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Peace is for pussies

Guida galattica per autostoppisti

A volte accade che snobbi un film perchè non ne comprendi il target o perchè non ne conosci il libro da cui è tratto (la serie di 5 testi di Douglas Adams, anche sceneggiatore per l’omonimo radioshow del 1977) o perchè quella sera, cascasse il cielo con tutti i santi, dovevi vedere l’ennesima puntata-metadone di “Lost”.

E sbagli.

Per fortuna è capitata l’occasione di recuperare questo gioiello di fantascienza, humour inglese, blasfemia à la Monty Python ed effetti speciali superlativi che si è rivelato una vera goduria per occhi e cervello, da recuperare assolutamente (insieme ai libri!).

Mentre ostinati burocrati stanno per spianare la casa del medioman Arthur Dent, altri burocrati intergalattici stanno per spazzare via la Terra per far passare nel suo spazio un’autostrada galattica.

Il mondo ha 12 minuti di residua esistenza, e Arthur viene salvato dal suo amico alieno Ford Prefect, un noto autostoppista spaziale, venendo portato a bordo dell’astronave dei temibili Vogon, i mostruosi governanti che si dilettano nel comporre atroci poesie con effetti suicidi (e noi italiani immancabilmente pensiamo al nostro attuale ministro-poeta).

Fuggiti sull’astronave Cuore d’oro, dotata del motore a improbabilità infinita, guidata dal principe della galassia Zaphod Beeblebrox (un demenziale Sam Rockwell), dalla sua ragazza terrestre Trillian, e da un robot maniaco-depressivo (“Ho milioni di idee: conducono tutte a morte certa”), seguiranno il reale nella ricerca di Magrathea, pianeta leggendario in cui un beffardo robot-divinità, noto come Pensiero Profondo e costruito dagli esseri pandimensionali, detiene la risposta universale.

I pregi più evidenti del film sono una confezione visiva di lusso ed una sceneggiatura a tratti esilarante, ma mai stupida, sottilmente feroce, che tratta di temi quali il senso della vita nell’universo, la creazione, Dio, l’amore, la religione e la politica (imbarazzante la battuta: “I presidenti non contano nulla. Servono solo a distrarre da quelli che comandano davvero” ).

Gli effetti speciali sono di prim’ordine: si notano soprattutto per le creature aliene di ogni specie perfettamente realizzate ed integrate in ambienti a volte claustrofobici, a volte immensi, e sempre dal design curatissimo e dettagliato.

Ad una visione quasi epica della fantascienza, che fa da contrappunto alle immani sciocchezze commesse e pronunciate da tutti i protagonisti, si aggiungono momenti di puro intrattenimento intelligente per raccontare tutto ciò che avviene nell’Universo e di cui la Terra è all’oscuro.

Così con animazioni dal look moderno e sempre comico, sulla falsa riga degli intermezzi animati di Terry Gilliam, ci verranno illustrati il funzionamento della guida del titolo, i libri più venduti al momento (tra cui una serie di pubblicazioni quali “Anche Dio può sbagliare”, “Altri grossi sbagli di Dio” e “Ma questo Dio, insomma, chi è?” ) e la spassosa storia della creazione del mondo con un dio rappresentato come un prestigiatore che con i suoi trucchi ha fatto incazzare mezzo Universo.

La storia è complessa, impossibile da riassumere, senza mai cali di ritmo, ma la voce narrante ci conduce attraverso gli snodi narrativi fondamentali, tra cui eccezionali scoperte su che cosa sia davvero la Terra, di cui assisteremo alla spettacolare ricostruzione in officina (ma non vi rivelo il motivo geniale e dissacrante), e considerazioni filosofiche, coraggiosamente meccanicistiche e darwiniane, ma nel contempo liriche, sugli eventi galattici.

Tra i numerosi episodi da ricordare il raduno hippie atteso per 8 milioni di anni per farsi rivelare dal gigantesco Pensiero Profondo, dalla sommità della piramide su cui si erge, il senso della vita (la risposta buffonesca? 42! Dopo, siccome preferisce trascorrere il tempo a guardare la televisione, promette che costruirà un computer per elaborare non la risposta, ma la domanda universale!) ed il mondo di Humma Kavula, interpretato da John Malkovich, vestito come il cantante dei Buggles, semovente su zampette meccaniche, sacerdote, perdente contro Zaphod al concorso per l’essere senziente peggio vestito dell’universo conosciuto.

I suoi fedeli ritengono che il mondo sia il risultato dello starnuto di Dio, un grande naso, attendono la venuta del Grande Fazzoletto Bianco e tutti in coro invece di “Amen” pronunciano in tono drammatico “Etciù!”.

Mozzafiato, visivamente e per rappresentazione metaforica, la caduta di un missile trasformato in balena: nella sua nuova forma il cetaceo, mentre precipita fra le nuvole in attesa dello schianto al suolo, prende coscienza del proprio corpo, elabora il linguaggio, conferisce nomi alle cose, si pone domande esistenziali e ovviamente non avrà tempo sufficiente per ottenere una risposta!

La narrazione è quasi punk, densissima, costellata da infinite idee brillanti, quando non adorabilmente folli, che forse inficiano il pieno godimento di un film che vuole raccontare ambiziosamente tutto il possibile, ma questo modo di usare la fantascienza per elucubrazioni di alto livello venate di ironia impeccabile conquista davvero.

Aggiungeteci il fatto che il film vi strapperà più di una risata, grazie all’ameno modo anglosassone di interpretare l’eccesso, e che è una vera festa per gli occhi, e allora perdonerete pure tutti i veniali peccati di presunzione.

Il film è dedicato proprio a Douglas Adams, deceduto nel 2001 e che ha lasciato la sua opera incompiuta.

Pensiero profondo: La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto è… 42. Sì, ci ho pensato attentamente è questa, 42. Certo sarebbe stato più semplice se avessi conosciuto la domanda.
Loonquawl: Ma era LA domanda, la domanda fondamentale di tutto quanto!
Pensiero profondo: Questa non è una domanda! Solo quando conoscerete la domanda comprenderete la risposta.
Loonquawl: E dacci la domanda fondamentale.
Pensiero profondo: Non posso, ma c’è qualcuno che può, un computer che calcolerà la domanda fondamentale. Un computer di tale e infinita complessità che la vita stessa farà parte della sua matrice operativa e voi assumerete nuove e più primitive forme ed entrerete nel computer a navigare i dieci milioni di anni di vita del suo programma. Io progetterò questo computer per voi e si chiamerà… [fine del documentario]

4 commenti su “Guida galattica per autostoppisti

  1. chiarac
    29/07/2008

    concordo, un gran film, intelligente e fa morire dal ridere.
    Il libro /i libri come sempre contiene tutto questo elevato a potenza sia per episodi esilaranti che per riflessioni interessanti, ma il film riesce comunque a rimanere fedele allo spirito dell’opera, aggiungendoci anche del suo.
    Consigliatissima anche la serie TV girata dlla BBC negli ’80 e curata direttamente da Adams (gli stacchetti animati la richiamano direttamente). Ci fu anche un radiodramma, sempre curato da lui, ma non l’ho mai sentito.
    E come non ricordare il mitico babelfish, che infilato nell’orecchio si nutre di onde crebrali e permette magicamente di comprendere qualunque lingua? La sua esistenza è talmente utile che sembra provare inconfutabilmente l’esistenza di dio… ma dio è perfetto e rifiuta di aver bisogno di una dimostrazione della propria esistenza. Così dio “suddenly vanished in a puff of logic”. ovazioni dalla curva sud.

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  2. Lenny Nero
    29/07/2008

    @chiarac:

    grazie per il commento: hai aggiunto altri elementi che avevo eliminato dal post per non essere prolisso come al solito!
    Non si finirebbe mai di elencare tutte le trovate e i commenti che ti colpiscono!

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  3. Dottor D.
    31/08/2008

    Il film, che è piaciuto anche a me, non è ispirato ai libri ma alla serie radiofonica. I romanzi di Adams, checché se ne dica, sono tiepide e innocue cagatine.

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  4. Ha|jimE
    01/03/2009

    anche a me è piaciuto…molto divertente e intelligenteXD marvin, il robottino depresso è troppo tenero: ‘marv hai qualche idea?’ ‘io ne ho tante di idee…portano tutte a morte certaXD spassisissime la canzone dei delfini e le spiegazioni ‘galattiche’😄

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Questa voce è stata pubblicata il 28/07/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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