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Peace is for pussies

Saw 5

saw5Ed ogni volta ci ricadiamo nel peccato, perchè tira più una goccia di sangue che un carro di morti; ma questa volta dovremmo davvero scendere in piazza e trascinare Tobin Bell sul patibolo.

Eravamo rimasti al punto in cui Jigsaw finalmente crepava, prima sgozzato e poi sbudellato sul tavolo autoptico, per non lasciarci alcun dubbio in merito.

Le redini del suo gioco venivano quindi tirate da un discepolo, che altro non è che il detective Hoffman, il quale nel corso del quarto episodio sterminava praticamente metà della polizia di tutto il mondo.

Agli sceneggiatori non restava che raccontarci dell’apprendista, hanno avuto gioco facile, e tutto sommato qualche curiosità in merito ce l’avevano intelligentemente lasciata.

Sempre intelligentemente riescono a stupirci di nuovo inserendo il personaggio di Hoffman in un contesto temporale differente da quello atteso e con altri incredibili salti carpiati rimescolano le carte in gioco rivisitando persino i primi due episodi della saga.

Lasciato al suo destino il mai abbastanza vituperato Lynn Bousman, uno che non verrebbe assunto neanche a MerdaTV, e ha fatto carte false per realizzare “Repo – The genetic opera”, riceve la staffetta della regia David Hackl, production designer e direttore della seconda unità di alcuni episodi precedenti.

Un tenue filo di speranza, col cambio alla direzione, lo si poteva avere, ma invece gli autori hanno messo una sceneggiatura per certi versi stolta e stantia, per altri furba quanto basta per far proseguire il marchio, in mano ad uno ancora più inetto, per di più non sostenuto da un cast che sembra estratto a sorte tra i comici di un varietà del sabato sera.

E’ sufficiente il prologo per cogliere in pochi minuti i problemi principali del quinto episodio e, se non si fosse affamati di gore, risparmiare tempo.

Perchè anche il gore latita, incredibile dictu.

La scena iniziale, usata anche come spot pubblicitario, cita “Il pozzo e il pendolo” di Allan Poe.

E subito sorgono due domande.

Come è possibile che il sangue sembri dentifricio color ciliegia, in una saga che fa del realismo sadico la sua firma, e soprattutto che Hoffman sia in grado di costruire un marchingegno simile, non essendo un ingegnere meccanico e, come ci confermano le vicende successive, non conoscendo ancora all’epoca Jigsaw, suo maestro?

Evidentemente all’Ikea americana vendono anche grosse lame lunghe 10 metri e facili da trasportare nel portabagagli dell’automobile.

Il primo problema è quindi il non-sense, il chiedere allo spettatore di non porsi troppe domande, perchè vi assicuro che successivamente si supera l’incredibile (Jigsaw dovrebbe essere per lo meno miliardario, avere a sua disposizione una fabbrica, operai e possedere interi palazzi).

Inoltre la ripresa dell’intera sequenza, come delle altre a base di emoglobina, riprende pedissequamente lo stile di Bousman (ergo, se non sei epilettico, rischi diventarlo), ma con maggiore insicurezza e stanchezza, tanto che nelle scene di raccordo tra un macello e l’altro si raggiunge una piattezza visiva tale che si rimpiange qualsiasi poliziesco televisivo prodotto in Germania.

Ad aggravare la situazione,  cinque nuove vittime di cui non sappiamo nulla fino all’ultimo (e per altro quando si scopre l’arcano continua a non importarcene nulla) interpretate da un gruppetto di attori inqualificabili, tra cui Julie Benz, che già mal sopporto nel ruolo di Rita in “Dexter”,  e che indossa per tutto il tempo una parrucca che sembra sempre sul punto di cadere.

Non sollevano la media recitativa i due poliziotti rivali, tra cui Hoffman/Costas Mandylor, assolutamente privo di qualsiasi carisma, di cui persino il nome sembra di plastica e al cui confronto Tobin Bell, pur zombificato e poco convinto come non mai, appare come un Laurence Olivier redivivo.

A saturarci di noia, la reiterazione di scene prese di peso dai primi episodi, interessanti solo quando le si rivisita sotto la prospettiva di Hoffmann, ma di fatto un terzo del film è costituito da materiale riciclato.

Se da un punto di vista generale è sconfortante, dal punto di vista macelleria insensata è assolutamente deprimente.

A chi importa delle lezioncini di minima moralia dell’enigmista?

Un forcaiolo leghista qualsiasi ha più dignità filosofica.

Così tra una masturbazione mentale e l’altra di spazio per il budello umano ne rimane poco, ma talmente poco, che ci si chiede dove sia finita la fantasia medievale degli sceneggiatori.

Certo, restano la scena iniziale e quella della sega circolare (chi l’ha visto dovrebbe spiegarmi perchè Mallick è così stupido da farsi tagliare il braccio fino al gomito, al contrario di Britt. Per altro non commentiamo l’effetto tragicomico dell’esibizione dell’arto aperto in due, assolutamente slapstick più che splatter!), ma nei 90 minuti del film si parla molto più che in una puntata dello show di Oprah Winfrey dedicata alla microcriminalità.

Lo slogan recita: “Non crederete a come finirà”.

Dopo aver letto che vorrebbero realizzare dieci episodi, dovrebbero scrivere “Non crederete a quando finirà”.

Vi segnalo la recensione di Elvezio Sciallis.

2 commenti su “Saw 5

  1. caraffa filtrante
    29/12/2008

    Un filmaccio, ormai è diventato quasi patetico.

    Mi piace

  2. maria
    30/12/2008

    ho visto saw v e ne sono rimasta molto delusa…..

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 14/12/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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