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X-Files – Voglio crederci

La felicità con cui si accoglie un nuovo film ispirato alla serie “X-Files” è dovuta ad una componente affettiva maturata nel corso di una decina di anni (per ben 9 serie televisive ed un film intermedio), periodo in cui i fans sono diventati dipendenti dal miglior prodotto di genere sulle teorie del complotto ed il soprannaturale, confezionato per il piccolo schermo con una qualità tecnica ed un’inventiva eccelse, tanto che si può quasi affermare che “X-Files” è stato prodromico di quell’evoluzione che ormai tutti i serial-tv che si rispettino possiedono in termini di cura per la sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, cast.

 

Non solo “X-Files” ha rappresentato una pietra miliare nella storia delle televisione (oggigiorno dovrebbe vedersela con diverse programmazioni di alto livello), ma i personaggi degli agenti Mulder e Scully sono ormai entrati nell’immaginario collettivo.

 

Se il primo film, “Fight the future”, aveva un suo senso come un episodio dilatato e che funzionava da collante tra due serie (per cui imperdibile per comprendere gli eventi del filone principale sul complotto governativo con gli alieni), questo film ha una genesi ingiustificata ed uno sviluppo imbarazzante.

 

Non è che il film non sia godibile, sebbene inficiato da un ritmo stentato, è che le correlazioni con la fonte sono pretestuose e la sceneggiatura è una vera collezione di buchi e di idee rabberciate, e spesso comiche, con una rivelazione finale su un progetto in stile dottor Frankenstein incomprensibile da un punto di vista scientifico e che avrebbe fatto ridere persino Mary Shelley.

Il fatto che siano coinvolti due amanti omosessuali, inoltre, è un tocco camp davvero impareggiabile, quanto inessenziale.

 

Eravamo rimasti al momento in cui si veniva a conoscenza della data stabilita per l’invasione aliena e alla nascita del figlio semiumano di Scully, William, dotato di poteri che (si lasciava intuire) forse avrebbero salvato l’umanità, anche solo come simbolo dell’unione tra la specie umana e quella aliena.

 

In “Voglio crederci” la vita procede normalmente anche se l’apocalisse dovrebbe essere imminente, non solo, William è morto (perché?), ma nessuno corre ai ripari, Mulder vive da recluso con una barba à la Jack della quarta serie di “Lost” e Scully, da medico legale, si è trasformata in una brillante neurochirurga, una specializzazione che evidentemente negli States si prende collezionando qualche decina di punti dal benzinaio.

E pensare che addirittura opera in stereotassi sperimentando cellule staminali prelevate dai tessuti intercostali, una pratica assolutamente comune.

Su Marte.

Ovviamente la relazione fra i due è finita, ma anche su questo punto si tergiversa.

 

Insomma, dimenticatevi completamente la serie originale; Mulder e Scully potrebbero essere sostituiti da due qualunque ex-agenti del Federal Bureau of Investigation, e niente cambierebbe.

E gli scarni riferimenti alla sorella di Mulder o la comparsa nel ruolo (totalmente inutile) da deus ex-machina di Skinner sembrano rattoppi per una sceneggiatura scritta da un demente all’ultimo stadio per qualche produzione direct-to-video e riciclata per questo progetto in vista del quale hanno solo innestato i personaggi principali.

Se lo scopo era rinnovare l’interesse per la serie, si fallisce miseramente e pensare che questo film possa essere l’ultima volta in cui vediamo i nostri eroi in azione, fa male al cuore perché una conclusione simile proprio non se la meritavano.

David Duchovny e Gillian Anderson provano ad impegnarsi, ma le loro discussioni sono ripetitive, stantie, spesso davvero infantili e trascinate stancamente come a far passare il tempo (90 minuti scarsi per una trama che ne richiedeva 30) e a volte sembra di intravvedere nei loro sguardi una semplice e chiara domanda: “Ma quante stronzate stiamo dicendo?”.

Il film non è realizzato coi piedi: ci sono grandi mezzi in campo, location suggestive, inseguimenti, qualche dettaglio macabro, una buon’idea di montaggio nell’incipit.

Si presenta come un film a budget medio-alto, ma con questo plot era impossibile realizzare qualcosa di davvero valido.

Si riceve l’impressione che si tratti di una storia rimaneggiata talmente tante volte che se ne è perso il filo conduttore, ed in cui hanno voluto inserire di tutto e di più scegliendo, però, le idee più sciocche a disposizione, forse rubate a qualche film horror da 5 euro svenduto al supermercato.

La sceneggiatura a singhiozzo, con una sottostoria legata a Scully che serve solo ad aggiungere un po’ di commozione al film, e le estenuanti discussioni su fede-non fede-soprannaturale-non soprannaturale, non aiutano inoltre ad appassionarsi agli eventi.

Tutto avviene per caso, infine, altro che indagini.

Di peculiare di “X-Files” rimane ben poco, manca persino una vera tensione, un vero climax e l’unico elemento vagamente esoterico è rappresentato da un prete pedofilo che ritiene che Dio gli invii delle visioni sulle sparizioni e mutilazioni a carico di alcune donne (per chi ha visto il film: donne? Omosessuale non significa transessuale, lo sappiamo tutti, vero? Per non parlare del solito stereotipo del chierichetto violentato che diventa gay).

 

Insomma, un disastro quasi totale.

E’ come ritrovare dopo tanti anni dei vecchi amici e scoprire che sono diventanti noiosi e patetici e che sarebbe stato preferibile ricordarli per come erano e restare a casa a dormire.

 

Consigliato solo ai sostenitori duri e puri della serie, giusto per rassicurarsi sul fatto che Duchovny e la Anderson siano ancora vivi.

Per il resto con questo film si seppellisce una volta per tutte gli X-Files non nei sotterranei del Pentagono, ma sotto un cumulo di sterco.

 

Stefano Disegni ha realizzato delle vignette per ironizzare sul film.

Pensavo che scherzasse ed esagerasse; invece ha avuto vita facile: gli è stato sufficiente raccontare la trama esattamente come è per farci sbellicare dalle risate.

 

Vi segnalo anche una destruente recensione di Elvezio Sciallis.

5 commenti su “X-Files – Voglio crederci

  1. Pinocchione76
    17/10/2008

    Anch’io, come te, sono stato un grande fan della serie “X Files”. E, come te, sono stato molto deluso dalla visione di questo film. Una sceneggiatura più solida e meno imbarazzante l’avrebbe potuta scrivere persino un bambino delle scuole medie…

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  2. Me_x
    17/10/2008

    Piccole (o grandi ) puntualizzazioni:
    1.William non è morto ma è stato dato in adozione nell’episodio 9X16
    2.dalla fine della 9 stagione a I want to believe sono passati 6 anni,e in questo lasso di tempo è ben possibile ottenere una specializzazione medica (riguardo il lavoro di Scully)
    3.la relazione fra i 2 è finita?!!!!ma se dal film è palese che vivono insieme e hanno una relazione
    4.ci sarebbe molto altro da puntualizzare….
    5.il film ha i suoi difetti,inutile negarlo,può essere piaciuto come no,ma sbagliare su alcuni dei punti fondamentali mi fa supporre che dell’argomento non se ne sappia molto.

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  3. Lenny Nero
    17/10/2008

    Caro Me_x:

    1.nel film Scully fa riferimento a William parlando del bambino affetto dalla sindrome cerebrale e dice: “Quel che è successo a William etc etc etc”.
    So benissimo che era stato dato in adozione, ma non è quello che si evince dal film sul destino del bambino!

    2.In 6 anni prendi una specializzazione in neurochirurgia e sai già operare in stereotassi, per altro usando terapie sperimentali?
    Scusa, parlo da medico, ma non prendiamoci per il culo.
    Chiedi a qualche neurochirurgo.

    3.L’FBI si rivolge a Scully mentre è in ospedale per chiedere dove rintracciare Mulder!
    Altro che vivere insieme…Che poi figuriamoci se l’FBI non è in grado di rintracciarlo!
    E allora che fa? Chiede a Scully!
    Se abitasse con lei sarebbe bastato bussare alla porta di casa, no?

    4. per me puntualizza pure, ma credo che il film non ne valga la pena di questa fatica.

    5.l’arroganza è sempre benvenuta su questo blog: adoro i miei simili.
    Forse è meglio che ti riveda il film.
    Se hai proprio tutto questo fegato.

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  4. Lenny Nero
    17/10/2008

    Mi sono dimenticato di citare la stronzata più grossa di tutto il film.
    Come fa a Scully a progettare una terapia salvifica per il suo paziente?
    Si affida a nientepopodimeno che a…Google!!!

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  5. ighi
    24/10/2008

    anch’io adoratore degli x-files. infatti son stato a casa. comunque butta pure nel cesso anche l’ultima serie, che non c’entrava un cazzo, senza mulder, con annabeth gish credo e patrick ecc, che a sto punto potevano metterci pamela anderson, lo scopo era chiaramente espresso nei titoli di testa: seria scritta giusto per l’assegno milionario. anche il parto ultraterreno di scully e mulder che per nove serie precedenti s’erano scambiati un bacio per sbaglio a capodanno, ma che , davero davero? la anderson (sempre lei!) è stata chiaramente ricattata da qualche pazzoide fan estremo usa per fare il film, dato che a botte di milioni a episodio negli ultimi anni si è permessa solo il cameo per quel film col bambino cionco (della schiatta dei macauly o come si scrive) tra l’altro eccezionale. in realtà i casi li ha sempre risolti lei, mulder era sempre in fissa con gli alieni. o no?

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Questa voce è stata pubblicata il 16/10/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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