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Peur[s] du noir (Fears of the dark)

peurs_du_noir“Peur[s] du noir” è in assoluto uno dei progetti di animazione più originali e folli prodotti negli ultimi mesi.

Solo per la sua audacia reazionaria nello stile vale la visione, inficiata al massimo dall’eccessiva eterogeneità degli autori (elemento che qualcuno potrebbe considerare un pregio).

Organizzato come un collage in bianco e nero di cortometraggi da incubo, è stato realizzato da 6 creativi, provenienti dal mondo della grafica e del fumetto (Blutch, Charles Burns, Marie Caillou, Pierre Di Sciullo, Lorenzo Mattotti, Richard McGuire) in vena di giocare con le potenzialità emotive del tratto grafico e gli strumenti propri del cinema.

Il risultato è quanto mai caotico, ipnotico e psichedelico.

E soprattutto riesce nel suo scopo: rielaborare gli elementi classici della paura per causare inquietudine nello spettatore colpendolo ad un livello inconscio, più che oggettivo.

Inoltre aleggia su tutto il progetto il tema della pazzia.

I segmenti propongono storie variegate e ogni palato può davvero essere accontentato.

Da nobili che si aggirano per il paese con cani rabbiosi che sbranano le persone nei modi più violenti e dolorosi, a fidanzate possedute da mantidi religiose che trasformano il partner in comatoso e grasso materiale di nutrimento per le larve dei propri piccoli, da mostri giapponesi a fantasmi di donne-barbablu, il film offre diverse prospettive per immergerci in situazioni impalpabili in cui più della trama contano le sensazioni viscerali prodotte grazie ai giochi di luce, alle allucinazioni, alla splendida colonna sonora.

Non c’è limite per la fantasia degli autori e la loro voglia di sperimentare, sia col linguaggio visuale sia addirittura con quello verbale.

Filo rosso che lega i 6 deliri è, infatti, il monologo di un narratore che attraverso testi a metà tra un manifesto surrealista e un cut-up à la Burroughs poetizza il senso di smarrimento individuale, sociale e persino politico di una persona qualunque, troppa presa a lottare coi propri demoni per interessarsi ad un mondo da cui vuole solo fuggire per isolarsi.

E la conclusione del film lo accontenterà.

Per sempre.

Le sue parole sono accompagnate da elementi geometrici di base che mutano gli uni negli altri creando claustrofobia e disorientamento che lasciano scossi.

Il senso ultimo può sfuggire, al massimo essere percepito in modo subliminale (vi sono le paure di castrazione del maschio moderno, l’horror vacui dei bambini, il classico senso di colpa, la schizofrenia rappresentata dal suo interno), ma di sicuro non si rimane indifferenti.

Sito ufficiale

2 commenti su “Peur[s] du noir (Fears of the dark)

  1. Elvezio
    04/02/2009

    L’episodio di Burns mi è rimasto innervato nella retina per settimane, hai letto il suo Black Hole? Merita…

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  2. Lenny Nero
    04/02/2009

    @Elvezio: no, ma è già un paio di volte che ci giro intorno in fumetteria incuriosito e poi lo tralascio per altro. Ora devo assolutamente recuperare…;)

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 03/02/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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