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Peace is for pussies

Il castello nella foresta – N. Mailer

<Noi diavoli sappiamo da tantissimo tempo che quando una mente mediocre si dedica totalmente a un’idea mistica ne ricava una sicurezza mentale che supera di gran lunga il normale potenziale>

Norman Mailer è deceduto nel Novembre 2007 lasciandoci il suo romanzo più controverso, detestato, imbarazzante, sbeffeggiato da alcuni ed osannato da altri.

Se questo libro avesse descritto la storia dell’infanzia di un qualsiasi personaggio storico da un punto di vista che, citando lo stesso autore, oserei definire escrementizio, sono convinto che critici sudaticci ed infervorati si sarebbero stracciati le vesti inneggiando all’ultimo capolavoro di un genio.

Il problema è che il libro pone al centro di una cornice miltoniana, e gustosamente trash, Adolf Hitler, con lunghissime digressioni sulla sua famiglia, eventi storici collaterali ed una narrazione condotta da un diavolo che su ordine del Maestro deve seguire il piccolo Adolf durante i suoi primi anni, fino a ritrovarsi pochi decenni dopo incarnato in un ufficiale SS incaricato di indagare sulle origini del dittatore, per stabilire se avesse origini ebree o fosse il miracolato frutto di una progenie plurincestuosa, secondo una stramba teoria pro-incesto di Himmler.

Al solo nominare il dittatore nazista iniziano a saltare le coronarie, perchè se non si affronta Hitler da una prospettiva omologata o sei un revisionista o uno scellerato ripugnante.

Mailer non nega di certo la malignità di Hitler, descritto come il successo migliore di Satana; nella sua ottica personale, antitotalitaria ed antiamericana, il Fuhrer è l’apripista per un mondo peggiore persino di quello creato coi campi di concentramento, è l’inizio del caos e della distruzione della civiltà.

E non solo ribalta il concetto di vittoria degli Alleati (avevano già perso in partenza e molto tempo prima), ma si azzarda a ricamare sulla famiglia Hitler come se scrivesse per una rivista scandalistica, con tono scanzonato, morboso, sottolineando sordidi dettagli sessuali (il libro ha vinto il Bad Sex Award) e pseudo-psicanalitici demistificando l’ottica secondo cui Hitler fu il Male in persona e riportandolo sui binari di un’intrinseca banalità.

Trattare Hitler come una persona qualunque significa togliergli un carattere metafisico e superomistico, ma per altri significa sottovalutarlo, come se la nascita di un catalizzatore di morte potesse essere prevedibile.

Eppure è proprio questa imprevedibilità che mette i brividi, il comprendere come alcune scelte di Hitler o persino il suo look, affondino le radici in piccoli imprinting sparsi lungo la sua vita, un microcosmo insondabile e sfuggente.

Diavoli ed angeli lavorano dietro le quinte della storia, seguono i loro “clienti”, danno loro degli impulsi, forniscono sogni, suggestioni, ne esaltano alcune emotività, ma di fatto neppure le creature ultraterrene hanno il controllo totale del destino di un uomo.

<A consentire a noi diavoli di sopravvivere è che abbiamo abbastanza buonsenso da capire che non esistono risposte…esistono solo domande>

Ed in questo frustante rincorrersi di domande sulla genesi del Male la risposta che si ottiene è la negazione di una risposta definitiva, un gruppo di frammenti sparsi che non comporranno mai un mosaico completo.

Il libro di fatto può deludere chi spera di ritrovarsi tra le mani una versione pruriginosa della storia di Hitler, perchè è molto più complesso.

I dettagli di tal tipo abbondano, ma solo per farci affondare letteralmente negli aspetti coprofili e più sottovalutati della crescita di un uomo, che diventerà il Male per antonomasia, ma un’infanzia ed una famiglia psicogena, come tutte le famiglie che si rispettino, l’ha avuta pure lui.

Si cade spesso e volutamente nel cattivo gusto (i giochi con gli escrementi, le devianze sessuali del fratello maggiore, l’erotismo disinibito dei genitori che in realtà sono padre e figlia, il farsi crescere i baffetti perchè gli ricordano i peli pubici della sorella, il fascino per la perfetta organizzazione della vita delle api, l’alzare il braccio a 45 gradi durante la masturbazione), affrontando i protagonisti da un’ottica fintamente occulta (la lotta tra il Maestro e Dio, soprannominato in modo blasfemo Dummkopf, lo stolto) e che dovrebbe regalarci grandi rivelazioni su Hitler, per infine palesarsi come deludente in tal senso.

Se la persona di Hitler può essere sviscerata in quanto persona, la vastità delle sue azioni rimane un mistero, forse non previsto, e solo auspicato, da Satana che ha subodorato potenzialità da stimolare; ma neppure i suoi intermediari ne sono informati del tutto (addirittura non conoscono l’esistenza dell’Inferno, probabilmente creazione machiavellica e falsa di Dio).

Curiosamente è proprio Hitler il personaggio meno in luce: Mailer crea vivide e forti alcune figure familiari, tra cui spicca quella potente e pesante del padre Alois le cui vicende occupano quasi metà del racconto ed affascinano per la maestria nella sua costruzione,  per la finezza psicologica, come se Mailer si fosse sforzato di andare oltre Hitler per scavare profondamente nelle sue origini, ammettendo, tramite la voce del diavolo guida del piccolo Adolf, il fallimento nel comprendere ogni fase dell’evoluzione psicologica di quest’ultimo, potendo solo sfiorarle, ma mai inchiodarle del tutto.

Qualcuno potrebbe considerarlo un esercizio accademico, pur scritto con grandi passione ed abilità nel narrare e per certi versi affascinante ed ipnotico, ma i propositi antiretorici di Mailer, le sue pennellate iconoclaste a base di materiale fecale, colgono nel segno non lasciandoci quell’effetto consolatorio che è insito nel conferire ad Hitler una purezza ed un’assolutezza nel male che alla lunga sortiscono effetti anestetizzanti.

Un commento su “Il castello nella foresta – N. Mailer

  1. Davide
    31/08/2013

    Lo leggerò.
    Consiglio Dalla parte dell’altro di eric emmanuel Schmitt

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 02/09/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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