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Peace is for pussies

Milk

milk_posterRappresentazione fedele della storia di Harvey Milk, accolto prima ancora che uscisse nelle sale come una sorta di vittoria con lo stesso clamore grottesco con cui Liberazione ha applaudito all vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei famosi, il nuovo film di Gus Van Sant non solo è il suo film più convenzionale, ma anche il meno riuscito e interessante.

L’unico vero pregio di “Milk” è l’interpretazione mimetica e strepitosa di Sean Penn (che comunque non è nuovo ad ottimi exploit interpretativi).

Per il resto si configura come un biopic ben diretto per la prima mezz’ora, quando si definisce lo stile scelto, per poi girare a vuoto, scivolare nella prevedibilità, nella retorica, negli stereotipi, nell’apologia di un attivista di cui fin dall’inizio aspettiamo il martirio.

Son sicuro che gli etero evoluti e gay giovani e/o illusi lo considereranno una grande opera e  la sua forte connotazione politica lo renderà gradito a circoli, centri sociali e radical-chic.

Chi sa che l’attivismo gay, specie in Italia, è utopico, un mito, un’entità frammentaria e incapace di agire come lobby, si potrà o commuovere, travolto dall’entusiasmo e dal coraggio di Harvey Milk, per poi rifugiarsi di nuovo nella sua vita borghese, o ritenere di aver assistito ad un film di fantascienza.

Per di più davvero noioso e freddo come un manifesto elettorale.

Abbandonata ogni velleità sperimentale, ogni ambizione di giocare con il linguaggio del cinema, Van Sant si dedica in modo piatto e impersonale a creare un’opera programmatica a metà tra il documentario e la summa definitiva sulla questione omosessuale, grazie a frasi ad effetto e (rarissimi) dialoghi (sufficientemente) brillanti, ma per lo più confezionati su spot propagandistici.

Sono lontani, remoti, i tempi in cui ci fece palpitare il cuore, soddisfacendo pure i cinefili più esigenti, con “Belli e dannati”.

Questo è un film hollywoodiano, da 15 milioni di dollari, ma pur sempre di Hollywood si tratta.

Aggiungeteci attori à la page, strizzatine d’occhio al pubblico gay, chè non sia mai che non lo consideri un film abbastanza gay (un James Franco più bello che mai che nuota nudo in piscina; un misurato Josh Brolin che posa in modo strepitoso in mutande; l’immancabile opera per piagnucolanti donne mancate), filmati di repertorio che conferiscono sempre un’aura di storicizzazione, nessun virtuosismo o idea visiva vagamente forte e ottenete una perfetta fiction televisiva, semplicemente con una fotografia degna di tal nome.

Tutto scorre in modo lineare e da manuale fino al lutto collettivo finale, quello che genera il pianto nel pubblico e quindi quella sensazione di catarsi che lascia ogni coscienza pulita.

Così come non c’è provocazione non c’è nemmeno amore, non c’è passione; e allora che cosa me ne faccio della mia borghesizzazione civica se non ho un amore?

“Milk” è un compitino a casa limato, cesellato, diretto come va diretto un classico film d’autore, che non offre alcuna sorpresa se non al massimo la conferma della bravura del cast; ma non era certo necessario questo film.

Una delle frasi più celebri di Harvey Milk recita <<Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese>>.

Pie speranze.

Paradossalmente l’eroico consigliere, per quanto reale, con il suo continuo ripetere le parole “attivismo” e “lottare”, è utopico.

Sappiamo bene quanto il movimento gay, specie in Italia sia poco compatto e pieno di personalismi istrionici (i primi nemici dei gay sono i gay, non i bigotti) e dubito fortemente che un film simile possa dare forza a qualche gay intimorito o smuovere le emozioni degli etero (gli omofobi non lo andranno sicuramente a vedere, gli altri si potranno vantare di averlo visto senza troppo imbarazzo dato che è un film innocuo).

In sintesi un film politicamente corretto, e basato anche su evidenti logiche commerciali, che forse si propone una funzione educativa e per questo non eccede cercando di arrivare a tutti.

Esattamente come Harvey ha abbandonato il suo look da hippie per ruffianarsi gli elettori, Van Sant ha compiuto una vera e propria pulizia etnica nei confronti di se stesso.

Finirà come finisce sempre per tutti i film a tematica gay: ottimi per piangersi addosso.

Questo decisamente meno di altri.

Se poi da domani scoppia una gay revolution prometto che faccio ammenda pubblica e appaio in piazza San Pietro vestito da Tosca.

8 commenti su “Milk

  1. lucretia
    06/02/2009

    “In sintesi un film politicamente corretto, e basato anche su evidenti logiche commerciali, che forse si propone una funzione educativa e per questo non eccede cercando di arrivare a tutti.”

    esattamente. gus van sant ha fatto un passo indietro rispetto ai film a cui ci ha abituato, alle paranoie, alle trasgressioni, al suo solito stile labirintico e cupo. ha mandato avanti uno sean penn strepitoso e messo da parte quasi tutto il resto e lo ha fatto per una buona causa: ha fatto un film normale, una biopic tradizionale, a tratti documentaristica, su personaggio che per l’epoca non aveva nulla di convenzionale.
    non credo che nessuno si aspettasse un film rivoluzionario o nel suo classico stile, non io almeno, e per questo per me è promosso a pieni voti. anzi, ora scrivo un post pure io🙂

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  2. Non l’ho visto, ma che sia un manifestino politico cucito attorno alla storia di un attivista mi sembra chiaro. Ho sentito in radio una intervista di Gus Van Sant, ha detto esplicitamente di aver cercato uno stile asciutto e convenzionale proprio per far passare i messaggi del Milk ad un pubblico più ampio possibile. È un film di propaganda per l’uomo medio (dove il termine “propaganda” per me non ha alcune connotazione negativa). Posso quindi intuire sia pieno di ragazzoni rassicuranti e proporzionati che fingono di avere problemi con la loro sessualità.
    Belli e Dannati lo vidi anni fa, è tutto un altro mondo. Ma mettere in bocca l’Enrico IV di Shakespeare a due marchettari malati di mente è una di quelle cose che si può fare una volta sola.

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  3. Lenny Nero
    06/02/2009

    @Onan:
    è un film che quasi tenerezza per il suo proposito ecumenico, andrebbe quasi difeso. Il problema è forse mio che penso sempre che i muri si possano abbattere solo a cannonate. Ed è un peccato, oltretutto, che nel tentativo di essere fedeli alla storia e non urtare troppo la sensibilità di nessuno non abbiano avuto il guizzo di sfruttare meglio il personaggio di Dan White, che sarebbe potuto diventare metafora vivente di repressione sessuale (perchè in generale e più frequentemente) i veri colpi alla testa ti arrivano non dai bigotti, ma dai gay complessati. In compenso mostra un gay deficiente che si impicca per capriccio nevrotico, in una sottotrama inutile e di cui non frega niente a nessuno.

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  4. Elvezio
    07/02/2009

    Ma infatti, alla fine giravano di continuo le stesse parole che ha fatto girare Cicciobello Bombardiere Obama prima di venir eletto nuovo imperatore: SPERANZA, CAMBIAMENTO…

    Due palle.

    Dove è finito l’uso straordinario del sonoro? E la camera che segue i personaggi? Dove è finito Van Sant, proprio in occasione del film che, se girato con altro piglio, lo avrebbe consacrato definitivamente?

    Mah…

    Non posso dire sia un brutto film, scorre, mi godo le prove di alcuni attori, ma quindi? Stringi stringi?

    (Vietato fare battute sul stringi stringi)

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  5. Lenny Nero
    07/02/2009

    @Elvezio: infatti la domanda fondamentale è: “Ma il film dov’è?”.

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  6. kartch
    16/02/2009

    D’accordo su tutta la linea.

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  7. igor
    17/02/2009

    ahhhh ecco. e io che pensavo che milk fosse un soprannome ironico, invece era semplicemente il cognome. diminuire la dose di film porno. ma comunque che il film faceva cagare c’era da aspettarselo, solo l’abbinamento tematica gay-van sant era un segnale sufficiente. che poi sti film biografia a me fanno pena, allora preferisco un onesto tvmovie tipo la vita di margaret mitchell interpretato da brenda, quei classici film riempitivi della mediaset estiva. poi non sopporto queste riprese finto omoerotiche con la gente in mutande o che si doccia, se vado al cinema con mia madre non è che posso masturbarmi. o restare imbarazzato ad aspettare che due finiscano di gemere. è altrettanto inutile che sean penn faccia le faccette, tanto in italia sarà doppiato dal solito dottore di er, se va bene. concludendo: io avrei comunque osato di più sulla locandina, chessò dei baffi di latte. (che odio le interviste degli attori con la stampa che ti raccontano quanto girare questo film sia stata un’esperienza fantastica, l’ho già detto?)

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  8. Lenny Nero
    17/02/2009

    @igor: LOL.
    Smettila di riguardare The milkman della UKnakedmen!🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 05/02/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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