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Peace is for pussies

Mirrors – Riflessi di paura

Quanto mi duole scrivere questa recensione.

Perchè sarà un recensione negativa praticamente su qualsiasi fronte.

Alexandre Aja, ancora solido in occasione de “Le colline hanno gli occhi”, ma con cedimenti diffusi verso un’estetica da blockbuster americano, vende definitivamente anima e arte ad Hollywood sfornando un film insulso, insensato, insignificante.

Critiche negative e relativo insuccesso di pubblico sono del tutto meritati in quest’occasione.

Temevo che la sua trasferta statunitense, il suo essere nominato principe dei remake, fosse l’inizio di un declino precoce, ma vedere il regista di “Alta tensione” calpestare persino se stesso è oltremodo avvilente.

Confido nella sua giovane età e nel fatto che possa rinsavire, ma di fatto Aja è diventato la bella di giorno dell’horror americano (il termine puttana, in tempi di carfagneschi decreti, forse è roba da galera).

Non avete idea di quanto desiderio abbia di prenderlo a sonori schiaffoni.

Ennesimo remake, questa volta di un film coreano (tradito nell’ambientazione e nella prospettiva spettacolarizzante e razionalizzante del soprannaturale) “Riflessi di paura” è tutto ciò che vi aspettereste da un Jonathan Liebesman qualunque, ma non certo da Aja.

Sono così sconcertato che mi chiedo se per caso abbia messo solo il nome sulla locandina.

Kiefer Sutherland interpreta in modo bolso e disorientato un poliziotto depresso ed isterico per la crisi del suo matrimonio diventato guardiano notturno per un edificio andato in fiamme e il cui precedente guardiano ha avuto pessima sorte.

Presto scoprirà il potenziale malefico degli specchi dell’edificio, portali per una mente disturbata con sanguinose intenzioni verso chi passa nei paraggi.

Il problema principale del film è la sceneggiatura traballante, spesso incomprensibile o affrettata, con un twist narrativo che vuole spiegare, ed invece complica solo la situazione, fino a deragliare in un finale che preso a sè è molto suggestivo, se non fosse totalmente illogico e fedifrago.

Potrei citare tra i finali ardui da digerire per il pubblico quello di “Shining” o del burtoniano “Il pianeta delle scimmie”; ma Aja non ha un’oncia nè del rigore maniacale e geniale di Kubrick, nè del talento irriverente di Burton.

Tutto accade senza un reale motivo, ogni conclusione viene puntualmente disattesa fregandosene delle regole interne del film stesso, solo per far avanzare una storia che gira a vuoto come un protagonista insopportabile e lagnoso a cui auguri solo di crepare.

Se Sutherland pensava di poter interpretare uno di quei ruoli lacrimevoli che fruttano attenzione e lodi, ha sbagliato occasione e soprattutto non ne ha le capacità.

Il resto del cast è persino più imbarazzante.

A peggiorare la situazione di un materiale scadente già in partenza, la messa in scena di Aja stupisce per la sua banalità, per il suo appiattimento su standard visivi da ricca fiction televisiva, per la ripetitività delle situazioni, per lo svendersi a spettacolarizzazioni inutili e compiaciute (le esplosioni finali), ad effetti ormai abusati, per l’utilizzo di una colonna sonora tanto enfatica quanto fuori luogo (sono lontanissimi i tempi delle scelte minimali e perturbanti di Francois Eudes per “Alta tensione”), e per la svogliata adozione di cheap thrills veramente patetici.

Resta un certo gusto per lo splatter, confinato a due uniche scene di cui una decisamente forte per il mainstream (un dettagliatissimo e feroce strappo della mandibola), ma che per il modo masturbatorio con cui sono dirette risultano ridicole e camp (per una scena analoga di “Crazy eights”, montata nel modo giusto per ottenere lo shock son caduto dalla sedia; Aja ha perduto persino il senso dei tempi registici).

E se i responsabili del make-up dei film di Aja sono sempre superlativi, e anche in questo caso unici responsabili dei pochi spaventi provati, un velo pietoso va steso per gli effetti speciali.

Come le hanno realizzate le fiamme durante l’allucinazione del protagonista?

Con Adobe After Effects fatto girare su un Commodore 64?

Si può giustificare un prodotto che potrebbe essere una nuova puntata di “Supernatural”, che non terrorizzerebbe neanche un bambino, regala giusto un po’ di fracasso e urla, privo di appeal sia per i personaggi sia per la storia, privo di stile personale come un anonimo e patinatissimo videoclip, privo di una qualsivoglia logica interna e di onestà verso il pubblico e con un finale che contiene l’unica idea decente di tutto il film, ma è incoerente?

Segnalo anche la recensione di Elvezio Sciallis.

4 commenti su “Mirrors – Riflessi di paura

  1. elvezio
    09/10/2008

    …“Riflessi di paura” è tutto ciò che vi aspettereste da un Jonathan Liebesman…

    Esatto, bravissimo! E Sutherland ogni volta che mangia una merendina in più mette su le guance di Papà Castoro porcatroia…

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  2. Lenny Nero
    09/10/2008

    @elvezio:

    E’ vero. Assomiglia a Chuck il castoro!
    Nel film è uno sfigato di imbarazzanti e cosmiche proporzioni.
    Aja si deve dare al porno: tracagno, barbuto, ambiguo, con un assistente fisso palesemente gay (Aja ufficialmente è padre di famiglia. Non ci crede neanche lui secondo me.).
    A questo punto della sua carriera sarebbe la svolta più felice per tutti.

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  3. Niccolò
    10/10/2008

    Ma mi dite una cosa: quali sarebbero i pregi di “Alta tensione”, che trovo dozzinale d’un dozzinale che la meta’ basterebbe? L’unico sussulto e’ quando le due ragazze, all’inizio, sono in macchina e ascoltano un’orrida canzone dei Ricchi & Poveri, e li’ ti chiedi come mai certe cose siano note oltre confine e speri che al tuo prossimo viaggio all’estero non ti accolgano con “e vola vola si va…” E’ un pensiero inquietante, scatena molte riflessioni. E il resto del film? Che c’ha dei buoni fiumi di sangue e basta.

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  4. riccardo
    03/11/2008

    mah.. mi associo a niccolò, nel trovare Alta Tensione meno “seminale” di come venga dipinta.
    se devo incensare i francesi, lo faccio ovviamente.. a l’Interieur.🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 08/10/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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