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Peace is for pussies

30 giorni di notte – Diffondete il morbo

“Non siamo più i figli di Adamo. Siamo i nuovi figli di dio. Siamo immortali!”.

Anche in Italia è disponibile sempre grazie alla Magic Press il settimo volume della serie “30 giorni di notte” (nella sezione Libri / Comics le altre recensioni) e dopo il mezzo mezzo passo falso del precedente si torna su livelli alti: di gore, di disegno, di intrattenimento.

Ricollegandosi direttamente all’ultimo episodio di “30 giorni di notte: tre racconti”, ci si concentra sulla figura dell’agente Henson contattato da un un uomo dall’identità misteriosa (fin troppo edotto sui vampiri) e coinvolto nell’indagine sull’assalitore dell’astronauta dello Shuttle che ha fatto strage nello spazio dei suoi colleghi.

E mentre gruppi scatenati di vampiri organizzano dissanguamenti e contaminazioni di massa che sono solo l’anticamera di una spettacolare ed ambiziosa soluzione finale, il vero snodo narrativo, soprendente ed intrigante, si affaccia quando sul cammino di Henson compare un ostacolo nella figura di un reverendo che interpreta in modo basfemo, o se preferite, troppo letterale, l’invito di Gesù a bere il suo sangue.

“Gesù non fu forse colpito per poi risorgere dal sepolcro? Non entriamo forse in comunione con il corpo e il sangue di Cristo? Sì, sono un vampiro, come voleva il Signore”.

Disegnato da Alex Sanchez e Tony Sandoval, i due uniscono le forze per creare una serie di tavole  orripilanti e cupe come doveroso, con uno stile forse meno originale del progenitore Templesmith, ma decisamente più curato ed elaborato, che rende tenebrose persino le innumerevoli scene di azione (ad affiancare Henson entrano in gioco due mercenari dal grilletto facile e con idee che parrebbero violente persino a Rambo).

Tra volti deformati, schizzi di sangue, scene di panico negli ospedali, nelle discoteche, negli stadi, non c’è tempo per rilassarsi e il bodycount continua salire ad ogni pagina fino alla preparazione dell’olocausto finale.

Con cumuli di cadaveri, corpi trapassati a mani nude, bruciati o crivellati di corpi di sicuro lo splatter non manca,  overdosato con raziocinio al momento giusto ed in un contesto narrativo che risolleva la media degli episodi precedenti, in cui era evidente che Niles non sapeva più in che direzioni condurre la storia, mentre lo script di Wickline la resuscita nel modo più semplice ed intelligente: inventandosi una nuova storia ed usando un linguaggio adulto, diretto, violento.

Ottima la cover gallery, che contiene anche disegni dell’eccelso Nat Jones, e più aperto del solito il finale, che vede l’ingresso in campo del presidente degli Stati Uniti (quale, non è dato saperlo).

Chissà come affronterebbe le orde di vampiri Obama: invitandoli a mettersi fiori tra i loro canini?

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Questa voce è stata pubblicata il 07/09/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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