+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

The reader

thereaderGermania, 1956.

Michael e Hanna vivono una relazione erotica che si interrompe bruscamente per la scomparsa della ragazza.

8 anni dopo Michael, studente di legge, assiste al processo a carico di kapò naziste e l’accusata principale della strage di 300 persone è proprio Anna.

Michael è conoscenza di un segreto che potrebbe ridimensionare drasticamente il coinvolgimento di Anna nell’eccidio, ma tra la legge e la morale sceglie la seconda.

 

“The reader” è la storia di una scissione quasi edipica con il passato, in cui la gioventù si assume sulle spalle le colpe dei genitori, ma anche il dovere di affrontarle e punirle per non essere di nuovo ciechi.

 

Tratto dal romanzo “A voce alta” di Bernard Schlink, “The reader” è un film che meriterebbe due ordini di giudizio, a causa di una regia mediocre e televisiva che si contrappone, venendone sovrastata e superata, ad uno script ottimo e non banale, a dialoghi diretti e asciutti e all’intensità delle performance dell’intero cast.

 

Quest’ultimo riesce a far soprassedere alla scarsa direzione (una generale sciatteria televisiva, sia a livello visivo sia del montaggio, che compromette qualità estetiche e ritmo e che delude da parte del regista di “The hours” ) per merito di una capacità di emozionare sempre più preziosa e rara sul grande schermo.

 

Gli elogi sono rivolti a tutti, nessuno escluso.

Kate Winslet e Ralph Fiennes sono dei fuoriclasse nel rendere il dolore trattenuto, la sensazione di gelo che ha travolto due esistenze fermandole nel tempo, in una contrapposizione di sguardi, mutismi o poche frasi significative di un’arresa a comprendere o a giustificarsi.

Qualsiasi parola sarebbe risultata inutile, tardiva, fraintesa.

 

Non da meno Lena Olin in un doppio ruolo di madre e figlia vittime dei nazisti (anche se si è al limite del didascalismo) e il giovane David Kross, tenero e innocente nel suo abbandonarsi al sesso, quanto straziato e risoluto nella scelta morale che priva Hanna di ogni possibilità di salvezza, una scelta che è anche metafora del giudizio su un’intera generazione.

 

Il film è stato accusato di voyeurismo, ma il sesso è sempre stato non solo un determinante commerciale, ma anche elemento simbolico; in questo caso di una necessità di scollamento dalla realtà, di rifugiarsi in se stessi.

Nel modo di approcciare il sesso di Hanna, così come nella sua richiesta di farsi leggere i libri, c’è un’esigenza egoista ed infantile di oblio, di intimità, ma anche di controllo (lo stesso schema comportamentale che adotterà nei campi di concentramento), facilitato dal rapporto maestra-allievo e dalla differenza di età (Michael ha 15 anni, lei 36).

Come in “Ultimo tango a Parigi” i due protagonisti non conoscevano i rispettivi nomi e rappresentavano due generazioni che si stavano per sostituire (vedi l’omicidio e il disconoscimento finale), così “In the reader” Michael si assume la responsabilità di una frattura insanabile, di una presa di distanza.

 

E il film emoziona proprio per lo shock causato dallo scontro nella mente di Michael fra i sentimenti da una parte e l’incapacità di giustificare e perdonare Anna dall’altra.

 

Alla lettura della sentenza si crea una seconda frattura, non più tra Michael e Hanna, ma in Michael stesso, che condanna la kapò Schmitz, ma è ancora legato ad Hanna e al ricordo dei momenti in cui le leggeva dei libri.

 

E’ la stessa scissione che vive lo spettatore udendo le parole agghiaccianti di Hanna durante il dibattimento, l’ottusità delle motivazioni, in attesa di un accenno di redenzione che trasparirà solo vent’anni dopo.

 

Nel film emerge anche il tema della colpa collettiva, di una nazione che sapeva, taceva, forse approvava.

Se è vero che quelle Kapò sono state identificate solo grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, è vero anche che non sono certo state le uniche (o peggiori) colpevoli dell’Olocausto.

Un intero paese avrebbe meritato la condanna, ma la colpa ricade solo sui singoli (magari solo più esposti o meno intelligenti di altri).

Tuttavia questi sofismi non devono esimere nessuno né dal giudicare, quando possibile, né dal prendersi responsabilità persino verso generazioni precedenti che hanno coscientemente rinunciato a farlo.

 

Vi segnalo anche la recensione di Cadavrexquis.

Un commento su “The reader

  1. paolo
    23/02/2009

    Kate Winslet mi piace pure da vecchia, sembra una Eva Braun crepuscolare. Diciamo che è come sarebbe stata se fosse nata ad Aiglié una ventina di anni prima. Insomma in un primo piano pareva davvero la signorina Felicita. Forse con un viso un pò meno quadrato, forse con un pò di sopracciglia in più e qualche efelide in meno. Ma gli occhi (azzurri d’un azzurro di stoviglia) erano proprio quelli. Chettedevodì? Ad un certo punto me sò quasi ngrifato.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: