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Peace is for pussies

Venerdì 13

ven13

Una visione così sconfortante che ti spinge a giurare e spergiurare che non accadrà mai più di farsi ingannare ed essere sottoposti a un tale supplizio.

 

Dovevano congiungersi nuovamente le menti di Marcus Nispel e Michael Bay per generare un imbarazzante obbrobrio che riesce persino a superare ogni altra nefandezza realizzata, in qualità sia di regista sia di produttore, da Bay.

 

Serve anche una copiosa dose di coraggio, arroganza, o semplicemente pressapochismo, per maltrattare in questo modo la serie “Venerdì 13” , condensando la storia del primo episodio in due tragicomici minuti, e poi abbandonarsi né ad un omaggio né a un remake, ma solo miscelare insieme i peggiori difetti degli slasher anni ’80 con i peggiori difetti dell’horror americano (sempre più involuto e senza speranza).

 

E mentre in Europa (Italia esclusa) si sta ricreando il genere, ripartendo anche da percorsi già tracciati, ma stabilendo addirittura nuovi punti di fermi (estetici, di violenza, di contenuto), l’America continua a riproporci i suoi mostri e, senza alcuna capacità di rinnovamento, ce li getta addosso logori, più stolti che mai, privi di ogni carisma orrorifico, impacchettandoli in confezioni che ci avrebbero disgustato già 20 anni fa.

 

Che la serie originale abbia funzionato fino al quarto episodio (con il pauroso picco del secondo), ne sono tutti consapevoli.

 

Che i successivi 6 o “Freddy Vs. Jason” siano opere per cui chiedere un trattamento sanitatorio obbligatorio per chi li ha creati, è assodato.

 

Che qualcuno fremesse per il bisogno di realizzare un film che avrebbe potuto intitolarsi “Venerdì 13 – episodio 316”, ed avere un destino straight-to-video, l’avevamo subodorato; ma il fatto che Bay&Compagnidimerende abbiano osato riportare l’horror a livelli qualitativi imperdonabili, nonché di decenni indietro rispetto a qualsiasi produzione odierna, è grave.

 

Con il loro bieco atteggiamento antiartistico e reazionario, e grazie ai loro budget e ai loro mezzi distributivi, rischiano di seppellire quanto di nuovo e sorprendente è emerso da qualche anno a questa parte.

 

E non disquisisco di Giappone, Corea e Thailandia, talmente oltre ogni schema che bisognerebbe aprire un capitolo a parte (eccetto per la paccottiglia predigerita per noi occidentali che ci viene propinata).

 

La linea di condotta portata avanti da Bay è il risultato di un gesto prettamente commerciale, persino più deleterio del fagocitare e risputare opere europee, che blocca forzosamente lo sviluppo dell’immaginario collettivo per i film di genere.

 

Anche questa volta si assiste impotenti all’incapacità di ridisegnare i connotati ai propri stessi miti, in un atto di completa ignoranza.

 

Se i film horror, a loro modo, sono sempre stati profetici rispetto alle derive della società, il nuovo nemico è la recessione culturale.

 

Insiema a un’ondata di superficialità e stupidità senza precedenti.

 

Gli incassi di “Venerdì 13”, davvero ottimi, spero siano frutto solo di un grande hype e non indice di gradimento, altrimenti l’ultima persona al mondo di cui dovremmo preoccuparci non sarà certo un emulo di Jason Voorhees, ma il tizio che strepita tutto il tempo al cinema, seduto accanto a voi, mentre muggisce fra i pop-corn.

 

Le sonore risate udite anche nel corso de “Il mai nato” inducono a sperare che il target dei film horror, congenitamente bulimico, inizi a non cedere alle proposte provenienti dagli States finchè non si avvertirà un’inversione di tendenza.

 

Qualche messaggio in tal senso a questi serial-killer del cinema di genere bisogna pur recapitarlo.

 

Vi segnalo il dossier dedicato alla serie redatto da Elvezio Sciallis e la sua recensione.

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Questa voce è stata pubblicata il 24/02/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , , .

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