+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Mulberry St.

Partendo da un concept visivo collaudato ed abusato (“28 giorni dopo” and so on), facendo economia di mezzi, ma esibendo un buon talento visivo, polso registico e capacità di creare uno script tanto semplice nella trama, quanto complesso nella costruzione dei personaggi e del contesto sociale in cui si muovono, Jim Mickle ha realizzato uno dei migliori film che abbia visto fin’ora tra quelli presentati all’ultimo Dark Horrorfest e forse uno dei migliori horror di questi ultimi anni, tanto sanguinolenti, quanto artisticamente esangui.

Se cercate dose massicce di tensione, caos, violenza realistica, gore e disgustose creature, “Mulberry Street” soddisfa appieno, inchiodandovi il culo fino alla fine e soprendendovi con un finale crudele e ad alto tasso emotivo, elemento spesso inusuale in questo genere di produzioni.

La Grande Mela è di nuovo sotto assedio, ormai meta preferita di mostri, terroristi e altre fastidiose amenità della natura.

Questa volta la minaccia viene dai topi, agenti portatori di una sconosciuta infezione che trasforma le persone in uomini-ratto, affamati e ributtanti.

Con un canovaccio simile si sarebbe potuto precipitare nel delirio comico, invece ci troviamo più dalle parti degli spaventi di “REC” e o dell’horror suburbano di “The signal”, piuttosto che della stupidità involontaria di un “Cloverfield” qualunque.

A rimpolpare il contenuto, l’ambientazione tra i topi umani: immigrati, veterani che si trovano ad affrontare una nuova guerra in casa propria, alcolizzati, barboni, ragazze madri, tossici.

Tutti coloro che un qualsiasi sindaco italiano vorrebbe spazzare via per non vederli dalla finestra della propria villetta.

Non vedrete lo skyline immaginifico di New York, ma appartamenti con arredi d’accatto, polvere, mura che crollano abitati da persone già vessate da una vita ai margini e la cui trasformazione in bestie rabbiose che si cannibalizzano a vicenda sembra la loro natura evoluzione.

La classica guerra tra poveri e dimenticati dalle autorità.

E mentre un giovane imprenditore d’assalto acquista edifici a poco prezzo per raderli al suolo e costruire grattacieli, il suo motto “Il vicinato sta cambiando” diventa realtà.

Il pregio del film è adottare da una parte il mezzo digitale per evidenti questioni di budget, ma anche per creare un (iper)realismo che non tutti sanno gestire.

Dall’altra, con l’eccezione di alcune sequenze di fuga, abbondano inquadrature ricercate, bei movimenti di camera, e scelte fotografiche oculate e suggestive.

La tensione è costruita in crescendo, con abilità, e quando esplode il dramma cittadino non avrete un attimo di pausa.

In mezzo ad un barnum orrorifico superiore alla media di film più strombazzati e con maggiori finanziamenti, Mickle riesce persino a dipingere tra le righe un microambiente che sembra cancellato dai blockbuster hollywoodiano, immergendoci nella periferia piuttosto che tra i colossi di vetro.

Non ci sono eroi, solo persone già affrante o vinte, per cui non aspettatevi finali edificanti, salvifici o con sprazzi di redenzione collettiva.

C’è solo la discesa a spirale verso l’autodistruzione collettiva.

Si riesce persino ad appassionarsi ai protagonisti e si soffre pure per qualche morte inaspettata ed improvvisa ed il cinismo (nonchè la bellezza visiva) dell’ultima sequenza non lascia indifferenti.

Efficace il make-up per i mostri, i cui difetti sono nascosti da riprese spesso oscure ed un montaggio cazzuto che rende la loro apparizione tanto veloce, quanto da soprassalto.

Notevole pure la colonna sonora, tra brani rock che smorzano la tensione ed altri elettronici, inquietanti, che la fanno riesplodere.

Riuscire a spremerci le surrenali e nel contempo abbozzare un discorso di analisi sociale, senza gli sproloqui in voice-off di Romero, è la forza di questo film.

E se non ve ne frega niente degli eventuali sottotesti avrete comunque tra le mani un efficacissimo giocattolone di paura.

Vi segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15/08/2008 da in Flussi di incoscienza.

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: