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True Blood

trueblood_posterDopo il premio Oscar per la sceneggiatura di “American Beauty” e la sorprendente serie Six Feet Under”, Alan Ball era atteso al varco da una folla di ammiratori in occasione della nuova serie televisiva da lui ideata ed ispirata al ciclo di romanzi “Southern Vampires” di Charlaine Harris.

Il risultato, per altro premiato con un ottimo successo di pubblico, è un giocattolone divertente, eccessivo, costantemente sopra le righe (negli eventi, nel linguaggio, nella recitazione) e a rischio di degenerazione trash, in cui Ball riesce nuovamente ad imporre il suo talento e la sua attenzione per i dialoghi ed una serie di provocazioni sul tema della diversità che colpiscono nel segno, pur adottando un tono controverso e scanzonato, forse per esigenza di catarsi rispetto alla complessità  di “Six Feet Under”.

Dopo la creazione da parte di un’industria giapponese di sangue sintetico, venduto sotto il nome di True Blood” nei migliori bar e supermercati del mondo, i vampiri abbandonano ufficialmente le loro vecchie modalità di approvvigionamento e rivelano all’umanità la loro esistenza, battendosi per il riconoscimento del proprio status di cittadini (lotta alla discriminazione, diritti ereditari sui possedimenti delle proprie secolari famiglie, legalizzazione dei matrimoni misti: sì, vi ricorda qualche dibattito molto sentito soprattutto qui in Italia).

Intanto a Bon Temps, Louisiana, si trasferisce il vampiro Bill Compton del cui fascino rimarrà vittima Sookie Stackhouse, una giovane cameriera (Anna Paquin) in grado di leggere i pensieri altrui; ma non sono gli unici individui anomali di questa cittadina, soffocata dall’afa e dal bigottismo ed agitata, come il resto del paese, dalla paura verso i vampiri (lo slogan “God hates fags” sui manifesti cristiani viene sostituito con “God hates fa(n)gs”), dal fenomeno dei Fangbangers, umani che intrecciano relazioni, per lo più a carattere sessuale, con i vampiri o addirittura si offrono nel ruolo di scorta vivente di sangue, e da quello dello spaccio di V, sangue di vampiro che espande le percezioni sensoriali e per procurarsi il quale gli addicted sono disposti a correre pericoli mortali.

Intanto un serial killer imperversa per la città ed ovviamente tutti credono che il colpevole sia un succhiasangue.

Se cercate un antidoto a tutto ciò che di infimo ed inqualificabile “Twilight”  ha introdotto nell’immaginario del vampirismo, allora procedete con la visione di “True blood”.

Nonostante le premesse, considerare“True blood”  un manifesto sui diversi in salsa draculesca da una parte è riduttivo, e non si terrebbe conto dei numerosi elementi di divertimento forniti, dall’altra la via scelta è quella della satira, per cui se gli adepti della Congrega del Sole sono delle immense teste di cazzo, fanatici ed idioti come qualunque prete omofobo, con l’aggravante di comportamenti da predicatori televisivi, dall’altra i vari mostri (vampiri, mutaforma) si comportano spesso come psicopatici, sono dotati di un tribunale interno diretto da un vampiro che lavorava per la Santa Inquisizione, si sono organizzati in un partito che aspira all’integrazione guidato da una donna che con la sua retorica perfetta intrisa di minacciosi messaggi subliminali riesce solo a far venire i brividi, e non tutti sono favorevoli a questo processo di borghesizzazione dei propri costumi, preferendo rimanere degli sbandati outsider (e come dar loro torto; io avrei già massacrato mezza umanità usando la parte restante come animali da allevamento; vi ricordate i “Visitors” ? Il sottoscritto è contrario a qualunque processo di normalizzazione e naturalizzazione ed il mio status di diverso lo considero un fiore all’occhiello impresso nel mio DNA e non ho intenzione di addomesticarmi per far dormire sonni tranquilli a qualche vecchio baciapile).

La serie riesce a concentrare ogni stereotipo possibile sui vampiri ed i diversi in generale per poi stravolgerlo, deriderlo, usarlo per fare sarcasmo o creare scene esilaranti (la trasformazione di una tipica ragazza degli stati del Sud che diventa una emobitch coi fiocchi od i coloritissimi insulti di Tara, assolutamente da godere in lingua originale), osando incursioni nei territori del camp o del visionario, mescolando momenti di suspense ad altri comici in una cornice in cui fin dalla prima puntata abbondano scene di violenza (l’esordio splatter della nona puntata merita una menzione d’onore) e di sesso esplicito (anche se si narra che siano stati apportati dei tagli, possiamo tranquillamente parlare di soft-porno).

“True blood” è come una processione carnevalesca in cui non si sa mai che cosa potrebbe accadere, ricca di sottotrame senza mai arrivare alla sovrasaturazione e riuscendo sempre ad intrigare (sebbene ci siano così tanti personaggi e spunti narrativi che ci si stupisce di come si riesca a gestirli in modo non caotico ed almeno è molto difficile annoiarsi).

E’ uno spettacolo per adulti, ma mai troppo serioso, dal ritmo sincopato, tecnicamente ottimo, in cui gli autori si divertono ad accumulare sorprese, colpi di scena, allucinazioni, battute ad effetto, sia che si tratti di uno shock o di mera presa di posizione politica (dal mostrare l’immagine di un G. W. Bush che addenta al collo la Statua della Libertà al primo matrimonio misto, per altro a pochi giorni dall’approvazione della Proposition 8 in California che abolisce il diritto al matrimonio per le coppie omosessuali).

L’ironia a profusione è forse il modo più sottile e indiretto, e per questo efficace, di lanciare stilettate politiche verso tutti coloro che si fanno portatori di discorsi discriminatori, senza comunque dipingere le vittime di questo ostracismo di massa come angeli caduti pieni di buoni sentimenti, con l’unica eccezione del personaggio di Bill, che per esigenze di copione è l’eroe romantico ed il vampiro che tutti i darkettoni sognano nelle proprie visioni più bagnate.

Se inizialmente ero interdetto dal cast, a conclusione della serie non posso che applaudire a tutti gli attori che si sono prestati a incarnare delle macchiette, più che dei veri propri personaggi, tra esagerazioni, luoghi comuni, dialetto cajun (l’accento della Paquin fa crepare dalle risate) ed autoironia (Ryan Kwanten che si presta al ruolo di superbello e superidiota e che da scopatore incallito diventerà un integerrimo religioso, Stephen Moyer che riesce a non cadere nel ridicolo pur essendo lo stereotipo più abusato del vampiro, Nalsan Ellis nel ruolo di un gay di colore dichiarato che offre prestazioni sessuali a senatori repubblicani o a vampiri pur di ottenere del V) generando lo stesso effetto di amore-odio che si provava per i personaggi altrettanto assurdi di “Twin Peaks” , altra serie in cui il soprannaturale è dato per scontato, come elemento indiscutibile ed immanente nel reale.

…I wanna do bad things with you…

Vi segnalo i principali siti di riferimento e potete vedere più sotto il trailer ufficiale e la sigla di apertura.

http://www.hbo.com/trueblood/ (da visitare assolutamente, specie per i siti virali)

http://www.trueblood-italia.com/

http://www.serialmente.com/categorie/true-blood/

 

17 commenti su “True Blood

  1. caino
    27/11/2008

    con tutto il rispetto, true blood è una serie tv estremamente brutta. i primi tre minuti della prima puntata, intendo la questione del sangue sintetico e della convinza dei vampiri tra i normali, rappresentano un fattore eccitante che viene dissipato in brevissimo tempo.
    i personaggi sono quelli che sono, tagliati ad accettate con due o tre sentimenti predominanti, lasciandoti facilmente definire tutto il casto con “quello cattivo”, “quella ingenua”, “quello stupido, anzi proprio scemo”, “quello buono anche se vampiro”.
    e la storia? un guazzabuglio di idee e fatti soprannaturali conditi tra un pub, un night per vampiri.
    sinceramente, oltre le ghignate che mi sono fatto vedendo l’intera serie [ero “costretto”], tutto il resto si perde tra gli incisivi di Sookie, un luogo immenso e inesplorato che avrebbe fatto meglio a lasciare in “Lezioni di Piano”.

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  2. lucretia
    27/11/2008

    sono alla quinta puntata e per ora mi sta piacendo molto. mi prendo un’altra settimana per finirla e digerirla. ne riparleremo🙂

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  3. Lenny Nero
    27/11/2008

    @Caino:

    oh, ma qui nessuno si offende.
    Specie se a non essere d’accordo è uno che si fa soprannominare Caino!
    Sono consapevolissimo che la serie scatena reazioni di segno totalmente opposto ed io stesso ho usato termini come trash o camp.
    Alan Ball si sta tenendo proprio ai confini di quei territori e qualche volta li sorpassa sfacciatamente.
    D’altronde lui stesso ha dichiarato di voler realizzare una serie leggera, divertente, pop, punk.
    E’ la fiera degli stereotipi, ridicolizzati e buttati in vacca.
    Eppure pensaci, pensa ai corrispettivi nel mondo reale di quei personaggi (gli americani del Sud, gli omosessuali, i predicatori omofobi): non sono esattamente così?
    Tirate le somme True Blood potrebbe persino annoiare perchè troppo realistico rispetto all’apparenza, grottesca solo superficialmente.

    Eri costretto a vedere la serie?
    Avevi due canini puntati al collo?😉

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  4. Lenny Nero
    27/11/2008

    @lucretia:

    Se la serie ti prende, il divertimento cresce.
    Per me è come assistere ad un circo di folli, tra il burlesque e il grand-guignol.

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  5. caino
    28/11/2008

    allora va bene così, lenny.
    ti consiglio di cuore [putrefatto] Dead Set, di cui ho parlato.
    sono sicuro che ti piacerà.

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  6. Lenny Nero
    28/11/2008

    @caino:

    ho appena letto il tuo post in merito, bellissimo post che ho pure quotato sul mio tumblr.

    Ovviamento provvedo…;)

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  7. Francesco
    29/11/2008

    Lenny, se ti è piaciuto il circo di folli di True Blood ti consiglio quello forse ancora più morboso e cupo di Carnivàle.
    Sempre HBO, solo che è horror, con le divinità incarnate sulla Terra e ambientato nei carrozzoni di una compagnia itinerante al tempo della Grande Depressione americana.
    Atmosfere e scenografiie pazzesche. Storia abbastanza complicata a primo impatto. (ma su wikipedia inglese trovi una pagina con tutti i meccanismi dei personaggi e le regole del gioco – spoiler però).
    C’è anche un po’ di sangue nella seconda stagione (che comunque è molto più ritmata della prima).

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  8. Francesco
    29/11/2008

    aggiungo un link a un trailer: http://www.youtube.com/watch?v=HDvbKnYYEc4

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  9. Lenny Nero
    30/11/2008

    @Francesco:

    devo smetterla con le addiction!
    Non suggerirmene altre!
    Il trailer è davvero interessante e c’è il nano di Twin Peaks!
    Mi sa che sarà la prossima serie…

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  10. igor.st
    09/12/2008

    anna paquin è dimagrita un casino da xmen! vampiri!! tutto sommato la cosa più originale è l’ambientazione negli stati del sud. la storia di lei che legge nel pensiero è tristemente uguale a twilight (non ho letto nè visto nulla, ma chi ha copiato da chi?) ma inspiegabilmente è da quando è uscito dracula (il libro) che la bella è bionda e carina, lui è bello e dannato (ma senza fitzgerald dove saremmo?) però romantico e l’amore è impossibile. certo che sti americani le sanno fare le fission, il trailer batte qualunque produzione europea. poi un po’ di sesso esplicito che va tanto di moda. però in effetti sembra una serie divertente e poco seria (cosa che apprezzo). concordo sugli stereotipi, gli americani sono proprio così, c’è poco da fare. una cosa non ho capito: come si spiega la vendita di sangue sintetico nei drugstore in confezioni da sei lattine? come se vendessero succhi di frutta alle staminali. e vampiri cessi esistono? e americani magri ma senza disfunzioni alimentari?

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  11. Lenny Nero
    11/12/2008

    Intanto “Twilight” è un libro scritto da una mormone che di fatto metaforizza la castità e guarda caso la regista del film è la stessa responsabile di “Nativity”. Holy shit.
    “True blood” e “Twilight” sono imparagonabili sotto qualsiasi punto di vista a mio avviso. Uno è uno scanzonato prodotto per adulti, l’altro uno stupido e lassativo prodotto per ragazzine che dovrebbero essere chiuse nei manicomi o far molto più sesso invece che fantasticarlo. Alla faccia della Meyer. La vendita del sangue sintetico è possibile grazie alla produzione di massa di industrie giapponesi. I vampiri cessi esistono eccome! Uno fa una fine splatterosissima all’inizio della nona puntata. Americani magri senza disfunzioni alimentari? Forse neanche più ad Harlem.

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  12. Giapulp
    13/12/2008

    Ho appena finito di vedere la seria, e come sempre ho fatto bene a fidarmi del grande Lenny!
    Non ne sbaglia mai una!
    Attori bravissimi, divertente, “splatter”, horror e soprattutto pieno di frecciatine a quell’america piena di pregiudizi e discriminazioni.
    L’essere umano visto come “incarnazione della cattiveria” ciò che il vampiro non è, visto che il suo comportamento è dovuto al proprio istinto.
    Tutti elementi che fanno per me, e in più diretto dal creatore di six feet under!

    Grazie ancora Lenny!

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  13. igor
    15/12/2008

    certo, certo, ma mi riferivo solo a quella cosa lì della telepatia. notare anche che quando i ruoli sono invertiti, cioè vampiro donna e umano uomo, lei è sempre una stronza malefica, invece col vampiro uomo ci scappa sempre il romanticone. la regista è quella mezza sega di thirteen, altro film con/per le adolescenti zoccole. questa storia della castità forzata (che dalle supplici in poi porta una gran sfiga) più che dal libro di john smith l’ha importata(non ti farà piacere sentirlo) da buffy (ebbene sì), telefilm guardacaso sempre destinato ai ggiovani (a cui è proibito far sesso, altrimenti non lo guardano più in televisione). per il resto sono convinto che sia una serie molto valida, come già detto gli americani non lasciano niente al caso. che il vampiro cesso muoia ti dice niente??

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  14. Niccolò
    05/02/2009

    Mi sono finalmente messo a guardare True Blood e mi sta piacendo un casino, concordo integralmente con tutto quello che hai scritto. Certo che non ho mai provato tanta difficoltà a seguire l’inglese – parlano con un accento pesissimo qui, e in certi casi davvero buffo (Tara su tutti)!

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  15. Lenny Nero
    05/02/2009

    @Niccolò:

    accento cajun!
    C’è una puntata in cui ne parleranno, ma non ti rivelo il motivo😉

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  16. Grazia
    12/02/2009

    True Blood è certamente superiore ai prodotti televisivi e cinematografici che vedono i vampiri protagonisti. Ad eccezione di Buffy naturalmente, che rimane una vetta insuperata (chi non l’ha apprezzata dovrebbe provare a decifrarne la metafora).

    Sinceramente… Non so esattamente cosa pensare di true blood… Non ho apprezzato il personaggio del vampiro Bill, ed è un dettaglio non proprio insignificante.
    Troppo principe azzurro per essere credibile e per piacermi. Così come non apprezzo il rigetto della mitologia vampiresca.
    Per il resto l’ho trovato assolutamente godibile. Dal montaggio della sigla alle atmosfere del sud al gioco con gli stereotipi.

    Mi resta però il fastidio per Bill… pericolosamente simile al vampiro di Twilight.

    P.S Anni fa in un autogrill ho incontrato un camionista 50enne con la maglietta di Buffy e l’adesivo sul paraurti del camion… Non credo avrebbe apprezzato l’avessi definito ‘ragazzina’

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  17. Lenny Nero
    12/02/2009

    @Grazia:

    Bill è il personaggio più stereotipato, ma non è il bellone ipermuscoloso e con propensione alla castità, forse per omosessualità repressa, dei romanzi della Meyer (lascia perdere il film; Pattinson non c’entra nulla col personaggio del romanzo di quella mormone).
    In effetti anche io, tra tutti i personaggi, lo trovo il meno interessante.
    Per esempio, se seguiranno le storie dei romanzi da cui è tratto diventerà molto più intrigante il personaggio di Ryan Kwanten.

    Per quanto riguarda il tuo P.S., non ti lasciare ingannare dalle apparenze, potrei raccontarti certe cose sui camionisti che voi umani…;)

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Questa voce è stata pubblicata il 27/11/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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