezza che forse vorrebbe rimanesse intoccata.

Non solo il bianco e nero è usato nel modo più espressionista possibile, ma il più grande e sottile lavoro viene effettuato a livello sonoro: anticipando di decenni il connazionale Gaspar Noé, Polanski intesse intorno a Carol una trama di suoni industriali, ipnotici, da incubo, che jazzano il ritmo dei suoi pensieri sconnessi.

Diversi i momenti visionari: soffitti che si crepano, mani nerborute che escono dalle pareti afferrando voluttuosamente e con forza il seno della Deneuve.

E non mancano improvvisi raptus di violenza che contrastano con l’algido comportamento della protagonista, come quando infierisce sul viscido padrone di casa con numerosi colpi di rasoio.

“Repulsion”  è puro cinema perché potrebbe persino essere privo di dialoghi e riuscire lo stesso a procurarti un senso di disagio crescente solo torturando i sensi e custodendo gelosamente il segreto di Carol.

L’inquadratura finale sulla misteriosa fotografia d’infanzia dona al film una conclusione da brivido.

Anche considerato solo come sperimentazione e film di passaggio verso la complessità tematica dei film successivi, “Repulsion”  rimane un cardine della cinematografia di Polanski e del genere thriller.

2 commenti su “Repulsion

  1. zonekiller
    24/07/2008

    ribadisco le affinità…
    http://scaglie.blogspot.com/2007/10/repulsion.html
    e mi inchino…

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  2. Lenny Nero
    24/07/2008

    @zonekiller:

    ribadisco che ne son fiero 😉

    Cito da te:

    La follia per Polanski fa paura perché l’individuo sa di arrivare attraverso essa a sé stesso, raggiungendo così la propria essenza in aperta ribellione e in fuga dalle leggi repressive e frustranti della società borghese.

    You got the point!

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 23/07/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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