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Peace is for pussies

Retribution

Il detective Yoshioka indaga su una serie di omicidi per annegamento legati fra loro dal modus operandi, ma non dall’identità degli assassini.

Nel frattempo il fantasma di una donna lo tormenta accusandolo della propria morte e trascinandolo in un percorso a ritroso nella sua memoria che porterà a galla verità rimosse.

Kiyoshi Kurosawa ha realizzato “Retribution”, disponibile in dvd anche in Italia, per la serie J-Horror (persino peggiore dei Masters of horror prodotti da Mike Garris).

Forse per la sua destinazione finale, è un film decisamente in tono minore di un regista che ha realizzato capolavori quali “Kairo” (da cui il remake americano “Pulse”, supereffettato giocattolone che dell’originale perde la rappresentazione metaforica di un mondo in cui i rapporti umani sono disgreganti e i fantasmi si sostituiscono alle persone) e soprattutto “Cure” (la disinibizione degli impulsi omicidi da parte della mesmerizzazione genera conseguenze devastanti, rendendo palese che la società è una struttura fragile e sull’orlo del collasso).

Kurosawa svolge il suo compitino compiendo il più fastidioso degli errori artistici: l’autoreferenzialità.

E’ probabile che la produzione gli abbia richiesto un’altra ghost-story, ma ciò che lascia perplesso, in primis, è il tornare su territori tematici calpestati fino alla noia da lui stesso.

Inoltre il film è privo di ritmo, di qualsiasi tipo di climax, e gli squarci visionari sono giusto lampi (efficaci come d’atteso) in un paio di ore di noia incessante.

La cornice visiva, inoltre, lascia molto a desiderare, caratterizzata da palese trascuratezza, che stupisce visto che il regista ha sempre saputo ipnotizzarci solo con le immagini, e da autocitazioni evidenti.

In questo caso abbondano le parole, i dialoghi in stile poliziesco tedesco e unico elemento personale è l’impostazione della storia (e addirittura la sua risoluzione finale, altrimenti incomprensibile) su un piano simbolico.

Kurosawa torna a narrarci di una società prossima alla fine del mondo, di una compensazione in vita umane richiesta sia dalla natura sia dai reietti.

Tokyo sembra un grosso cantiere in cui gli edifici vengono costruiti e distrutti a ciclo continuo; l’acqua del mare affiora e sembra volersi riprendere ciò che le è stato tolto.

E proprio in pozze di acqua marina vengono ritrovate le vittime (l’acqua per i giapponesi è simbolo di morte, non ha valenze materne o di rinascita).

La società appare come un conglomerato di distruttori indifferenti, che lasciano morire tutti coloro che li circondano ed il loro habitat.

Il fantasma della donna in rosso, morta per ignavia altrui, è solo la metafora sanguigna di un senso di colpa caparbiamente rimosso, ma anche l’annunciatore di una fine prossima ventura che non lascerà via d’uscita (“Io sono morta. Dovete morire tutti”).

Insomma, l’ennesimo film sulla fine del mondo preannunciata dall’arrivo di fantasmi.

Se la rappresentazione degli spiriti cerca di esulare da canoni à la “The ring”, mischiando allucinazione e realtà o con volti scoperti e pallidi che urlano silenzio come in un quadro di Francis Bacon, le scene di volo sono ai limiti del camp e difficilmente la tensione cresce.

Kurosawa cita persino “Repulsion” di Polanski, ma non si avvicina neanche di un millimetro alla visionarietà di quel film, a causa anche di effetti speciali da recita parrocchiale.

Di tutto il film rimane impressa una scena inaspettata che rappresenta una svolta; tuttavia, e senza voler svelare troppo, azzera il significato fino ad allora acquisito dagli omicidi.

In definitiva Kurosawa fa il verso a se stesso, svogliatamente e lasciando trasparire solo tracce del suo indubbio talento.

Da consigliare a chi è in astinenza da film profondamente giapponesi, in cui razionalità e irrazionalità sono due concetti intercambiabili e che si annullano a vicenda, la risoluzione di un giallo non avviene su un piano logico e oggettivo, ma addirittura allegorico, e in cui la convivenza tra morti e vivi è affare di tutti i giorni.

Armatevi di pazienza, caffeina e abbandonate schemi di pensiero occidentali.

3 commenti su “Retribution

  1. massed_d
    29/10/2008

    con Cure(per me il suo vero capolavoro) e Kairo pensavo ad un percorso del regista che avrei seguito molto, molto, molto volentieri, ma dopo Barren illusion, Charisma e adesso questa tua recensione comincio a credere che forse Kurosawa abbia ben poco da dire se nn che ripetersi.
    ma che 2 palle!!
    a questo punto in futuro nn posso altro che immaginarmi film dove al posto della caffeina avremo bisogno di anfetamine per restare svegli, magari a favore di un maggior empatia verso i suoi messaggi…

    intanto aspetto stasera per The strangers che mi incuriosisce tanto, tanto, tanto..

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  2. Lenny Nero
    29/10/2008

    Ti segnalo un commento spiritoso su “The strangers”:

    http://spoilerin.com/2008/10/19/the-strangers/

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  3. massed_d
    29/10/2008

    infatti! essendo oggi una giornata partita bene potrei concluderla con un film divertente..diciamo che tra un album degl’ Ozric Tentacles e uno degl’Acid Mothers Temple ascolto anche i Chemical Brothers.

    e quindi grazie per le tue recensioni;)

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Questa voce è stata pubblicata il 28/10/2008 da in Flussi di incoscienza.

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