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Peace is for pussies

S.O.S. (Summer of Sam) – Panico a New York

summer_of_samCiao dal rigagnolo di N.Y.C. che è alimentato da escrementi di cane, vomito, vino stagnante, urina e sangue. Ciao dalle fogne di N.Y.C. che ingoiano queste bontà quando sono lavate dai camion dei netturbini. Ciao dalle fessure nelle strade di N.Y.C. e dalle formiche che scendono in queste buche e mangiano il sangue dei morti nascosti in queste fessure…

Nel post dedicato a “Zodiac” ho citato questo film di Spike Lee risalente al 1999 come esempio di ben più riuscito affresco sociale e culturale.

Conosco poco Spike Lee, escludendo “Clockers” non mi è piaciuto quel che ho visto, ho odiato persino l’acclamato “La 25ma ora”, trovandolo artificioso fino all’ultimo fotogramma, e non mi esprimo su quella cafonata storica che è “Miracolo a Sant’Anna”, giustamente castigato al botteghino.

Per cui propongo solo un paragone/suggerimento fra film di genere.

Se “Zodiac” si incentra in modo prolisso solo sull’indagine poliziesca, risultando alla lunga poco interessante anche a causa di una contestualizzazione quasi astratta e non efficace, “Summer of Sam” delega al serial-killer in questione un ruolo lasciato sullo sfondo, ma paradossalmente più pregnante.

L’estate di Sam è quella del 1977, anno in cui si concentrano le stragi di coppiette ad opera di David Berkowitz, sedicente satanista che (come del resto pure Jeffrey Dhamer) una volta in carcere si è convertito al cristianesimo, evidentemente la religione preferita dai serial-killer che contano.

L’omicida, dal modus operandi analogo a quello di Zodiac, diviene il detonatore di ogni paura, il termometro delle tensioni sociali, una bomba anarchica e solipstica che rompe equilibri fragili, sia all’interno dei nuclei familiari sia all’esterno, attraverso una caccia alle streghe che si concluderà in modo amaro e tragicomico.

Spike Lee allarga il suo sguardo dal mondo afroamericano a quello degli immigrati italiani, ne illustra perfettamente le regole intrinseche, gli atteggiamenti machisti, l’ipocrisia cattolica che diventa perversione sessuale, le collusioni tra la polizia e la mafia, vera mamma-padrona del quartiere e solido punto di riferimento per tutti, e la generale arretratezza culturale e morale (rispetto a  cui in 30 anni noi italidioti non ci siamo evoluti di un’oncia).

Pur scadendo ogni tanto in qualche effetto videoclipparo di moda dieci anni fa, il film mescola intelligentemente stili visivi e sottotrame senza perdere un solo tassello di vista: Berkowitz diviene il nucleo nero intorno a cui collassa una matassa umana vittima dei propri difetti, con un risultato meno frammentario rispetto ad analoghi film dai mille volti.

Così ecco un caleidoscopio di colori acidi e corpi sudati ed eccitati, un montaggio indiavolato, dialoghi al fulmicotone (fino alla cefalea), squarci allucinati ed una colonna sonora eclettica che spazia dal punk alla disco-music.

Impossibile annoiarsi, se mai si rischia di rimanere frastornati.

Il delirio di Berkowitz diviene un delirio corale fino alla passerella finale che più che una cattura seguita da gogna ed esibizione assume le sembianze di un corteo per i partecipanti a “Il Grande Fratello”, la manifestazione di un intero quartiere sull’orlo di una crisi di nervi.

Sembra di assistere alle reazioni di panico di massa ingenerate dall’allarme terrorismo, solo che all’epoca c’erano solo gli afro a far paura (d’altronde durante un blackout mettono a ferro e fuoco la città), che in quest’occasione stanno alla finestra a guardare ed intervistati da un cronista, interpretato ironicamente da Lee, rilasciano commenti sarcastici sul bianco figlio di Sam che ammazza altri bianchi figli di Sam.

Dato che non c’è un nero colpevole da impiccare all’albero più alto, i sospetti dei cittadini, sobillati dalla mafia che si arroga il diritto di indagare anche su richiesta diretta della polizia, ricadono sul peggior diverso tra i diversi: un bisessuale dark-punkettone che per vivere si esibisce come spogliarellista nei locali gay, gira film porno con la sua ragazza, indossa collari borchiati e si taglia i capelli a cresta.

E come nella stereotipata e prevedibile realtà avviene, se i cacciatori di taglie avessero spiato meglio tra i propri simili, avrebbero scoperto tra i vicini di casa un anonimo nerd intento a parlare con un cane posseduto dal demonio.

Catturato casualmente grazie ad una multa per sosta vietata.

Ed in questa girandola autodistruttiva si sfasceranno famiglie ed amicizie, una sconfitta raggelante per tutti al termine di un’estate che si ricorda per la temperatura altissima e l’imbarazzante tasso di stupidità collettiva.

2 commenti su “S.O.S. (Summer of Sam) – Panico a New York

  1. aBorthead
    19/12/2008

    ah ma allora qualcuno sano di mente a cui La 25a Ora abbia fatto cagare c’è, chebbello. credevo di essere l’unico a trovare inutile un film su un idiota che per un’ora e mezza si lamenta che non vuole andare in prigione a farsi inchiappettare.

    ah cheppoi te ed io abbiamo un sacco di gusti e robe in comune, tolto il fatto che io ho 17 anni e mi piace la vaggina (dentata). ou ye.

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  2. hayleystark
    21/12/2008

    Dopo essersi fatto inchiappettare in American History X forse Edward Norton non voleva ripetere l’esperienza.
    La butto lì.

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Questa voce è stata pubblicata il 18/12/2008 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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