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Peace is for pussies

Gangster N.°1

Dopo anni di speranzosa ricerca del dvd italiano di “Gangster N°1”, eccellente esercizio di stile di Paul McGuigan (“Slevin” ) dalla vita travagliata da una feroce censura nella patria inglese, speravo finalmente di potermi godere nuovamente questo sadico gingillo in versione integrale (così come era la versione a noleggio); invece i due famigerati e contestati minuti di sanguinolenta tortura in soggettiva sono epurati.

Lo sappiano quei 4 pornofili che come me eleggono a cult certe sequenze, e per consolazione riporto in fondo al post la parte censurata.

Si è visto di peggio negli ultimi anni, di molto peggio, ma il film è diretto con una carica ed una passione che trascendono pure negli innumerevoli momenti di violenza, per cui quel poco che si vede disturba.

Quando si ha talento e si rappresenta la violenza più animalesca, o ti chiami Stanley Kubrick o la censura interviene a tarparti le ali.

Di fatto McGuigan ha usato il ben più moderato e commerciale “Slevin” per rifare “Gangster N°1” e rifarsi dello smacco precedente (diverse scene tagliate pubblicato sul sito ufficiale, che poi è stato cancellato; una versione finale sconclusionata e balbettante).

La trama è poco più di un canovaccio e narra delle gesta di uno psicopatico in erba che mira a spodestare il capo della propria gang per diventare il criminale del secolo.

E per raggiungere il suo scopo, fino a crollare sotto il peso di un’ossessione e di una vita votata alla violenza gratuita e al potere, non esiterà a tradire ed uccidere.

“Gangster N°1” , a voler essere cattivi, è un’esibizione di stile, non un film, almeno che non si sia appassionati di storie criminali.

Ambientato negli anni ’70, è illustrato con cura certosina persino nelle scenografie, nella scelta delle tappezzerie, nei costumi, nelle pettinature, nella musica, nella fotografia sgranata e a colori pastello che vira verso cromie sature ed allucinate durante le esplosioni di violenza, irreali quanto crude.

Tutto è costruito in modo maniacale, il montaggio è perfetto e le inquadrature (che ricordano spesso “Arancia Meccanica” e non a caso è presente pure Malcom McDowell, voice-off ed interprete del protagonista 30 anni dopo i fatti principali), manipolate o moltiplicate tramite split-screen non banali, ci restituiscono la visione distorta del mondo di un killer senza morale, dal comportamento primitivo, basico, lontano dai comportamenti da gentleman ipocrita del suo capo (il sempre ottimo David Thewlis).

E a rendere memorabile il gangster numero 1 concorre l’interpretazione di Paul Bettany, ancora sconosciuto nel 2001, prima di farsi notare in “Dogville” e “Il codice Da Vinci”: glaciale, di poche parole, freddo come un predatore o aggressivo come un animale inebriato dalla vista della preda, mosso da una frustrazione di cui non conosciamo l’origine e che lo condurrà alla follia.

4 commenti su “Gangster N.°1

  1. caino
    07/10/2008

    bellissimo questo spezzone, fantastica la voce narrante.
    lo prendo come un consiglio e lo guarderò.

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  2. Lenny Nero
    07/10/2008

    Lo so che è bellissimo, e nel dvd edito dalla Fandango non c’è. Devo reperirlo di import come al solito. La voce off è spesso di McDowell, che racconta il suo passato e lo commenta mentre lo vediamo. Ammetto che adoro la voce del doppiatore di Bettany: viscida, sibilante. Però il film è meglio goderselo in originale.

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  3. k
    29/05/2009

    stasera su rete4 è andato in onda questo pezzo, film fatto decisamente bene comunque..quasi maniacale, concordo

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  4. w
    03/10/2009

    una trama non particolarmente pregiata,in questo concordo pienamente.
    Ottima sceneggiatura,ottimi costumi,ottima fotografia,ottima performance protagonista.
    Ottima colonna sonora.
    Bella impostazione.
    Per certi versi nella scena della cucina e dell accetta poggiata sul tavolo,mi ricordava persino il più celebre “Pulp fiction”,
    ogni primo piano del protagonista svela una somiglianza con l’archetipo del personaggio… il caro amico sir Alex di A Clockwork orange.
    forse un pizzico più complessato.
    sinceramente mi aspettavo di peggio,si è rivelato un bel film per cultori.
    noto delle somiglianze con il caro buon vecchio zio Quentin.
    lo consiglio agli amanti dei classici di una controcultura ormai passata di moda

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Questa voce è stata pubblicata il 07/10/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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