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Peace is for pussies

Gang Bang – C. Palahniuk

gb

C’è una barzelletta che gira. Dice: “Quanti film di froci finiscono per diventare degli snuff movie?”. E la risposta è: “Se hai pazienza, tutti!”.

Cassie Wright è una pornostar all’apice della fama, e quindi ormai sul precipizio che annuncia il viale del tramonto.

Decisa ad immortalarsi letteralmente per i suoi innumerevoli ammiratori, organizza la più grande gang-bang mai concepita dai tempi di Annabel Chong con l’intento segreto, ma non troppo, di morire sotto i colpi di 600 maschi arrapati disposti a tutto pur di passare alla storia con lei e vantarsi che è il loro il pene che l’ha uccisa.

Perchè se non lo sapevate, un uomo dopo l’altro che si affastellano nella stessa vagina e silenziosamente può scatenarsi una letale embolia vaginale.

Siccome tutte le puttane sono un po’ mamme, e pure viceversa, in realtà pare che Cassie voglia compiere l’eroica  impresa per lasciare una fortuna miliardaria al figlio concepito sul set e poi abbandonato.

Pare anche che Cassie non morirà per embolia e che qualcuno abbia pronta una pillola di cianuro, così come pare anche che alcuni dei protagonisti non siano quello che dicano di essere o peggio ancora che pensano di essere.

Dopo il neo-mitologico “Rabbia” Palahniuk ci trascina in un turbine di pornografia intrattenendoci con un caleidoscopio di dettagli ripugnanti, badilate di humour nero, trivialità ed aneddoti meticolosamente ricercati e trasposti sulle follie compiute al fine di conquistarsi la fama (o perchè ne si è stati divorati).

Come da attese, il libro è travolgente e lo si ingoia come nelle più complete delle fellatio; si ride, ci si tiene lo stomaco per non vomitare, si riflette.

Eppure per chi Palahniuk lo conosce risulterà un testo minore, vuoi per la scarsa lunghezza, vuoi perchè di fronte all’anarchia creativa e corale del precedente testo si compie un passo indietro verso una meccanicità linguistica (la ripetizione a singhiozzo di alcune frasi che diventano tormentoni, la rigida struttura che alterna le voci di Sheila e dei numeri 600, 72 e 137) e narrativa che ricorda addirittura uno dei primi romanzi del nostro Chuck, “Invisible monsters”, ma senza risultare altrettanto sorprendente.

Inoltre se non siete dei Teodem, o se siete abituati agli eccessi di Palahniuk, difficilmente verrete scandalizzati o sconvolti e scordatevi pure la cornucopia di frasi epigrafiche che spesso valevano da sole l’acquisto dei suoi testi (se escludiamo il refrain “Sono sempre i genitori a fotterti”. Ed il senso è anche non metaforico!).

Ovviamente sempre meglio un’opera leggermente involuta di Palahniuk che cento altri best-sellers.

Prima di tutto il libro riesce a divertire, con il suo modo dissacrante di parlare di pornografia e l’approccio ginecologico al sesso.

Inoltre permane tra le righe carnevalesche e disinibite (non certo per i consumatori abituali di porno, sia ben inteso) un odore di zolfo costante, un sensazione di morte imminente indissolubilmente legata al concetto di fama.

Mentre Cassie porta avanti il suo progetto di autodistruzione per trascendere ai posteri, scorrono sui video delle stanze del misfatto i suoi vecchi successi mentre si ripercorrono in parallelo gesti compiuti dalle più famose star di Hollywood per modificarsi la voce, il corpo, il modo di camminare, per trasformarsi in quel pezzo di carne che il pubblico vuole divorare.

La messa in scena di Cassie non è diversa da un’attrice che ingurgita gusci di uovo per ferirsi la gola e rendere la voce profonda o che accorcia un tacco per sculettare rovinandosi la schiena o da un Lon Chaney che si rende cieco (stranamente l’autore non cita la battuta più famosa su di lui: “Non calpestare quel ragno: potrebbe essere Lon Chaney!”).

Il corpo diviene centrale nell’immaginario collettivo in una forma di pornografia di massa.

Altro tema ricorrente è quello dell’errore, l’errore con la E maiuscola che storpia l’esistenza di una persona e la devia per sempre, rendendola schiava dell’immagine che gli altri hanno di lei o dell’immagine che si è fatta di sè.

Pirandello avrebbe apprezzato.

E in questo incessante serraglio di corpi che si compenetrano, modificano, depilano, mutano, invecchiano, sudano si sfiora la rappresentazione dell’umanità come un collettivo di body-artisti schiavi del proprio corpo e dell’utilizzo che ne hanno fatto.

Fino al grand-guignol conclusivo, assolutamente implausibile ed esagerato, ma che risolleva un testo spesso ripetitivo, come una scopata vista e non vissuta, portandoci nel campo della visionarietà più orrorifica e persino necrofila, regalandoci un’immagine finale di fusione fisica che farebbe la gioia di Brian Yuzna.

Tra erezioni, urla e membra cauterizzate il finale vi rimarrà impresso a lungo.

Il resto del libro forse un po’ meno, ma dura il tempo giusto per intrattenervi ed imbarazzare il vicino di treno con la sua copertina senza saturarvi di noia.

7 commenti su “Gang Bang – C. Palahniuk

  1. caino
    11/12/2008

    ce l’ho sul comodino da… ottobre? appena è uscito l’ho comprato.
    ma non muoio dalla voglia di leggerlo, soprattutto perchè ne hanno parlato così male che preferisco avere un buon ricordo di palahniuk.

    letto world war z?

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  2. Lenny Nero
    11/12/2008

    Non l’ho ancora letto, anche perchè ormai comprare un libro significa farsi un mutuo e prima esaurisco la scorta accumulata; però mi ispira un casino e vorrei leggerlo prima di vedermelo rovinare dal film che ne trarranno. “Gang Bang” si legge in due-tre ore, fai lo sforzo, su. Certo che se ti aspetti anche solo un altro “Rabbia” rimarrai un po’ deluso. Comunque tieni conto che è sempre Palahniuk e chissene di chi ne parla sempre male.

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  3. hayleystark
    11/12/2008

    Ok, non è uno dei suoi lavori migliori, con tutto il bene che uno può volere a Chuck bisogna essere onesti, però non ce n’è, se anche scrivesse una guida turistica (Ops, l’ha già fatto. A suo modo..) la leggerei lo stesso e mi migliorerebbe la giornata.
    Poi qualche trovata geniale riesce sempre a tirarla fuori dal cilindro.

    In effetti la copertina italiana è – strano ma vero – meglio di quella americana che ricorda un po’ troppo “Porno” di Welsh.

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  4. Lenny Nero
    12/12/2008

    @harley:

    esatto, comunque per ora lo zio Chuck rimane ancora lo zio che tutti avremmo sempre voluto!

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  5. capemaster
    12/12/2008

    Sì concordo, non al livello di “Soffocare” o “Fight Club”, ma si lascia leggere bene. Senza impegno via.

    PS Mi sono rivisto Memento, me lo ricordavo più pipposo 😉

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  6. chiarac
    14/12/2008

    io l’ho trovato non strepitoso come Rabbia, ma cmq meglio di ninna nanna, che mi era sembrata l’ennesima rimacinatura delle stesse tecniche di tutti gli altri libri precedenti. o forse il fatto che ci sia stato Rabbia in mezzo mi ha permesso di leggere questo senza nausea da saturazione.
    in ogni caso molto apprezzabile sul lato concettuale: ingresso del mondo del porno in letteratura, emersione della morte nascosta sotto il glamour, quell’ “odore di zolfo” di cui parlavi.

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  7. briu
    10/12/2009

    si, non è sicuramente il suo lavoro migliore ma regge bene. Secondo me il più bello (ma nn li ho letti tutti) è “Invisible monsters”…mooolto attuale!

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Questa voce è stata pubblicata il 11/12/2008 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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