+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Il dubbio

doubt1964.

La conduzione rigida e severa di una scuola cattolica da parte della preside Suor Aloysius stride con l’atteggiamento fraterno ed compassionevole del suo diretto superiore, Padre Flynn, più propenso ad entrare in confidenza con gli studenti e a comunicare con i fedeli tramite sermoni appassionati.

Il primo discorso che ascoltiamo da parte del prete ruota intorno al tema del dubbio e della crisi di fede ed induce la preside a domandarsi se non tragga origine da conflitti interiori del prelato e ad invitare le consorelle a vigilare su di lui.

Quando una giovane suora le segnala alcuni episodi che potrebbe suggerire la possibilità di un abuso ai danni di Donald Miller, un dodicenne alunno di colore (isolato per questo motivo dal resto della sua classe), Suor Aloysius adotterà proprio l’arma del dubbio nei confronti di Padre Flynn, prefiggendosi lo scopo di distruggerlo.

 

Sceneggiato e diretto da John Patrick Shanley, autore anche dell’omonima pièce, “Il dubbio” è un eccellente quartetto di (prime)donne, tra cui spiccano i due mostri viventi Streep e Seymour Hoffman, teso ed intrigante per tutta la sua durata e che non risente affatto dell’origine teatrale grazie ad una regia sobria e misurata (che si concede pure qualche metafora visiva per sfuggire al rischio di staticità), una sceneggiatura solidissima e alla capacità da parte di questo collettivo di talenti di insegnare agli spettatori la potenza di quello strumento che è il dubbio, dimostrando, a seconda dei punti di vista, come sia l’arma più efficace per scalfire la superficie della menzogna o per consentire al male di sottrarsi ad ogni tipo di giustizia.

 

E’ inevitabile che molto del valore del film (comunque validissimo sotto ogni punto di vista e splendidamente fotografato) derivi dalle interpretazioni intense e ricche di sfumature del cast.

I protagonisti sembrano celare qualcosa del loro passato e conflitti interiori irrisolti che esplodono istericamente sullo schermo (lo scontro verbale tra Suor Aloysius e Padre Flynn è da antologia), sono la massima espressione dell’ambiguità o di un’ossessione persecutoria che rasenta la follia, fino ad arrivare al dialogo di svolta fra la preside e la madre di Donald (una strepitosa Viola Davis) che lascia tutti esterrefatti per le sue parole, proponendo un’interpretazione degli eventi inaspettata e che tacitamente approva e giustifica la supposta seduzione.

Meryl Streep alterna ortodossia e piccole manie (auto)punitive, ma sa quando essere comprensiva e amorevole.

Seymour Hoffman mostra una grande umanità, ma di fronte alle accuse reagisce come un colpevole aggrappandonsi a protocolli burocratici, alla maschilistica gerarchia, non risultando mai convincente, forse perché è consapevole che alcuni aspetti della sua vita lo potrebbero rendere un facile bersaglio.

Ed il regista enfatizza il clima di sospetto disseminando indizi che ai più attenti non sfuggiranno e che offrono un’altra chiave di lettura, che tuttavia non saremo mai in grado di confermare, a causa anche del suggerito collaborazionismo tra gli elementi maschili della chiesa, beceramente rappresentati in un doppio montaggio alternato con la vita delle suore.

 

Nessuno, a parte Sorella James interpretata da una commovente Amy Adams, sembra animato da intenzioni oneste e ciò rende l’accusa di pedofilia un orribile pettegolezzo che lo stesso Padre Flynn illustra durante la messa con una splendida parabola da lui inventata e tradotta in termini visivi semplici ed efficaci dal regista.

Una strategia retorica per accattivarsi le pecorelle?

E’ facile essere innocentisti di fronte alla sgradevolezza psicopatica di Suor Aloysius, che sembra soffrire per la scarsa ortodossia dei suoi colleghi maschi, cui deve sottostare, ma le reazioni sfuggenti ed arroganti del prelato, tra cui il panico generato da un tranello teso dalla sua nemesi, creano confusione e diventano controproducenti.

 

Che cosa ha rivelato in sede di confessione, che ora non può confidare alla suora?

Le sue unghe lunghe e curate, la coppia di fiori che conserva tra le pagine della Bibbia, sono indizi simbolici e minimali di un passato lasciatosi alle spalle, lo stesso che l’ha costretto a cambiare tre parrocchie in pochi anni?

Qual è la vera colpa che tormenta Padre Flynn?

 

Se siete in cerca di intrighi con una soluzione definitiva, non ne troverete neanche una traccia.

 

Ciò che interessa all’autore è mostrare come il dubbio possa scardinare scale di potere, scoperchiare segreti di famiglia, smuovere le coscienze, salvo infrangersi contro muri di gomma a volte inattesi o con la debolezza di chi rinuncia a praticarlo fino alle estreme conseguenze.

 

E’ la ricorrente metafora del vento ne illustra bene i devastanti effetti.

 

-Ogni volta che si persegue il male ci si allontana di un passo da Dio, ma siamo sempre al suo servizio-.

 

Così recita Suor Aloysius e il timore di questo allontamento può frenare gli animi limpidi, ma consentire al torbido di rimanere seppellito.

 

Almeno che non seguiate il principio cardine di Fox Mulder.

 

Una nota finale per segnalare la recensione de “Il dubbio” su importante quotidiano che non solo critica le interpretazioni dei due protagonisti, senza alcun motivo, ma addirittura anche la colonna sonora di Philip Glass.

 

Peccato che la soundtrack, appena suggerita, quasi assente per mettere in evidenza parole scolpite col cesello e dure come pietre, sia di Howard Shore.

 

L’errore potrebbe essere giustificabile con la circolazione di un primo trailer con musiche di Glass (accade quando la musica o il montaggio del film non sono ancora terminati), ergo potrebbe essere lecito dubitare che il giornalista abbia persino visto il film.

 

O che abbia mai sentito Philip Glass.

 

Decidete voi se decretarne l’innocenza o la colpevolezza: la verità, lungi dall’essere monolitica, può avere mille facce, alcune illuminanti, altre imbarazzanti.

 

 

6 commenti su “Il dubbio

  1. Halbert Mensch
    15/02/2009

    grande Lenny. ho visto il film, ed è un gran lavoro.

    Mi piace

  2. kartch
    17/02/2009

    Meno male che nel ’64 non facevo le elementari nel Bronx.

    Mi piace

  3. Lenny Nero
    17/02/2009

    @kartch: penso che essere negro e frocio non sia facile neanche nel 2009, neppure a Milano…

    Mi piace

  4. kartch
    18/02/2009

    Bah, non esageriamo. Sull’esser negri a Milano non posso sbilanciarmi più di tanto, ma sull’esser froci nella capitale italiana della moda, della tv commerciale e della pubblicità ho qualche competenza in più.
    Se uno esula dallo scoramento per il panorama della scena ricchiona milanese (o della sua assenza, fatti salvi gli scopatoi), essere finocchi non è poi un dramma.
    Poi, certo, ci sono posti dove si sta meglio – e ci vuol poco. Ma secondo me nel ’64 nel Bronx i cazzi erano molto più acidi. Metaforicamente parlando.

    Mi piace

  5. HlinurBjorn
    21/02/2009

    Sapevate che è nato il blog della detassis di ciak? la rivista più gossippara e insulsa inerente al cinema adesso è online. Yuppi! non c’era già abbastanza spazzatura a circolare per la rete? Meno male che c’è il caro vecchio lenny… non abbandonare il tuo fedele pubblico mi raccomando

    Mi piace

  6. Lenny Nero
    22/02/2009

    @HlinurBjorn:
    passi caro, ma vecchio…
    Purtroppo Ciak è solo l’epigono della cattiva editoria italiana in fatto di cinema.
    Può servire giusto per sapere che cosa esce il cinema (in ambito mainstream…), ma poco altro.
    Non serve certo per formarsi una coscienza critica.
    Tuttavia è una rivista dichiaratamene “pop”, commerciale, con interessi alle spalle grossi come case.
    Ritengo molto più scandalose certe pubblicazioni d’essai assolutamente illeggibili.
    Se poi scendiamo nel campo dei film di genere, a parte “Nocturno” che cosa rimane?
    In Francia hanno il serissimo e appassionato Madmovies; noi ci dobbiamo accontentare di un branco di ex-registi ed ex-sceneggiatori di cui pochi parlano con cognizione di causa, qualcuno parla con il tono di chi può arrogarsi il diritto di farlo e qualcuno lascia spazio a gente che infarcisce gli articoli di “intradiegesi” magari discorrendo di paccottiglia horror americana (cioè il peggio del peggio, oggigiorno).
    I blog, specie se gettano un occhio sui film di genere, spesso sono più liberi nella loro espressione.
    Magari non sono gestiti da persone esperte (io per primo!), ma non hanno la necessità di vendersi o di vendere il contenuto di cui si parla.
    C’è solo passione. E le opinioni, sindacabili o meno, sono almeno sincere.
    Purtroppo dobbiamo renderci conto che siamo un paese alla deriva più totale e questo si riflette in ogni campo.
    Quando poi io stesso devo affidarmi a bloggers o siti di nicchia per informarmi, allora mi dico da solo che siamo davvero all’Armageddon!🙂

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: