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Peace is for pussies

Watchmen

wmE’ sempre difficile recensire un film tratto da un’opera letteraria, ma lo è ancora di più quando quest’ultima è una graphic novel oggetto di un culto che la rende intoccabile, a partire dalle stesse parole degli autori che la definirono infilmabile.

 

Con i mezzi tecnici di oggi non esiste più nulla che non possa essere visualizzato su grande schermo e nell’era di scioperi degli sceneggiatori e della tabula rasa di nuove idee generate ad Hollywood era inevitabile che un testo come “Watchmen” prima o poi sarebbe finito sotto le lame della grande mietitrice americana.

 

L’unico modo per essere obiettivi è tentare di fingere per quanto possibile che il “Watchmen” di Moore e Gibbons non esista e valutare la trasfigurazione di Snyder per quello che può o non può offrire, altrimenti un film che si solleva di poco dalla media dei blockbuster a stelle e strisce (e a volte fallisce persino nei momenti più facili da realizzare) ne uscirebbe disintegrato.

 

Per chi non conoscesse “Watchmen” rimando direttamente alla pagina dedicata su Wikipedia.

 

I pregi del film sono rappresentati da una sceneggiatura solida e meno prevedibile del temuto, che riesce ad incastrare in modo non confuso, ed evitando colossali buchi narrativi, la trama principale e il passato dei guardiani mascherati.

Si rinuncia, miracolosamente, ad un ritmo indiavolato o alla voglia di frastornare gli spettatori, permettendo ai personaggi di animarsi compiutamente non lasciandone alcuno sullo sfondo.

La loro resa iconografica è eccellente e su tutti spicca lo stupendo Rorschach, con la sua maschera sfuggente e in continua trasformazione.

 

Anche il cast (per altro costituito da attori di seconda linea o estrazione televisiva, forse per risparmiare) svolge, tra alti e bassi, un ottimo lavoro, evitando un gigioneggiare eccessivo che sarebbe potuto scadere nel ridicolo, e mantenendosi coerente con il mood generale, ricercatamente dark, anche se mai davvero disperato ed apocalittico come avrebbe meritato.

 

Ovviamente un regista testosteronico come Snyder spinge il tasto su effetti speciali al servizio di un tentativo di visionarietà (l’esilio su Marte, la guerra in Vietnam, i voli dell’Archie, l’incubo di Gufo Notturno II, la devastazione finale), un dolby sfonda orecchie, e buone dosi di violenza (che si spinge in una scena fino allo splatter) e di sessualità esplicita (a cominciare dalla nudità esibita del Dr. Manhattan fino ai riferimenti omofilici).

Quest’ultime scadono nel gratuito e nel goffo, sono stucchevoli più che segni provocatori o necessari per marchiare “Watchmen” come un film adulto e si manifestano in tutta loro ipocrisia nel discusso finale.

 

Quello che più lascia perplessi è che nonostante la cornice cupa e da fine dei tempi, il ridicolo schivato, il desiderio di mantenere lo spirito originario anche a livello di messaggio, gli stupendi titoli di testa (vere e proprie tavole da fumetto animate che reinventano decenni di politica e teorie del complotto) e la fedele ricostruzione storica (curata persino a livello di colonna sonora) il film risulta estremamente artefatto, non annoia, ma appassiona raramente, e si viene appena sfiorati dai tormenti di Rorschach, non certo dalle disquisizioni esistenziali del Dr. Manhattan o dalle discutibili azioni di quel fascista del Comico.

Questo è il problema dei tecnici come Snyder che magari sono capaci di ottime intuizioni visive (la morte di Rorschach), ma non riescono a riempire la forma di un contenuto, non avendo colto il  senso generale.

Infine deludono le inutili scene di combattimento, confezionate frettolosamente a suon di ralenti e accelerazioni: 10 anni dopo la trilogia di “Matrix” appaiono patetiche.

 

Un’ultima nota a proposito della conclusione, che avrà sicuramente diviso gli appassionati.

Obiettivamente  non viene cambiata la rappresentazione dell’umanità come un branco di animali governati dalla paura e dalla necessità vitale, ed autodistruttiva allo stesso tempo, della sussistenza di un nemico da combattere; non viene alterata la prospettiva paternalistica e disillusa di Ozymandias che odora di nazismo; ma viene tradito in termini di risultati il progetto di Veidt, non tanto eliminando lo Squid (si intravede solo la sigla in un laboratorio), quanto ripulendo di cadaveri e sangue tavole che ne erano sommerse.

 

Indovinate perché?

Per rispetto alle vittime dell’11 Settembre.

In un film in cui viene mostrato la gamba di una bambina uccisa da un pedofilo divorata da cani o braccia mozzate da una sega circolare è veramente ridicolo, con il risultato di rendere fasulla ogni violenza mostrata e nientificare la portata emotiva sugli stessi protagonisti dell’attacco su New York, del dilemma causato dal grande inganno e dalle sue conseguenze in termine di sacrifici umani.

Messaggi obliqui, provocatori, misantropi più che destrorsi, sono materia troppo delicata e cerebrale per un tecnico-illustratore come Snyder e per gli sceneggiatori di Hollywood.

E’ una questione di sensibilità e profondità di cui rimangono labili tracce.

Non cercando sofisticatezza là dove non ce ne sarebbe potuta essere, resta uno spettacolo spesso sopra la media grazie al complesso e suggestivo materiale di base, ma che non sempre riesce a fondere arte ed intrattenimento ed è ben lontano dall’essere autoriale e riflessivo.

 

E’ un film di Snyder: che cosa pretendevate?

 

 

3 commenti su “Watchmen

  1. HlinurBjorn
    16/03/2009

    Trasposizione cinematografica che avrebbe meritato alla regia un Autore con una visione personale dell’opera e non un mestierante, seppur con talento visivo, come Snyder.

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  2. luciano / idefix
    20/03/2009

    Io ho 55 anni, faccio lo scrittore per ragazzi e seguo i fumetti (da Pratt a Gaiman, da Pazienza a Taniguchi, da Moore a Magnus, da Eisner a Trillo) da tanto tanto tempo. Condivido ampiamente il post (ottimo post) e sottolineo solo alcune cose.
    1) A tratti mi sono annoiato: le scene di combattimenti sono moleste, lunghe e fuori luogo.
    2) Alcune sequenze (ad esempio l’iniziale assassinio del Comico) hanno un eccesso di violenza esibita fastidiosa. La sobrietà dell’originale Moore/Gibbons era di gran lunga più efficace.
    3) Ci sono delle cadute di stile imbarazzanti (dopo l’amore sull’Archie quella scia di fuoco…).
    4) Il film risente pesantemente dell’estetica da video-clip, tanto che sembra un assemblaggio di tanti sub-film, alcuni dei quali riusciti, altri fallimentari. Ma l’insieme non tiene, non ha ritmo nè crescendo.
    5) Snyder si conferma un mestierante (che a me neppure piace), un mercenario e non un autore con qualcosa da dire. Il giorno prima avevo (impietosamente) visto GRAN TORINO di Eastwood: un autore vero con molto da dire. E il confronto mi dice: il cinema modaiolo e modernista di Snyder nasce sterile, tra qualche anno sarà un ferro vecchio sorpassato da alatra roba più modernista e modaiola. Mentre il cinema di Clint (e di altri autori di valore) reggerà.

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  3. caino
    12/07/2009

    non ho letto il fumetto, forse non lo farò mai.
    ho trovato il film carino anche se noioso, con una bellissima fotografia ed effetti speciali. in genere non sono un amante del cinema hollywoodiano, quindi in fin dei conti non mi è piaciuto.
    è carino, but not my kind.
    la cosa che mi lascia perplesso e che cerco di “ravanare” in rete è l’effettiva bellezza di watchmen nel suo complesso.
    non ci trovo nulla di particolarmente bello o pregevole.
    boh.

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Questa voce è stata pubblicata il 09/03/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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